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«Il mostro siamo noi»

"Monster: la storia di Ed Gein", con un grande Charlie Hunnam, affascina per la forma e repelle per il contenuto. Ma racconta pure molto dello spettatore di oggi
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«Il mostro siamo noi»
"Monster: la storia di Ed Gein", con un grande Charlie Hunnam, affascina per la forma e repelle per il contenuto. Ma racconta pure molto dello spettatore di oggi

SAVOSA - «Il nostro pubblico ha scoperto un nuovo mostro, e quel mostro siamo noi». Parola di Alfred Hitchcock. Una frase che catturava l'essenza di "Psyco" - un film che nel 1960 sconvolse la società dell'epoca - e si adatta perfettamente alla nuova stagione di "Monster", la serie antologica di Netflix nata dalla mente di Ryan Murphy.

Tre, numero perfetto - È la terza, come tre sono state le donne fondamentali nella vita del protagonista: Adeline, Ilse Koch e la madre. La prima è l'amore e il futuro (sebbene sia controverso che, nella realtà, le cose tra i due siano davvero andate come è mostrato sullo schermo). La seconda, la "cagna di Buchenwald", è la maestra di crudeltà e la "musa" degli orrori. La madre, infine, è tutto. È l'innesco della pazzia incontrollata e al tempo stesso l'argine. È l'incubo e l'ossessione, che domina il protagonista sia da viva che da morta.

Hunnam, un magistrale Gein - Ma chi è questo protagonista? Ed Gein, un serial killer che è divenuto leggenda. Necrofilo, profanatore di tombe, subdolo e letale: la sua vicenda (almeno sette gli omicidi attribuitigli, compreso quello del fratello) viene spiegata nel dettaglio in questo Focus. A dargli vita sullo schermo è Charlie Hunnam, che si è calato nel personaggio di Ed Gein come lui si rivestiva con la pelle delle sue vittime. Un'interpretazione ottima e rischiosa, che avrebbe potuto deragliare per un nonnulla, ma che il 45enne britannico ha saputo gestire con maestria ed equilibrio, senza mai strafare e anzi lavorando spesso per sottrazione. Spesso bastano la voce e quello sguardo sbilenco a restituirci l'indicibile.

Un'opera su più livelli - Ci si può approcciare a "Monster: la storia di Ed Gein" in più modi. Quello basico ci pone davanti a un horror di buona efficacia, anche se eccessivamente autoindulgente. Ma lo vedremo più avanti. C'è di più: è un viaggio nella morbosità, quella in cui ci si immerge assistendo ai true crime più espliciti. In bilico costante tra realtà e incubo, in un gioco d'incastri e citazioni con tutta quella fetta di cinema - il filone horror - che a Gein è profondamente debitore. Il terzetto creativo all'origine di questo capitolo di "Monster" - oltre a Murphy, Ian Brennan e Max Winkler - ha reso omaggio a ciò che è venuto prima di questa serie che, se così si può dire, è come il nano che guarda l'orizzonte stando sulle spalle dei giganti.

Murphy all'opposto di Hitchcock - Tutto parte con "Psyco", realizzato quando i delitti di Gein erano stati commessi da appena due-tre anni. E con il suo regista, che diventa un personaggio secondario (ma influente) nella serie, nonostante il pessimo trucco applicato a Tom Hollander. Hitchcock alludeva, Murphy va dritto al punto, è didascalico nel suo esibire gli orrori della vicenda. Direi, anzi, compiaciuto. Il suo rifacimento della scena della doccia di "Psyco" è l'esempio più lampante di questa differenza (ma diciamo anche distanza). L'esibizione delle peggiori bassezze che un essere umano può compiere sarà anche nata con il cineasta inglese, ma il compiacimento e il crogiolarsi nell'orrore è la cifra di Murphy. L'amoralità del racconto è ciò che alcuni critici hanno giudicato imperdonabile e che ha fatto passare in secondo piano, nelle loro recensioni, l'elevatissima qualità complessiva del prodotto. È, da questo punto di vista, la migliore delle tre stagioni.

L'orrore normalizzato - Ma si può trovare un senso in questa operazione: "Monster: la storia di Ed Gein" è una riflessione sulla potenza delle immagini in una società (la nostra) che ha normalizzato l'orrore. I salti e i rimandi tra il film del 1960 e le gesta orribili di Gein ci permettono di essere spettatori e protagonisti nello stesso tempo. Murphy ci porta nella mente di Gein e ci fa vedere ciò che vedeva lui: corpi mutilati, cadaveri scuoiati. Non c'è intermediazione: siamo posti in prima persona di fronte all'abominio.

Quello che creiamo ci perseguita - Ma c'è anche una sottile considerazione: ciò che creiamo ci può intrappolare. Gein non poté scappare dalla sua natura sanguinaria finché non fu arrestato. Anthony Perkins non sfuggì praticamente più a Norman Bates, mentre lo stesso Hitchcock faticò a superare un genere di cui aveva gettato le basi con una singola opera. Anzi, era stato lui a far provare il gusto dell'orrore alle platee cinematografiche, e queste lo hanno ripagato volendone sempre di più. Per decenni il pubblico, i registi e i produttori si sono cibati dell'orrido piatto cucinato da Gein - e ne chiedono ancora. Questa serie è qui per soddisfare la richiesta.

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