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Dei "Meteoriti" da gustare come uno Spritz

MUSICADei "Meteoriti" da gustare come uno Spritz

15.11.22 - 06:30
L'album d'esordio solista di Valentino Vivace è frizzante ma non privo di note amare (e con una lode al mullet)
Zoé Bijotat
Dei "Meteoriti" da gustare come uno Spritz
L'album d'esordio solista di Valentino Vivace è frizzante ma non privo di note amare (e con una lode al mullet)

LUGANO - Un frizzante mix di italo-disco e indie-pop, con spruzzate di French touch qua e là - il tutto cantato in italiano: è "Meteoriti", l'album che segna l'esordio solista di Valentino Vivace. Che altri non è, come già abbiamo avuto modo di dire, che Valentin Kopp, musicista ticinese che ha già avuto modo di farsi notare insieme ai Bumblebees.

Dici che "Meteoriti" è come un Campari Spritz...
«La mia musica è caratterizzata da un gusto frizzante e gioioso, ma anche da un retrogusto amaro. Ci sono brani up-tempo e ballabili, ma anche tracce più malinconiche e profonde. Ritroviamo nell'album le sfumature di sapore del cocktail, ma soprattutto la sua vitalità».

Si può dire che hai mutuato dall'esperienza dei Bumblebees l'approccio giocoso alla musica?
«Questo è super importante per me. Essendo una persona piuttosto... vivace (ride, ndr) mi piace la musica che ti fa ballare e quella sognante, aperta alla speranza. Per me era basilare qualcosa in grado di mettere l'ascoltatore in un buon stato d'animo. Con "Meteoriti" è venuto molto spontaneamente: ho iniziato a scrivere le canzoni e non ci ho nemmeno riflettuto troppo».

È un album che parla di amore e di vita, i temi forse essenziali per ogni individuo. Hai deciso di metterti a nudo di fronte agli ascoltatori?
«Sicuramente più che in altri progetti. Le cose che racconto con Valentino Vivace sono molto personali ed è importante, per me, parlarne apertamente. Le canzoni mi hanno aiutato a elaborare alcune situazioni. Allo stesso tempo è fondamentale che il pubblico possa immedesimarsi in queste storie e che le mie esperienze siamo comprensibili, se non addirittura condivisibili».

Ti sei posto un obiettivo?
«Vorrei che le persone si sentissero bene dopo aver ascoltato l'album, e venisse loro voglia di ascoltarlo di nuovo (ride, ndr)».

Qualche nome che possiamo considerare una fonte d'ispirazione per questo "cocktail" musicale?
«C'è tanto: mi piace prendere delle cose qua e là e poi fare un miscuglio... Magari in questo disco meno che in altri, ma sicuramente nel subconscio ci sono i Tame Impala. Poi Cosmo, ma anche Rino Gaetano, Franco Battiato... Gli austriaci Bilderbuch... Così come Sébastien Tellier, un artista che adoro. Il tocco French touch è molto importante, sia con ispirazioni "classiche" che di artisti attuali».

A livello estetico, invece, la scelta mi sembra molto chiara e piuttosto vintage...
«L'estetica personale chiaramente anni '80 va a sposarsi con scelte di stile contemporanee. Quel decennio mi piace tantissimo e m'influenza in ogni aspetto, ma nel contempo voglio essere nel presente se non nel futuro. Ho deciso di offrire, a livello d'immagine, una combinazione retrò-futuristica».

Il look è un completamento del lavoro musicale?
«Esattamente. Aspetto estetico e canzoni sono un tutt'uno. A differenza dei Bumblebees, in questo progetto ho l'assoluta libertà creativa. Mi piace tantissimo, anche se è rischioso: se qualcosa non funziona, la responsabilità è unicamente mia. Ma è una sfida che ho proprio voluto cogliere».

Il taglio di capelli è la ciliegina sulla torta...
«Già prima del primo concerto di Valentino Vivace mi sono detto che sarebbe servito il mullet per portare il progetto al massimo. L'ho fatto e tutte le stelle si sono allineate. Tutto ruota intorno a esso: lo porto da un anno e consiglio a tutti di farlo. Devono esserci più mullet in questo mondo! (ride, ndr)».

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