Lo svizzero criptomilionario con una cucina da 1,7 milioni di franchi

Niklas Nikolajsen ha aperto le porte della sua tenuta St. Karlshof (valore quasi 70 milioni di franchi) all'interno della quale si trova la cucina di cui ha parlato anche il "Times"
Niklas Nikolajsen ha aperto le porte della sua tenuta St. Karlshof (valore quasi 70 milioni di franchi) all'interno della quale si trova la cucina di cui ha parlato anche il "Times"
ZUGO - Una cucina da circa 1,7 milioni di franchi all'interno di una "reggia" storica da quasi 70 milioni. È quella che ha deciso di regalarsi Niklas Nikolajsen, uno svizzero criptomilionario che ha aperto le porte del suo St. Karlshof a "20 Minuten" raccontando costi, scelte progettuali e curiosità di uno degli ambienti più discussi della proprietà. Di lui e della sua cucina si è occupato anche il "Times", che ha parlato di una cucina da un milione di dollari. Nikolajsen chiarisce subito: «Quella cifra riguardava solo l’interior design. Il costo reale raggiunge circa 2,15 milioni di dollari. Nel complesso, tra acquisto, restauro, cappella, arredi e opere d’arte, l’investimento ammonta a 68,5 milioni di franchi». La tenuta, acquistata nel 2018 e restaurata con la moglie Anna-Christine, risale al XVII secolo e comprende la cappella di San Carlo Borromeo, legata alla storia del Salmo svizzero.
Tre chef stellati dietro la progettazione della cucina: un lavello dedicato solo ai cucchiai di degustazione
La cucina principale, nel seminterrato, è destinata a grandi eventi come matrimoni e mostre e, in base agli accordi con il cantone di Zugo, deve essere aperta al pubblico almeno sei volte l’anno. Alla progettazione hanno contribuito tre chef stellati Michelin. Ma, nonostante avesse il sostegno delle più alte menti culinarie, i vincoli di conservazione storica si sono rivelati decisivi: «La cucina doveva integrarsi visivamente con l'edificio storico - ha dichiarato - gli elettrodomestici e l'intero concetto dovevano richiamare lo stile della Belle Époque o dell'epoca edoardiana».
Alcune attrezzature restano poco familiari anche al proprietario. Tra i dettagli più insoliti, un lavello dedicato ai cucchiai da degustazione. «Amo il buon cibo e sapevo esattamente di cosa ha bisogno una cucina stellata Michelin perfettamente funzionante. Questo include dettagli di cui i non addetti ai lavori difficilmente sono a conoscenza. Ad esempio, un piccolo lavello appositamente costruito per gli utensili da degustazione degli chef. I cucchiai vengono risciacquati lì prima della degustazione successiva». Nikolajsen continua ad aprire cassetti e ante di armadi, dietro i quali si cela pura tecnologia all'avanguardia, indica vari forni e osserva che qui si possono arrostire facilmente «16 polli contemporaneamente».
Interfono a pendolo ispirato a "Downton Abbey" e una cucina da 50metri quadrati
I vincoli di tutela storica hanno imposto un’integrazione estetica rigorosa, riducendo gli spazi di stoccaggio. Tra gli elementi più originali spicca un interfono a pendolo ispirato a "Downton Abbey": «Non sono sempre le cose più utili a dare più gioia», osserva Nikolajsen. In ogni caso, il cuore della vita familiare non è la cucina nel seminterrato, bensì quella al secondo piano. Qui, in uno spazio di poco più di 50 metri quadrati, regna sovrano il lusso hygge, con panche in legno bianco e stoviglie Royal Copenhagen.La caratteristica principale è la cucina di servizio adiacente: «Lì puoi cucinare e fare un po' di disordine, ma poi puoi chiudere la porta e mangiare nella cucina ordinata. Mia moglie lo adora», racconta entusiasta Nikolajsen. Gli piace anche cucinare. «Preparo un ragù squisito e alcuni piatti della tradizione contadina danese», dice. «E sono il re del barbecue. In questa casa non ci sono vegetariani».
Dietro i mobili Belle Epoque si nascondono abbattitori e lavastoviglie
Dietro tutti questi splendidi mobili «si nascondono abbattitori di temperatura, cuocivapore, postazioni di cottura e lavastoviglie, piastre elettriche, griglie: tutto ciò che si può immaginare». Non c'è quasi spazio per riporre le cose in modo tradizionale. «Abbiamo dovuto costruire una cucina aggiuntiva solo per riporre le porcellane». Oggi si occupa anche della spesa: ogni due mesi riempie un furgone, mentre la moglie gestisce gli acquisti più frequenti. «Quando mi sono trasferito in Svizzera 15 anni fa e in seguito ho lavorato come presidente di Bitcoin Suisse, non mi si vedeva quasi mai al supermercato. Ma ora sono in semi-pensione e ho la mia famiglia».
Considera St. Karlshof qualcosa di duraturo, qualcosa che dovrebbe «sopravvivere per altri cento anni». Quando gli viene chiesto se teme l'invidia minimizza: «Molte persone mi hanno detto "gli svizzeri ti odieranno perché sei ricco". Non è affatto la mia esperienza, anzi, è proprio il contrario». Spesso si sente dire quanto sia stato straordinario ciò che si è fatto con questa proprietà storica. «Ma è stato davvero un lavoro immane». Tanto sudore, lacrime e un costo gigantesco di quasi 70 milioni. Lo rifarebbe? «Un anno fa, probabilmente avrei detto di no, mai più», afferma Nikolajsen. «Quest'anno mi sto riprendendo da questo progetto. Chiedetemelo di nuovo l'anno prossimo».





