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BARCELLONA

Dani Alves: «Storia spaventosa e falsa»

«Io dormo bene la notte, lei non so»
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Dani Alves: «Storia spaventosa e falsa»
«Io dormo bene la notte, lei non so»
Amici da silenziare e scuse alla moglie.
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BARCELLONA - Dallo scorso gennaio Dani Alves è in carcere. A Barcellona. Sulla sua testa pende un’accusa pesantissima: stupro.  Nei mesi, i media hanno descritto con dovizia di particolari quello che è successo a fine d...

BARCELLONA - Dallo scorso gennaio Dani Alves è in carcere. A Barcellona. Sulla sua testa pende un’accusa pesantissima: stupro. 

Nei mesi, i media hanno descritto con dovizia di particolari quello che è successo a fine dicembre - nei bagni di una discoteca catalana - tra l’ex calciatore e una ragazza. Hanno riportato però solo le parole della vittima: fornite diverse versioni alle forze dell’ordine, il brasiliano non aveva infatti mai pubblicamente proferito parola. Fino a questa settimana. Il quotidiano La Vanguardia ha invece convinto il 39enne a parlare, a raccontare, a sfogarsi. A replicare all’ex compagno Xavi, che incalzato sull’argomento aveva detto: «È difficile commentare una situazione come questa. Sono sorpreso e scioccato conoscendo Dani. La giustizia si pronuncerà». «Xavi è un mio amico e non ha pensato alle conseguenze quando ha detto quelle cose. Ho pianto quando l’ho ascoltato. Avrei voluto chiamarlo e dirgli: "Grazie, grazie, ma non farlo mai più. Dimenticati di me, mi prenderò cura di me stesso, non preoccuparti"». I passaggi più interessanti, nell’intervista, sono in ogni caso quelli relativi ai guai che sta vivendo.

«Non so se la ragazza che mi ha accusato ha la coscienza a posto. Non se dorme bene la notte - ha spiegato Alves - Io lo faccio: non c'è stata una sola notte che non abbia dormito serenamente. Ma la perdono. Penso che qualcuno le abbia dato un cattivo consiglio e che in seguito non sia stata capace di uscire dal pasticcio nel quale si è cacciata. E nel quale ha cacciato me. Per quel che mi riguarda, ho la coscienza pulita. Non ho mai fatto del male a nessuno volontariamente. E nemmeno a lei quella notte. Ho deciso di parlare per mia moglie, l’unica persona con cui mi devo scusare, e raccontare quello che è successo realmente. Finora avete sentito una storia spaventosa, che tuttavia non ha nulla a che fare con quello che ho fatto. In quel bagno… sono entrato dopo di lei e non ho nemmeno chiuso a chiave. La porta è rimasta aperta: poteva andarsene perché sono rimasto praticamente tutto il tempo seduto sulla tavoletta del water».

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