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BASILEA

Piccioni utilizzati come "bombe kamikaze" contro i falchi

Un 51enne di Basilea ha avvelenato i suoi piccioni perché venissero mangiati dai falchi. Dovrà comparire in tribunale.
Depositphotos (jareso)
Fonte 20minutes
Piccioni utilizzati come "bombe kamikaze" contro i falchi
Un 51enne di Basilea ha avvelenato i suoi piccioni perché venissero mangiati dai falchi. Dovrà comparire in tribunale.
BASILEA - Un appassionato di piccioni è stato accusato di crudeltà nei confronti degli animali e di molte violazioni della legge sulla caccia, sulle sostanze chimiche e sulla protezione dell'ambiente. Il Motivo? Avrebbe avvelenato i suoi piccioni -...

BASILEA - Un appassionato di piccioni è stato accusato di crudeltà nei confronti degli animali e di molte violazioni della legge sulla caccia, sulle sostanze chimiche e sulla protezione dell'ambiente. Il Motivo? Avrebbe avvelenato i suoi piccioni - tra il 2020 e il 2021 - con un potente insetticida vietato nell'Unione Europea e in Svizzera per poi liberarli in natura. Questi sarebbero stati cacciati dai loro predatori naturali (prevalentemente falchi pellegrini e poiane), che sarebbero, a loro volta, morti a causa del veleno. 

La strategia del "piccione kamikaze" ha provocato la morte di almeno 8 rapaci: una coppia di falchi pellegrini e i loro piccoli sono stati trovati in cima a una ciminiera di uno stabilimento industriale di Basilea. Un altro falco è stato trovato sul tetto di un impianto di incenerimento. Sono state trovate anche due poiane: una vicina alla carcassa di un falco pellegrino (anch'esso avvelenato) e l'altra nei pressi della clinica psichiatrica di Basilea.

I corpi dei volatili sono stati individuati da un attivista per i diritti degli animali, che aveva perlustrato le aree di nidificazione con un drone. 

Non è la prima volta che il 51enne di Basilea finisce nel mirino delle autorità. Nel febbraio del 2014, in occasione di un evento organizzato da un club di appassionati di piccioni, è scattata un allarme bombe a seguito di una telefonata anonima. Le autorità erano giunte sul posto, evacuando e setacciando la sala in cerca di esplosivi. Fortunatamente il caso si rilevò essere un falso allarme. Ma il ministero pubblico è tutt'ora convinto che sia stato il 51enne a fare la telefonata. 

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