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SVIZZERALe arrabbiate riempiono le piazze

14.06.22 - 20:39
Lo sciopero femminista ha radunato duemila persone a Berna e oltre mille a Zurigo
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Fonte ATS
Le arrabbiate riempiono le piazze
Lo sciopero femminista ha radunato duemila persone a Berna e oltre mille a Zurigo

BERNA - In occasione della giornata dello sciopero delle donne, 50'000 persone si sono mobilitate in una trentina di località in tutta la Svizzera contro la riforma dell'AVS 21, che prevede l'aumento dell'età di pensionamento.

Differenze salariali, discriminazioni sistematiche, distribuzione iniqua del lavoro non retribuito tra i sessi: mancano ancora progressi reali in materia di parità a tre anni dal grande sciopero delle donne, scrive l'Unione sindacale svizzera (USS) in un comunicato. La resistenza contro gli imminenti tagli alle pensioni non potrebbe essere più chiara: è inaccettabile smantellare l'AVS sulle spalle delle donne oggi, quando già devono accontentarsi di pensioni inferiori di un terzo rispetto a quelle degli uomini, prosegue la nota.

Manifestazioni in varie città sono organizzate in serata. Sulla Piazza federale a Berna si sono radunate più di 2000 persone. Il motto della giornata d'azione è stato "Immer no hässig! Still Angry! Fière et en Colère!" (Sempre arrabbiate). Dal punto di vista delle organizzatrici dello sciopero femminista, la parità sta regredendo invece di progredire. Gli oratori si sono espressi, tra l'altro, a favore del diritto all'aborto e contro l'innalzamento dell'età pensionabile.

Anche a Zurigo, più di mille persone si erano già riunite sulla Bürkliplatz prima delle 18.00, orario di inizio ufficiale della manifestazione. Il corteo autorizzato condurrà i partecipanti dalla Bürkliplatz sul lago di Zurigo attraverso il centro della città fino alla Helvetiaplatz.

A Ginevra, la manifestazione ha richiamato circa 4000 persone. Il corteo dalle tinte viola è partito intorno alle 18.30, al ritmo di gruppi di tamburi. Il Collettivo di sciopero femminista di Ginevra non ha chiesto alle autorità l'autorizzazione a scendere in piazza, come previsto dalla legge ginevrina sulle manifestazioni. Si è limitato a un annuncio, come segno di "disobbedienza legale". Azioni artistiche, laboratori di creazione di cartelli, picnic: prima del grande corteo, la giornata è stata scandita da molteplici attività volte a rivendicare una reale parità tra donne e uomini.

Le azioni di protesta sono iniziate nel corso della giornata anche in altre città. A Berna, "le donne hanno discusso con i passanti e i parlamentari per attirare la loro attenzione sulla povertà femminile in età pensionabile. Le donne ricevono una pensione inferiore di un terzo rispetto agli uomini. Sono quindi i bassi salari e le pensioni delle donne a dover essere aumentati, non la loro età pensionabile", ha dichiarato il sindacato Unia in una nota.

"Spesso lavorano a tempo parziale, senza aver scelto di farlo, in professioni scarsamente retribuite, ma comunque riconosciute come essenziali, come l'assistenza, la vendita o le pulizie. E sono ancora le donne a svolgere la maggior parte dei lavori domestici e familiari, senza alcuna retribuzione o riconoscimento", precisa la nota.

Anche a Ginevra, Zurigo, Basilea, Lucerna, Soletta, la Chaux-de-Fonds, Neuchâtel e nella Vallée de Joux si sono svolte azioni di protesta.

A Losanna, i festeggiamenti sono già iniziati ieri sera davanti alla cattedrale. Diverse centinaia di persone si sono radunate tra le 22 e la mezzanotte sulla spianata, ha dichiarato a Keystone-ATS Vanessa Monney, un'attivista del collettivo vodese di sciopero femminista. Nel corso del pomeriggio sono stati programmati uno workshop di boxe, spettacoli, un'esposizione di panni sporchi e l'esibizione di un coro anarchico.

Anche Feminist Asylum, una coalizione europea di 261 organizzazioni di 18 Paesi europei, ha scelto la data simbolica del 14 giugno per inviare al Consiglio federale e al Parlamento una petizione femminista europea per l'effettivo riconoscimento di motivi di asilo specifici per donne, ragazze e persone lgbtiqa+.

Il testo è già stato presentato il 18 maggio alla Commissione europea per le petizioni a Bruxelles, con 39.063 firme raccolte online (35.482) e su carta (3.581) tra novembre 2021 e maggio. Chiede ai rappresentanti eletti "una maggiore attenzione alle vittime di violenza di genere e un impegno concreto e sistematico per l'effettiva attuazione delle disposizioni del diritto internazionale che garantiscono il diritto alla protezione e all'asilo per le persone vulnerabili".

La petizione ricorda che le donne che intraprendono la via dell'esilio - da sole o con i loro figli - per sfuggire a un matrimonio forzato, per evitare mutilazioni genitali, per proteggersi da un partner violento o per sfuggire a minacce di morte a causa del loro orientamento sessuale, spesso subiscono gravi violenze alle frontiere dell'UE. Sono esposte al traffico di esseri umani, rimpatriate illegalmente o reindirizzate in base ad accordi iniqui verso Paesi che non riconoscono la violenza di genere.

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