Vetri infranti e finestre sbarrate: il palazzo svizzero di Venezia sembra abbandonato

Il Dipartimento degli Affari estero precisa: «Il palazzo storico, pur segnato da criticità strutturali, ospita eventi culturali e promuove la Svizzera plurilingue».
Il Dipartimento degli Affari estero precisa: «Il palazzo storico, pur segnato da criticità strutturali, ospita eventi culturali e promuove la Svizzera plurilingue».
BERNA/VENEZIA - È uno dei palazzi storici più affascinanti di Venezia e, in parte, appartiene anche alla Svizzera. Palazzo Trevisan degli Ulivi, gioiello del XV secolo, è dal 1966 di proprietà della Confederazione, seppur limitatamente al piano nobile.
Dal primo gennaio di quest’anno, questa porzione è stata trasformata in una piattaforma gestita dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), con la consulenza di Pro Helvetia. L’obiettivo è farne un luogo di incontro per attori svizzeri e internazionali, pubblici e privati, promuovendo sinergie tra le diverse realtà coinvolte. Sul sito della Confederazione viene presentato come «una vetrina dell’eccellenza svizzera».
Eppure, chi in questi giorni si è trovato a passare davanti al palazzo potrebbe aver avuto un'impressione ben diversa. Le immagini giunte in redazione mostrano infatti un edificio che, almeno esteriormente, appare segnato dal tempo e da una manutenzione non sempre impeccabile: finestre sbarrate, vetri infranti, intonaci deteriorati, un cortile posteriore utilizzato come deposito e numerosi accessi chiusi. A completare il quadro, una targa che segnala lavori in corso. Un colpo d'occhio che contrasta con l'idea di ordine e cura che solitamente accompagna l'immagine della Svizzera.
La gestione del palazzo è affidata all’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL), che, contattato, riconosce la presenza di «criticità visibili dall’esterno, legate allo stato delle parti comuni dell’edificio». L’ufficio precisa inoltre che «la Confederazione detiene solo la proprietà degli spazi del secondo piano. Gli interventi sulle parti comuni dell’edificio, come la facciata, il tetto o le aree esterne, rientrano nella competenza della comunione dei proprietari e devono essere decisi congiuntamente dalle quattro parti proprietarie». Le finestre sbarrate, viene aggiunto, «riguardano i piani inferiori, attualmente interessati da un cambio di proprietà e da una ristrutturazione completa», e non sono quindi collegate agli spazi della Confederazione.
Berna, dal canto suo, non si sottrae agli interventi necessari per la propria porzione. La Confederazione investe in media circa 26'000 franchi all’anno per la manutenzione, una cifra rimasta stabile negli ultimi vent’anni. Un impegno che si è rafforzato ulteriormente negli ultimi mesi. Palazzo Trevisan è infatti al centro di un progetto sostenuto dai consiglieri federali Ignazio Cassis ed Elisabeth Baume-Schneider, volto a trasformarlo in una piattaforma permanente per la promozione della Svizzera plurilingue e multiculturale.
Per dissipare qualsiasi impressione di abbandono interviene anche Pierre-Alain Eltschinger, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri. «La piattaforma ha ospitato diverse iniziative, tra cui il ciclo promosso dal Canton Ticino sulla lingua e la cultura italiana e i suoi dialetti. Sono stati organizzati, per esempio, un evento sul plurilinguismo e sull’italiano come lingua di frontiera in Svizzera e nel Triveneto, nonché l’incontro “Dai laghi alla laguna: storie di parole”, durante il quale sono stati presentati il Vocabolario storico-etimologico del veneziano, curato da Lorenzo Tomasin, e il Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana».
Parallelamente, Pro Helvetia ha inaugurato il proprio calendario 2026 il 20 marzo con «New Echo System», un programma dedicato alla sperimentazione e al dialogo tra le arti. In quella data si è tenuta la performance di danza e musica di Jasmine Morand e Federico Casagrande, seguita il 19 giugno dall’esibizione di Violeta García e Vipera, tra musica e poesia, entrambe in collaborazione con la Montreux Jazz Artists Foundation.
Un programma a dimostrazione che Palazzo Trevisan - malgrado le apparenze - ha una sua vita e tutta la volontà di essere “un’eccellenza svizzera”.






