Il mercato dell'auto? -16% rispetto al 2019

Il Centro Studi Promotor attribuisce la contrazione alle politiche Ue di transizione energetica
TORINO - Il mercato dell'auto dell'Europa Occidentale registra un calo del 16% sui livelli ante-crisi (2019), mentre nel resto del mondo è stato da tempo raggiunto e superato. Lo sottolinea il Centro Studi Promotor che attribuisce le ragioni del ritardo alla politica della Ue per la transizione energetica nel settore dell'auto, «portata avanti con misure che non trovano riscontro in nessuna altra parte del mondo e che, sul piano dell'ambiente, hanno prodotto finora risultati modesti».
Le auto elettriche vendute nel 2025 sono state 2.585.187 su un totale di 13.271.270 auto immatricolate, quindi solo il 19,5%. Sempre nel 2025 - spiega il Csp - c'è stata però una buona accelerazione in quanto le immatricolazioni di elettriche hanno raggiunto quota 2.585.187 con una crescita del 29,7% sul 2024. Una crescita più sostenuta (+33,4%) hanno avuto le immatricolazioni di ibride plug-in che, tra l'altro, con le misure annunciate il 16 dicembre per ammorbidire la transizione energetica, dovrebbero poter essere immatricolate anche dopo il 2035. D'altra parte, la ibrida plug-in è una soluzione molto intelligente che merita di essere premiata.
Nell'intero 2025 nei cinque principali mercati dell'area, rispetto alla situazione ante-crisi, il risultato migliore lo fa registrare la Spagna con un calo dell'8,7%, seguita da Regno Unito (-12,6%), Italia (- 20,5%), Germania (-20,8%) e Francia (-26,3%). Interessante è anche la graduatoria dei maggiori paesi per la quota delle auto elettriche, che per l'intera area è del 19,5%, mentre per il Regno Unito tocca il 23,4% ed è seguito dalla Francia (20%), dalla Germania (19,1%), dalla Spagna (8,8%) e dall'Italia (6,2%). «Al di là dei dettagli, il quadro complessivo del mercato dell'auto dell'Europa Occidentale continua a destare grande preoccupazione e ciò perché non si vede come e quando l'Unione Europea intenda superare la gravissima crisi del suo settore dell'auto e ciò anche se l'Unione Europea ha manifestato il 16 dicembre una modesta apertura per attenuare il rigore talebano che ha caratterizzato la sua azione nel dettare le linee della transizione energetica» spiega Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, che auspica «altre aperture, anche per risarcire il danno creato all'industria dell'auto e a tutti i lavoratori dell'auto che hanno perso il posto di lavoro».



