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SVIZZERA«Un atto d'accusa che è una requisitoria scritta»

25.02.22 - 12:45
Al processo nei confronti di Credit Suisse, parla la difesa che intende chiedere l'assoluzione dell'istituto bancario
tio/20min/Davide Giordano
SVIZZERA
25.02.22 - 12:45
«Un atto d'accusa che è una requisitoria scritta»
Al processo nei confronti di Credit Suisse, parla la difesa che intende chiedere l'assoluzione dell'istituto bancario

BELLINZONA - Nell'arringa al processo per riciclaggio di denaro che vede coinvolti Credit Suisse e la criminalità organizzata bulgara, la legale della grande banca ha denunciato oggi il procedimento avviato dal Ministero pubblico della Confederazione. Nella sua requisitoria l'altro ieri l'MPC aveva chiesto una multa di cinque milioni di franchi - il massimo consentito dalla legge - contro l'istituto di credito e una pena totalmente o parzialmente sospesa per gli altri coimputati.

Davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona l'avvocata Isabelle Romy, fin dall'inizio, non ha nascosto le sue intenzioni di chiedere l'assoluzione su tutti i punti per Credit Suisse. Reinterpretando una formulazione dell'accusa, ha ritenuto che «si stia assistendo effettivamente a un cattivo film di serie B, ma basato sul peggior scenario scritto ex novo dal Ministero pubblico della Confederazione». Romy ha promesso di smontare le accuse pezzo dopo pezzo.

Confutando qualsiasi manovra dilatoria od ostruzione da parte di Credit Suisse, la legale ha evocato i numerosissimi atti istruttori e le richieste di informazioni dell'MPC. Parlando a diverse riprese di «fishing expedition», Romy ha ritenuto che l'accusa abbia condotto ricerche a tutto campo volte a confermare l'ipotesi perseguita sin dall'inizio, secondo cui la banca avesse riciclato del denaro proveniente dalla rete criminale bulgara di Evelin Banev.

Buona fede del Credit Suisse - «Al contrario Credit Suisse aveva tutto l'interesse a dimostrare la sua innocenza in questo caso e a collaborare al procedimento per porvi fine» ha sottolineato l'avvocata. Nonostante questa buona volontà, l'MPC ha violato i principi procedurali e redatto un atto d'accusa sotto forma di requisitoria scritta.

La legale ha anche contestato il valore probatorio delle sentenze straniere che condannano Banev e membri del suo clan, che sono invocate dall'accusa. In Italia, per esempio, non è stato provato che i fondi sarebbero stati riciclati da Credit Suisse. In Bulgaria, la condanna del "boss" non ha riguardato atti di riciclaggio. In Spagna, non si è arrivati neppure al processo nei confronti di Evelin Banev. In queste condizioni, l'origine illecita del denaro non sarebbe stata accertata.

Nessuna carenza presso Credit Suisse - La difesa ha anche cercato di smontare la realtà degli affari immobiliari in cui era coinvolto Banev, nonché le pratiche di finanziamento in vigore in quel periodo di boom. L'MPC accusa Credit Suisse di aver concesso un prestito a tal fine che, in realtà, avrebbe mascherato operazioni di riciclaggio di denaro. Elencando tutti i controlli che erano stati effettuati dai servizi della banca, Romy ha respinto al mittente le accuse di carenze nella documentazione.

L'avvocata ha ritenuto che è l'atto d'accusa, semmai, a essere lacunoso per quanto riguarda il sostegno a un'organizzazione criminale. Gli elementi di tale reato non sarebbero stati accertati dalla procura federale per l'apertura del conto e le transazioni. Romy ha quindi concluso che, in queste condizioni, le accuse di riciclaggio di denaro e di sostegno all'organizzazione non sarebbero provate, sia per quanto riguarda Credit Suisse che per il suo ex consulente alla clientela.

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