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Il piccolo aveva solo otto settimane quando è morto per soffocamento.
SOLETTA
06.05.2021 - 16:310
Aggiornamento : 17:46

Bebè morto soffocato, il padre assolto «per mancanza di prove»

Non colpevole: questo il verdetto per il 35enne sospettato di aver ucciso il figlio di sole otto settimane nel 2010.

Due anni dopo l'uomo aveva scosso la secondogenita (della stessa età) provocandole gravi traumi. L'imputato ha sempre negato ogni addebito e non ha detto una parola nei tre giorni di dibattimento. L'accusa chiedeva 16 anni e mezzo.

SOLETTA - Nel canton Soletta uno svizzero di 35 anni è stato assolto «per mancanza di indizi sufficienti» dalle accuse di aver ucciso, soffocandolo, il suo primo bambino nel 2010 e di aver scosso la seconda figlia fino a provocarle gravi traumi nel 2012. Entrambi i piccoli avevano circa otto settimane di vita.

I fatti si sono svolti a Breitenbach (SO) e il tribunale distrettuale di Dorneck-Thierstein ha emesso oggi la sentenza dopo una settimana di camera di consiglio. La corte ha seguito la difesa, mentre la pubblica accusa ha richiesto 16,5 anni di reclusione per le accuse di omicidio intenzionale nonché tentato omicidio plurimo, eventualmente derubricato in lesioni gravi.

L'imputato, che nega ogni colpa senza accusare nessun altro, non ha detto una parola durante i tre giorni di dibattimento. In base alla perizia medica, il primo figlio morì con tutta probabilità per soffocamento, ma la corte non è riuscita a trovare prove sufficienti che motivassero l'intervento di una terza persona.

Trattandosi di un processo indiziario, la corte ha potuto basare il suo verdetto solo su prove circostanziali e l'imputato avrebbe potuto essere condannato solo in assenza di un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza.

La procura ha addotto come prove conversazioni e telefonate intercettate da investigatori sotto copertura. La difesa ha criticato aspramente il loro uso, ritenuto contrario al diritto di rifiutarsi di testimoniare.

L'accusa ha ammesso durante il dibattimento che si è trattato di una grave interferenza nella vita privata dei genitori. Ma i bambini erano vittime indifese, e le intercettazioni si sarebbero rese necessarie dopo che i genitori e tutti i famigliari avevano eretto un «muro di silenzio».

Sempre secondo l'accusa, i fatti erano legati al sovraffaticamento dei genitori. La madre è stata scagionata e il procedimento nei suoi confronti abbandonato, sulla base delle conversazioni private della coppia intercettate durante le indagini sotto copertura.

Secondo la difesa, sia il trauma da scuotimento della figlia che la morte del bambino non sono stati necessariamente causati da atti violenti. Ci sarebbero altre spiegazioni, come la caduta della piccola una volta che il passeggino si ribaltò. Anche le fratture riscontrate alle costole del bambino potrebbero essere sorte senza intenzione, quando il piccolo rischiò di cadere e il padre lo trattenne. Il bambino, che in quel momento aveva un raffreddore, potrebbe essere stato soffocato dal suo stesso vomito.

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