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La "nuova" vita di Lombardi senza il suo Ambrì

L'ex presidente dell'Ambrì a due mesi di distanza dal suo addio: «Ho qualche ora libera in più adesso, anche se...»
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La "nuova" vita di Lombardi senza il suo Ambrì
L'ex presidente dell'Ambrì a due mesi di distanza dal suo addio: «Ho qualche ora libera in più adesso, anche se...»
«In tutti questi anni ho dovuto licenziare diverse persone e non solo in ambito sportivo. Non l'ho mai fatto a cuor leggero perché a nessuno piace mandar via qualcuno: so quanto sia doloroso e talvolta problematico per le persone coinvolte».
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AMBRÌ - Per diciassette lunghi anni Filippo Lombardi è stato il volto, la voce e il cuore dell'Ambrì. Un ruolo - quello del presidente - vissuto intensamente, fra decisioni (anche impopolari), pressioni da ogni dove e un legame profondo con tutto il popolo biancoblù. Dall'8 febbraio il 69enne non ricopre più una funzione decisamente logorante (e spesso scomoda), ma soprattutto dispendiosa, sia a livello di energie sia sotto l'aspetto economico. Ma come sono andati questi primi due mesi di lontananza dall'HCAP?

«Innanzitutto, sono molto felice per la salvezza raggiunta dalla squadra nei playout, così che si è potuta archiviare senza danni maggiori un'annata tormentata. Ora, finalmente, chi siede sul ponte di comando può davvero concentrare le sue forze sulla pianificazione della prossima e delle prossime stagioni. Solitamente la primavera era il periodo più impegnativo per me, ma sono fiducioso che il lavoro venga portato avanti con serietà e dedizione anche dall'attuale dirigenza».

Oggi quindi ha più tempo libero?
«Non saprei... In tanti sono già arrivati a dirmi: "Già che adesso hai tempo...". Nelle ultime settimane è un po' questo il ritornello delle mie giornate. Ad ogni modo, due o tre cosette le ho ancora fatte per l'Ambrì, c'erano alcune questioni personali da chiudere. Qualche ora in più libera c'è, ma come detto c'è chi mi ha già proposto qualche attività addizionale. Ma non in ambito sportivo».

Di notte, prima di addormentarsi, legge ancora i blog?
«No, da questo punto di vista mi sono tranquillizzato. Non era sempre piacevole leggere i blog, ma mi aiutavano a tenermi aggiornato su quello che era il termometro dei tifosi. Ma, ripeto, non lo facevo con piacere».

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Qual è la cosa che le mancherà di più dell'Ambrì?
«Qualche scarica di adrenalina mi mancherà di sicuro: ti motivano e talvolta fanno anche bene. Proverò ad avvertire questo tipo di sensazioni in altri ambiti, in altre attività che mi motivano. Seppur in un altro modo...».

Qual è, invece, la cosa che le mancherà di meno?
«Il dover vivere la partita parlando un po' con tutti ma in modo fugace e distratta. Adesso avrò un po' più di tempo per bere un bicchiere in santa pace con tifosi e amici, contrariamente agli anni scorsi in cui ero sempre di fretta. Ora potrò davvero gustarmi la partita in modo più piacevole».

Il punto più basso della sua presidenza è stata la famosa conferenza stampa con Duca e Cereda?
«Forse sì... Anche se i momenti complicati sono stati parecchi, la gente non sa tutto quello che succede e non ha la percezione di molte cose che accadono all'interno».

Tipo quali?
«Quando bisognava fare gli stipendi e non c'era più un franco in cassa... Quando bisognava metterci l'ultimo milione per chiudere i conti... Queste sì che sono cose che mi hanno tolto il sonno».

Tornando a Duca e Cereda, le fa ancora male il modo in cui è arrivato lo strappo?
«Certamente è stato un brutto momento. Era bello il modello che si era creato e tutti a un certo punto guardavano all'Ambrì come una sorta di esempio. Avrei voluto una fine diversa, anche per l'amicizia che ci lega... Ma al tempo stesso, a un certo punto, bisognava uscire da una situazione di rischio e il non fare niente sarebbe stato ancora più pericoloso. Certo, le modalità con cui è finita mi hanno fatto stare male».

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Vi siete ancora visti o sentiti?
«Ci siamo visti un paio di volte e di recente abbiamo bevuto una buona bottiglia insieme».

Qual è la decisione più dolorosa che ha preso in questi 17 anni?
«In tutti questi anni ho dovuto licenziare diverse persone e non solo in ambito sportivo. Non l'ho mai fatto a cuor leggero perché a nessuno piace mandar via qualcuno: so quanto sia doloroso e talvolta problematico per le persone coinvolte. Nell'insieme mi sono pesate tutte le decisioni difficili che ho dovuto prendere, non l'ho mai fatto con leggerezza. D'altro canto, però, mi sono sempre reso conto che quando bisogna prendere delle decisioni bisogna prenderle. Non basta rilasciare delle interviste o andare in televisione a farsi belli. Purtroppo, quando si è al comando di un'azienda bisogna agire, senza lasciarsi condizionare troppo, consapevole del fatto che ogni decisione ti mette contro delle persone».

Cosa le dicono i tifosi dell'Ambrì che oggi la incontrano?
«Mercoledì stavo andando in stazione a Lugano e una persona che non conosco mi dice: "Buongiorno presidente... O ex presidente?" Ho risposto presidente di cuore e per sempre presidente onorario».

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