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SVIZZERACrisi energetica come il lockdown: torneremo a lavorare da casa?

28.09.22 - 14:41
Diverse aziende svizzere stanno valutando modelli di lavoro remoti per ridurre consumi e costi. Ecco perché
IMAGO / Hans Lucas
Crisi energetica come il lockdown: torneremo a lavorare da casa?
Diverse aziende svizzere stanno valutando modelli di lavoro remoti per ridurre consumi e costi. Ecco perché

BERNA - Nel peggiore dei casi, fra qualche mese, la Svizzera rischia di trovarsi di fronte a problemi di approvvigionamento di gas ed elettricità. Da tempo industrie e privati si impegnano a trovare soluzioni concrete. Le aziende, come riporta il Beobachter, stanno infatti pensando di spegnere i riscaldamenti nei grandi uffici e di "lasciare a casa" i propri dipendenti, facendoli lavorare da remoto. 

Nel caso in cui le autorità chiedessero alle aziende di ridurre il consumo di elettricità, si stanno esaminando diverse opzioni, spiega Novartis sentita dal giornale. La farmaceutica, tra le varie opzioni al vaglio, sta prendendo in considerazione modelli di lavoro ibridi/remoti e la riduzione del riscaldamento degli edifici. Inoltre, le piattaforme web utilizzate dalle aziende per le loro attività lavorative avrebbero una domanda di energia elettrica ridotta rispetto ai siti fisici impiegati per la logistica.

Altre aziende interpellate, non si sono espresse con altrettanta chiarezza. Le misure concrete infatti, vengono comunicate solo dopo che i collaboratori ne sono stati informati. Molte società stanno facendo delle stime sul risparmio energetico che si potrebbe ottenere se i loro grandi uffici semivuoti non dovessero più essere riscaldati, ventilati e illuminati. Dopo queste osservazioni, l'idea di far lavorare i dipendenti da casa sembrerebbe ancora più allettante. 

Non esiste ancora una legge in merito
Le aziende, anche in assenza di una legislazione in merito, possono imporre il telelavoro afferma l’esperta del Beobachter Katharina Siegrist. «In situazioni eccezionali, i lavoratori dovrebbero accettare il telelavoro temporaneo,» ha spiegato. Ma le ragioni puramente economiche non sono sufficienti a giustificare il lavoro da remoto obbligatorio. Non è stata ancora creata un’ordinanza del tribunale che regoli lo smartworking. «La cosa migliore è cercare di trovare una soluzione consensuale e rimanere flessibili», ha aggiunto.

Tuttavia, il lavoro da remoto deve essere gestito equamente, afferma Siegrist. Nel caso in cui i dipendenti utilizzino i locali di casa per scopi commerciali, possono per esempio, chiedere il rimborso delle spese per stampanti, mobili, Internet e, come ha stabilito la Corte Federale, anche un contributo al costo dell’affitto. «La cosa migliore da fare è stabilire preventivamente, in un accordo scritto, la definizione di home office e delle attività legate a esso», aggiunge, «gli imprenditori non possono scaricare i costi energetici sui loro collaboratori», conclude infine.

COMMENTI
 
Gimmi 2 mesi fa su tio
Che palle!,anche in questa occasione,sono sempre i soliti che devono pagare!!
ZioG. 2 mesi fa su tio
e chi la paga la corrente di casa, lo stato?
Frankeat 2 mesi fa su tio
Praticamente riversano i costi sulle economie domestiche
Elisa_S 2 mesi fa su tio
Però si risparmia sul tragitto...e si spende un po' meno mangiando a casa...
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