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REGNO UNITI
13.12.2020 - 20:380

Brexit, un match a oltranza

Von der Leyen e Johnson: «Responsabile fare un miglio in più». Ma il "no deal" resta l'epilogo più probabile

LONDRA - La partita non è ancora chiusa e il negoziato per scongiurare in extremis il "no deal" va avanti, intravvedendo qualche spiraglio di luce, seppur molto fioco, in fondo al tunnel.

La telefonata da mezzogiorno di fuoco tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier britannico Boris Johnson non ha staccato la spina al negoziato sulle relazioni future post-Brexit.

E quanti, su entrambe i lati della Manica - soprattutto le categorie economiche - avevano temuto uno showdown dalle conseguenze irreparabili hanno tirato un sospiro di sollievo, tornando a sperare in un miracolo di Natale.

«Pensiamo sia responsabile fare un miglio in più», hanno spiegato von der Leyen e Johnson in una dichiarazione congiunta, letta dalla presidente dell'Esecutivo comunitario. «Perciò - ha indicato la leader dell'Ue - abbiamo dato mandato ai nostri negoziatori di andare avanti e vedere se si possa raggiungere un'intesa».

E già domattina di buon ora Il capo negoziatore dell'Ue per la Brexit Michel Barnier sarà con i 27 ambasciatori, riuniti nel Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) del Consiglio dell'UE, per aggiornare sulle ultime novità, in un'atmosfera che sembra vedere allontanare qualche nuvola nera rispetto ai giorni scorsi.

Non a caso, nel comunicato, Johnson e von der Leyen hanno parlato di una telefonata «utile» e «costruttiva», lasciando intendere che è stata individuata una nuova traiettoria e che le cose hanno iniziato a muoversi.

Anche se, ha precisato il premier Tory riemergendo da una riunione del consiglio dei ministri per gli ultimi aggiornamenti sull'asse Londra-Bruxelles, l'Ue ed il Regno sono ancora «molto lontani» sui nodi cruciali residui, ed un «no deal» resta al momento «l'epilogo più probabile».

Ad accrescere le preoccupazioni in vista della telefonata di oggi, annunciata come il momento della verità - una scadenza puntualmente disattesa, in un gioco di avvertimenti ed ultimatum da trattativa all'ultimo sangue - era stata la raffica di dichiarazioni sull'alta probabilità di un «rompete le righe» partite un attimo dopo la cena tra von der Leyen e Johnson di mercoledì sera a Bruxelles.

E aggravate dalla decisione del governo di Londra di mobilitare quattro navi della Royal Navy, pronte per essere schierate a difesa delle pescose acque territoriali dagli europei, dal primo gennaio, in caso di mancato accordo.

Ma già da venerdì dall'Unione si era levato un richiamo alla responsabilità, come un tam tam da nord a sud. Un appello rilanciato anche oggi dalla cancelliera Angela Merkel, che ha invitato entrambe le parti «a fare di tutto per raggiungere un risultato» positivo.

E dalla ministra degli esteri spagnola Arancha Gonzales Laya, che ha sollecitato a «trovare un'intesa in grado di gestire l'interdipendenza» tra l'Ue ed il Regno, che nonostante il divorzio resterà, visti i quarant'anni di matrimonio.

E dal premier irlandese Micheal Martin, tornato ad insistere sulla necessità di raggiungere un accordo commerciale, perché un "no deal" sarebbe "un orribile fallimento" per tutti.

I team guidati da Michel Barnier e David Frost intanto non si risparmiano e avanzano nei colloqui a costo di sfiancanti maratone, con le luci della sala riunioni che si spengono la sera a mezzanotte per riaccendersi l'indomani alle 09.00.

Il più grande ostacolo sulla strada per l'intesa ora, oltre alla questione della pesca, sembra essere una clausola per la creazione di un meccanismo che garantisca un aggiornamento delle condizioni del "level playing field" nel tempo, per evitare distorsioni significative negli scambi.

Ma secondo Downing Street le proposte avanzate dall'Ue legherebbero il Regno a seguire le modifiche normative di Bruxelles a tempo indeterminato, pena lo scattare dei dazi. In netto contrasto con la sovranità riconquistata.

"Noi vogliamo provare con tutto il cuore a raggiungere" un accordo, ha precisato Johnson, cercando di scrollarsi di dosso eventuali responsabilità in caso di fallimenti, ma il tempo stringe, la fine del periodo di transizione, il 31 dicembre, è dietro l'angolo, e decisamente non è più tempo per tattiche o giochetti.

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