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ZURIGO«I grandi eventi non sono stati focolai del virus»

30.09.21 - 22:45
Le autorità tracciano un bilancio positivo dopo le 77 manifestazioni da oltre mille spettatori tenutesi a Zurigo.
Keystone
«I grandi eventi non sono stati focolai del virus»
Le autorità tracciano un bilancio positivo dopo le 77 manifestazioni da oltre mille spettatori tenutesi a Zurigo.
Sono quindi stati (per ora) smentiti gli esperti che prevedevano varie infezioni, provocate soprattutto da coloro che effettuavano un test per partecipare all'evento.

ZURIGO - «Il disastro previsto dagli esperti non si è realizzato». Cifre alla mano, infatti, dai 77 grandi eventi (con oltre mille persone) organizzati negli ultimi tre mesi nel canton Zurigo non è scaturito alcun focolaio. Lo rivela il TagesAnzeiger precisando che tra le manifestazioni analizzate dal contact tracing cantonale vi sono state il derby calcistico tra Grasshopper e Zurigo, la Weltklasse di atletica, il Wintertur Music Festival e diverse altre partite di calcio o di hockey. 

L'avvertimento della task force - Il monito della task force, che a luglio aveva indicato proprio i grandi eventi come «possibili vettori» del virus, sembra quindi essere rientrato. Gli esperti erano particolarmente preoccupati dal ruolo giocato dal certificato e in particolar modo da quello dei cosiddetti «testati». Il timore di Samia Hurst, vicepresidente della task force nazionale Covid-19, era quello che i test rapidi fossero «troppo imprecisi» e che questo permettesse a persone infette di entrare all'evento e diffondere il contagio. Una possibilità, questa, che si verificò quest'estate durante un concerto a Utrecht a cui si poteva accedere solamente con il Green Pass e nel quale si verificarono oltre mille casi positivi.

Anche Beat Lauper, responsabile del contact tracing del cantone, considerava i testati l'anello debole su cui si basa la strategia del certificato Covid-19. Ed è rimasto «felicemente sorpreso» dal fatto che nessun focolaio sia stato registrato durante i grandi eventi. «Il tracciamento a ritroso dei contati - spiega al quotidiano zurighese - ci permette di avere una "fotografia" attendibile della situazione. Abbiamo esaminato l'agenda delle ultime due settimane di tutte le persone risultate positive e abbiamo chiesto loro specificatamente se avessero partecipato a grandi eventi. Difficile pensare che tutti abbiano sistematicamente mentito».

Il caso Weltklasse - Lauper prova a dare alcune spiegazioni, citando l'esempio della Weltklasse di Zurigo, il meeting di atletica facente parte della prestigiosa Diamond League al quale hanno partecipato 22'000 spettatori. Metà dei quali, facendo una proporzione con il tasso di vaccinazione svizzero, avrebbe potuto accedere al Letzigrund solo con un tampone negativo.

Le due tesi - «La mia prima tesi - sottolinea il responsabile del contact tracing - è che questa proporzione fosse sballata e che le persone entrate allo stadio con un test fosse molto più bassa. Se la stragrande maggioranza del pubblico fosse stata vaccinata o guarita, infatti, si sarebbe potuto verificare una sorta d'immunità di gregge locale». La seconda tesi, invece, è che molte persone si siano testate poco prima dell'evento e che questo fattore abbia evitato l'entrata nello stadio di spettatori asintomatici ma potenzialmente contagiosi.

«Funziona» - Tutto questo, secondo Lauper, mostra quindi che il Covid-Pass «funziona»: i dati mostrano infatti che pure nei bar e nei club, nonostante una clientela più giovane e un tasso di vaccinazione più basso, le infezioni sono poche. «I casi - conclude - si concentrano soprattutto là dove il certificato non viene utilizzato».

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