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REGNO UNITO

Londra tratta con gli alleati europei, «Truppe in Groenlandia»

Londra ha iniziato a muovere le pedine aprendo canali preliminari con Berlino e Parigi.
afp
Fonte Valentina Brini (ANSA)
Londra tratta con gli alleati europei, «Truppe in Groenlandia»
Londra ha iniziato a muovere le pedine aprendo canali preliminari con Berlino e Parigi.

LONDRA - l disegno prende forma sotto la regia di Regno Unito e Germania, presentato ufficialmente come risposta alla crescente pressione di Russia e Cina nell'Artico.

Ma la posta in gioco è ben più alta: raffreddare le mire di Donald Trump sulla Groenlandia e costruire un deterrente credibile a un'invasione che farebbe tremare le fondamenta della Nato.

Gli alleati europei, secondo fonti di Downing Street citate dal Telegraph, valutano un possibile dispiegamento di truppe sul territorio autonomo della Danimarca. Un orientamento che l'Alleanza atlantica ha iniziato a tradurre sul campo dando il via a nuove esercitazioni e ribadendo, per bocca del comandate supremo Alexus Grynkewich, la volontà di rafforzare la presenza militare nell'estremo nord.

Londra ha iniziato a muovere le pedine aprendo canali preliminari con Berlino e Parigi su un piano che - ancora in fase embrionale - contemplerebbe lo schieramento di soldati, unità navali e assetti aerei sull'isola dei ghiacci. Un compromesso calibrato per disinnescare il pretesto dell'"insufficiente protezione" dell'Artico evocato dal tycoon, lasciando spazio anche al rafforzamento delle basi militari statunitensi - un'opzione che né Danimarca né Groenlandia osteggiano - e proiettando l'immagine di un'Europa che si assume la propria quota di responsabilità. Il passo più deciso appare quello britannico, con Downing Street a guidare i partner E3.

Se Parigi invece per ora non scopre le carte, Berlino avanza con misura. Il governo tedesco - nelle dichiarazioni del vicecancelliere Lars Klingbeil e del ministro degli Esteri Johann Wadephul, entrambi attesi a Washington nelle prossime ore - si dice pronto "ad aumentare la sicurezza nell'Artico insieme come alleati della Nato", ribadendo tuttavia che sul futuro della Groenlandia decidono solo Nuuk e Copenaghen. E il diritto internazionale, è la linea rossa, "vale per tutti, Stati Uniti compresi".

Il messaggio a difesa della sovranità territoriale riecheggia anche nel resto d'Europa. La "retorica minacciosa" degli Stati Uniti non può che suscitare "aspre critiche", ha attaccato il premier svedese Ulf Kristersson dal palco della conferenza sulla sicurezza di Salen, assestando poi una stoccata a Washington che dovrebbe invece "ringraziare la Danimarca" ricordando Afghanistan e Iraq, dove oltre cinquanta soldati danesi "hanno pagato il prezzo più alto per quella lealtà".

Un promemoria storico che s'infrange invece contro la nuova dottrina Trump: le ultime scelte della Casa Bianca, ha rincarato il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, portano a una conclusione ormai "chiara": "I tempi della pax americana sono finiti". L'indipendenza europea, è stata l'analisi del politico lituano, non è più una scelta, ma una necessità da costruire anche con "un esercito comune" e "un Consiglio di sicurezza europeo" guidato dai grandi Paesi - Italia compresa - insieme al Regno Unito.

I piani del coordinamento Londra-Berlino-Parigi trovano un primo riflesso nel cambio di passo operativo della Nato. Nell'estremo nord, ha spiegato il generale Grynkewich, la minaccia di Mosca e Pechino è destinata a "crescere". Una lettura che asseconda l'allarme Usa e prova, in equilibrio precario, a tenere insieme l'Alleanza. Dove però non tutti concordano: alcuni diplomatici nordici con accesso ai briefing dell'intelligence Nato, citati dal Financial Times, sostengono che negli ultimi anni non vi siano state tracce di navi o sottomarini russi e cinesi attorno alla Groenlandia. Una linea ribadita dal ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide: "Non è corretto dire che ci siano molte operazioni di Russia o Cina nei pressi della Groenlandia. C'è attività nella regione, ma pochissima lì".

Il prossimo snodo resta il confronto politico guidato da Copenaghen, nonostante le rivendicazioni di Nuuk a trattare in autonomia: l'atteso faccia a faccia, tra martedì e mercoledì, tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen.

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