AFP
L'autore del duplice omicidio delle Cévennes sta collaborando con le autorità.
FRANCIA
16.05.2021 - 21:150

L'assassino delle Cévennes «è molto collaborativo»

Secondo gli inquirenti Valentin Marcone avrebbe premeditato il duplice delitto

PLANTIERS - Parla «chiaramente» ed è «molto collaborativo» Valentin Marcone, l'autore del duplice omicidio delle Cévennes, che venerdì si è consegnato alle autorità e sabato ha fornito una piena confessione.

Marcone ha ammesso di aver ucciso il suo capo Luc Teissonnière e il suo collega Martial Guérin martedì scorso a Plantiers, nel dipartimento del Gard. È seguita una caccia all'uomo durata 83 ore, nel corso della quale sono state impegnate centinaia di uomini. Il procuratore Eric Maurel ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa che ha avuto luogo oggi, che tutto lascia intendere che Marcone avesse premeditato il duplice delitto.

Lo stato psicologico - Maurel ha indicato che «non c'è nulla che porti a dire che sia paranoico, lo lasceremo fare agli esperti. Tuttavia, riteniamo che avesse paura, soprattutto di certe persone al villaggio, ed è stata questa paura che lo aveva portato a lavorare con un giubbotto antiproiettile per tre anni e con un'arma per diversi mesi». Un sistema di sorveglianza video è presente nell'abitazione di Marcone e le immagini potrebbero aiutare gli inquirenti. Marcone sembra un individuo «che rispetta molto le regole. Si è fidato delle istituzioni, ha presentato denunce. Sembrerebbe che alla fine questo ragazzo abbia potuto concepire una frustrazione o una delusione nei confronti del sistema». Ma alla fine, secondo Maurel, potrebbe aver deciso di risolvere da sé i propri problemi.

L'ipotesi della premeditazione - «Gli elementi che permettono d'ipotizzare la premeditazione sono numerosi», tra i quali che l'arma utilizzata fosse carica e con il colpo in canna. Ma anche la dinamica dei fatti: «L'interessato ci ha detto di aver avuto un alterco con il datore di lavoro e il collega riguardo al pagamento di ore di straordinario». In pochi attimi Marcone avrebbe aperto il fuoco «da tre a quattro riprese sulle due sfortunate vittime». Se giudicato colpevole, l'uomo potrebbe essere condannato al carcere a vita.

La fuga nella foresta - Nel corso della fuga durata 83 ore Marcone «si è sbarazzato delle sue armi molto rapidamente, una nascosta in modo sofisticato (la pistola), l'altra non ancora ritrovata». La pistola ritrovata potrebbe essere quella degli omicidi. Martedì mattina, ha aggiunto Maurel, «l'allerta è stata data dai membri della sua stessa famiglia».

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