RENAULT: Twingo Quickshift 5: il massimo della comodità
Sulla piccola cittadina della Renault appare un cambio robotizzato che si aziona senza pedale della frizione e può funzionare in modo completamente automatico. Dal 1993 sono stati costruiti e venduti 1,7 milioni di Twingo, vetturetta monovolume con la quale Renault ha di fatto aperto un nuovo segmento di mercato. La Twingo, benché si presti abbastanza bene anche a trasferte più lunghe, è per vocazione un'automobilina destinata alla circolazione cittadina, o perlomeno a regioni dove il traffico è molto intenso e risulta problematico trovare un posteggio. I suoi pregi sono quindi le dimensioni ridotte, i bassi costi di esercizio, l'agilità e la facilità di guida. Doti, queste ultime, che vengono ulteriormente esaltate con la proposta, per ora solo in combinazione con il motore 1.2 a 8 valvole di 60 CV, ma in quattro livelli di equipaggiamento, del nuovo cambio Quickshift 5. Affermare solo che esso elimina il pedale della frizione sarebbe molto semplicistico e riduttivo. In questa direzione Renault era del resto già andata quasi 30 anni fa, adottando, allora, il dispositivo Ferlec (funzionava con calamite e polvere metallica), che azionava automaticamente la frizione quando si premeva sulla leva del cambio. Quickshift è molto di più: in parole povere si tratta di un normale cambio meccanico a 5 rapporti, robotizzato grazie un azionamento elettro-pneumatico della frizione, ma che con una gestione elettronica (anche dell'acceleratore) permette sia di passare manualmente i singoli rapporti che di preferire il funzionamento completamente automatico. Esso sostituisce, sulla gamma Twingo, l'automatico con convertitore di coppia disponibile finora, che era a soli 3 rapporti e pesava di più. I vantaggi sono principalmente nella praticità della guida, ma anche, e rilevanti, nei consumi, visto che con il Quickshift si calcolano medie di 5,7 litri al 100, contro i 7 litri dell'automatico precedente, e si abbattono notevolmente pure le emissioni di C02 (136 g/km contro 166). Addirittura, visto che pensa l'elettronica a far sfrut tare sempre in modo ottimale il motore, si consuma meno con questo cambio che con quello meccanico a frizione tradizionale, dando alla Twingo un'autonomia che può raggiungere 700 km. Come tutti i cambi sequenziali, anche Quickshift richiede qualche tempo di assuefazione: in un primo momento si ha l'impressione che le pause per passare da un rapporto all'altro siano eccessivamente lunghe. Ma poi lo si apprezza, non solo in colonna e nello stop-and-go cittadino. Va notato che, contrariamente a un cambio automatico vero, non esiste una posizione "Parking" (P) della leva e se ci si ferma in salita, venendo automaticamente staccata la frizione, bisogna premere il pedale del freno, altrimenti la vettura va indietro. Tutto si gioca con una leva centrale a pomello tondo: un pulsante permette di scegliere l'automatismo totale o la selezione manuale dei rapporti, e in quest'ultimo caso per salirli o scalarlo basta premere leggermente la leva in avanti (+) o indietro (-); spostandola a destra si trovano dapprima il foll e (N) e poi verso il basso la retromarcia (R). Semplicissimo, e in qualunque situazione si guida in scioltezza, potendo ancora meglio preoccuparsi del traffico circostante. Come già detto, per ora Quickshift è disponibile solo con il motore 1.2 a 8 valvole, nelle esecuzioni Expression, Privilège e Initiale, con un supplemento ben contenuto di soli 900 fr. rispetto agli stessi modelli con cambio normale e pedale della frizione. Più tardi è prevista anche la combinazione con la recente e più potente (75 CV) nuova motorizzazione della Twingo, ancora con una cilindrata di 1.2 litri, ma con testata a 16 valvole.




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