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Pianificava attentato: un arresto

Pianificava attentato: un arresto
TORINO - I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) hanno arrestato a Torino un marocchino di 29 anni, Mouner El Aoual. Irregolare in Italia dal 2008, promuoveva sul web l'ideologia del Califfato islamico e istigava a compiere attentat...

TORINO - I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) hanno arrestato a Torino un marocchino di 29 anni, Mouner El Aoual. Irregolare in Italia dal 2008, promuoveva sul web l'ideologia del Califfato islamico e istigava a compiere attentati contro i «miscredenti», come li definiva, giustificando e inneggiando i recenti attentati commessi in Germania, Svezia e Francia.

Su una chat l'uomo aveva esternato la volontà di pianificare un attentato terroristico in Italia ed era alla ricerca di altri sodali per la sua realizzazione.

Mouner El Aoual è un «soggetto estremamente pericoloso», scrive il giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza di custodia cautelare. «Sta svolgendo un'opera di proselitismo e incitamento ad azioni violente e letali», scrive il giudice, e «per intenti e personalità presenta un altissimo rischio di passare all'esecuzione di tali gravi atti di violenza».

Mouner El Aoual era tra gli amministratori di un canale chat telematico sul social network Zello, denominato Lo Stato del Califfato islamico: con il nickname 'ibn dawala7', ovvero 'figlio dello Stato', inteso Stato islamico, l'uomo affermava di essere il portavoce dell'organizzazione terroristica e di aver giurato fedeltà al suo emiro, Abu Bakr Al-Baghdadi. «Evviva Abu Bakr Al Baghdadi, io giuro fedeltà a lui in tutte le situazioni - scriveva nel mese di febbraio -. È lui il mio Califfo, perché se lo è meritato. Io ho girato fedeltà a lui con tutto me stesso».

Il marocchino diffondeva consigli indirizzati dall'Isis ai 'lupi solitari' e ai 'foreign terrorist fighters'. E pubblicava anche materiale su tecniche di combattimento, di assassinio, di depistaggio dei controlli delle forze di polizia e sui comportamenti da tenere nei paesi occidentali per diventare 'invisibili'. Era riuscito a conquistarsi la fiducia di due italiani, madre e figlio, S.M. e F.G., che da nove anni lo ospitavano. I due lo consideravano quasi alla stregua di un figlio adottivo.

Grazie a questa sistemazione, il marocchino si era garantito nel tempo la massima copertura. L'uomo utilizzava infatti utenze telefoniche intestate a terze persone italiane, riuscendo a non destare sospetti anche tra le persone che lo ospitavano benché fossero al corrente dei suoi orientamenti radicali.

Nell'indagine, iniziata lo scorso settembre nell'ambito delle attività di contrasto al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters e lone wolves, i due italiani sono al momento soltanto persone informate dei fatti.

 

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