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SVIZZERACrypto, la SECO ha sporto denuncia penale contro ignoti

01.03.20 - 16:59
C'è il sospetto che l'azienda abbia ingannato le autorità sui permessi di esportazione delle macchine crittografiche
Keystone (archivio)
Fonte ats
Crypto, la SECO ha sporto denuncia penale contro ignoti
C'è il sospetto che l'azienda abbia ingannato le autorità sui permessi di esportazione delle macchine crittografiche
Il Ministero pubblico della Confederazione non ha per ora ancora aperto una procedura penale.

BERNA - La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha sporto una denuncia penale contro ignoti in relazione alla vicenda della Crypto AG, l'azienda di Steinhausen (ZG) che sarebbe stata usata per decenni dai servizi segreti americani e tedeschi per spiare oltre 100 Stati. Lo rivela oggi il settimanale "Le Matin Dimanche".

L'azione giudiziaria è stata confermata dalla SECO all'agenzia Keystone-ATS. Secondo il domenicale, la SECO sospetta che l'azienda abbia ingannato le autorità sulle richieste di permessi di esportazione per le loro macchine crittografiche manipolate.

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), confermando di aver ricevuto la denuncia, ha precisato a Keystone-ATS che non è ancora stata aperta una procedura penale. La giustizia esaminerà ora se ci saranno sufficienti indizi per proseguire le indagini e se il caso è di competenza federale.

Per decenni, Crypto AG ha fornito a governi e forze amate stranieri macchinari dotati di un meccanismo che presentava alcune falle. I contenuti dei messaggi potevano dunque essere decrittati.

La SECO sostiene che non avrebbe mai rilasciato i permessi se fosse stata a conoscenza delle falle. La denuncia conto ignoti si riferisce all'articolo 14 della Legge federale sul controllo dei beni utilizzabili a fini civili e militari, dei beni militari speciali e dei beni strategici.

Secondo questo articolo, «chiunque, intenzionalmente, in una domanda fornisce indicazioni inesatte o incomplete, determinanti per il rilascio di un'autorizzazione è punito con la detenzione o con la multa sino a un milione di franchi». In casi gravi, tuttavia, la reclusione può arrivare fino a dieci anni e in via accessoria la multa fino a cinque milioni.

Al caso Crypto inizia dunque a interessarsi anche la giustizia penale. In questo ambito, infatti, l'MPC non deve chiedere l'autorizzazione per aprire un'inchiesta. In caso di spionaggio, sarebbe invece stato necessario il via libera del governo.

Il caso Crypto - La CIA e i servizi segreti tedeschi (BND) avrebbero per decenni intercettato migliaia di documenti da più di 100 Paesi utilizzando macchine crittografiche della società Crypto. A quanto risulta diversi governi si sono affidati alla società di Zugo per criptare le loro comunicazioni, ignorando che la società era di proprietà della CIA e del BND e che questi ne manipolavano la tecnologia per decodificarne le informazioni.

Stando a una recente indagine giornalistica della televisione svizzero tedesca SRF, della tv germanica ZDF e del quotidiano americano Washington Post, nel 1970 la Crypto sarebbe stata acquistata da CIA e BND attraverso una fondazione in Liechtenstein.

In tal modo gli 007 hanno potuto avere accesso ai messaggi cifrati che, tramite gli apparecchi prodotti dall'azienda, venivano scambiati fra le autorità di vari Paesi. Si parla di centinaia di migliaia di comunicazioni fra organi governativi, ambasciate e unità militari. La collaborazione con i servizi segreti, per l'azienda leader del settore, sarebbe stata anche anteriore gli anni 70. Sempre secondo le ricerche, BND ha lasciato l'operazione nel 1993, ma gli Stati Uniti hanno proseguito almeno sino al 2018.

Al momento, un solo Stato potenzialmente spiato ha ufficialmente reagito. Secondo l'inchiesta, le autorità svizzere sarebbero state al corrente dello spionaggio, anche se diversi ex consiglieri federali hanno recentemente negato.

Tra i nomi emersi c'è l'ex consigliere federale Kaspar Villiger (PLR), già a capo del dipartimento militare e delle finanze negli anni '90, nonché l'ex ministro della giustizia Arnold Koller (PPD). La "NZZ am Sonntag", basandosi su lettere del 1994, affermava settimana scorsa che anche l'allora ministro dell'economia Jean-Pascal Delamuraz e quello degli esteri, il ticinese Flavio Cotti, fossero informati della situazione.

Le inchieste - I fatti avrebbero preso il via nel 1945 e sono oggi difficili da ricostruire e da interpretare. Il 15 gennaio il Consiglio federale ha incaricato l'ex giudice federale Niklaus Oberholzer di far luce sulla vicenda. Il suo rapporto sarà presentato entro fine giugno. Il 13 febbraio la delegazione delle Commissioni di gestione del parlamento (DelCG) ha deciso di assumere la guida dell'inchiesta di Oberholzer e di avviare la sua ispezione.

Le indagini saranno così combinate all'interno dell'ispettorato DelCG per permettere un rapido chiarimento di tutti i fatti. Oberholzer ha gli stessi diritti di accedere alle informazioni che avrà la delegazione e i risultati delle sue indagini saranno presi in considerazione da quest'ultima.

Domani l'Ufficio del Consiglio nazionale deciderà in merito a un'iniziativa parlamentare socialista che chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). Voterà sul tema dopo un audit al quale sarà presente il cancelliere Walter Thurnherr, in rappresentanza del Consiglio federale.

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