«Più folle che mai»: Berna reagisce al discorso di Trump

Ecco i commenti dei politici rossocrociati dopo le controverse dichiarazioni rilasciate oggi a Davos dal presidente USA.
Ecco i commenti dei politici rossocrociati dopo le controverse dichiarazioni rilasciate oggi a Davos dal presidente USA.
BERNA - Si è alzato un bel polverone, in quel di Berna, dopo le dichiarazioni rilasciate oggi da Trump al WEF Davos. Il presidente USA ha infatti detto che «se non fosse per noi la Svizzera non sarebbe la Svizzera» e ha sferrato una stoccata alla consigliera federale Karin Keller-Sutter riferendosi alle negoziazioni sui dazi: «Lei è stata molto aggressiva, devo dirvi che mi ha proprio innervosito».
E le reazioni non si sono fatte attendere.
«Quest'uomo è un serio pericolo» - Cédric Wermuth, copresidente del PS, ha usato parole molto dure: «Il discorso è stato ancora più estremo e più folle di qualsiasi cosa abbiamo visto in precedenza. Quest’uomo è un serio pericolo per l’Europa e per il mondo, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti».
Serve un’unione decisa «delle persone ragionevoli» contro «questa follia», ha insistito Wermuth, rivolgendo una richiesta al Governo federale: «Ci aspettiamo dal presidente della Confederazione Guy Parmelin che ora parli chiaro e prenda una posizione ferma a favore del diritto internazionale, dello Stato di diritto e della tutela della sovranità svizzera».
«Voleva fare concorrenza al Festival dell'umorismo» - Sulla stessa lunghezza d'onda il consigliere nazionale PLR Hans-Peter Portmann, che ha definito il discorso di Trump «un pot-pourri divertente di affermazioni più e meno sostanziose». «Forse Donald Trump voleva fare concorrenza al Festival dell’umorismo di Arosa di dicembre, portandolo a Davos», ha aggiunto.
«Trump esagera un po', ma gli USA sono importanti per noi» - Più diplomatico il consigliere nazionale UDC Franz Grüter: «Per quanto riguarda la Svizzera, devo dire che non è emerso nulla di nuovo». Trump avrebbe semplicemente ripescato «tutta la storia» dei dazi. «Che la telefonata con la consigliera federale Keller-Sutter non sia andata bene lo sappiamo tutti».
«Naturalmente Trump esagera sempre un po’», ha continuato, «ma è indiscutibile che gli Stati Uniti siano enormemente importanti per noi. L’importante è che la Svizzera abbia già risolto il problema». Molto più rilevanti gli sono sembrate le «affermazioni puntuali» di Trump sullo «stato desolante» dell’UE.
Mettere da parte «lo stato d'animo di singole persone» - «Ora tutto il mondo sa che non gli piace Karin Keller-Sutter», ha commentato dal canto suo il consigliere nazionale UDC Roland Rino Büchel. Nelle trattative con gli USA, ha aggiunto, deve continuare a essere centrale il tema dei posti di lavoro in Svizzera e non «lo stato d’animo di singole persone».
«Keller-Sutter ha fatto bene» - Per il consigliere nazionale del PS Fabian Molina la Svizzera non ha bisogno dei giudizi del presidente degli Stati Uniti. Molina sottolinea che evidentemente l'anno scorso l’ex presidente della Confederazione Keller-Sutter ha contraddetto Trump, cosa a cui lui non è abituato. «Sono contento che l’abbia fatto. Il mondo ha bisogno di più persone così».
Nel frattempo la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha preso posizione riguardo alle critiche a lei rivolte da Trump: «Partiamo dal presupposto che la popolazione sappia come inquadrare la cosa».




