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Il lato oscuro dell’industria K-pop tra truffe e abusi

Sempre più stranieri inseguono il sogno di diventare idoli in Corea: storie di inganni, molestie e un sistema spietato sotto accusa.
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Fonte Red
Il lato oscuro dell’industria K-pop tra truffe e abusi
Sempre più stranieri inseguono il sogno di diventare idoli in Corea: storie di inganni, molestie e un sistema spietato sotto accusa.

L'Onda coreana, Hallyu, ha travolto da tempo ogni settore dell'intrattenimento occidentale, e a colpi di K-pop e K-drama, senza dimenticare la K-beauty, si è imposta all'attenzione dei giovanissimi, appassionati dei prodotti di bellezza e delle teen band provenienti dal Paese orientale. La Corea del Sud è diventata una meta di viaggio agognata per il fascino delle sue città ipertecnologiche e l'estetica perfetta dei suoi rappresentanti più noti. L'attrazione esercitata dai K-pop idol sui ragazzi e le ragazze occidentali è potentissimo, e con sempre maggior frequenza c'è chi decide di partire per Seoul per tentare di realizzare il sogno di far parte di una delle tante band osannate a livello globale. Mentre un tempo, infatti, i membri di questi gruppi musicali erano unicamente coreani, attualmente non sono pochi coloro che, pur provenendo da Paesi diversi dalla Corea del Sud, sono diventati degli idol molto famosi: Lisa delle Blackpink, ad esempio, è thailandese, mentre Tzuyu dei Twice, che ha tre membri giapponesi, è di Taiwan. Vi sono poi Jackson Wang dei Got7 che è cinese, Felix e Bang Chan degli Stray Kids che sono australiani e Fatou delle Blackswan che è di origine belga-senegalese. Tutto ciò ha spinto molti giovani nel mondo a tentare la fortuna ed iscriversi in una delle tante accademie che preparano gli adolescenti a diventare delle future star, insegnando loro non solo a cantare e ballare, ma anche a truccarsi e vestirsi ed atteggiarsi nei confronti del pubblico.

ImagoLiza leader delle Blackpink

L'inganno è dietro l'angolo - L'amara verità, però, è che entrare a far parte del mercato musicale coreano è tutt'altro che semplice, e la grande richiesta in questo senso ha portato alla creazione di realtà nebulose, come finte agenzie di reclutamento, che vendendo il sogno di diventare degli idol riescono a sottrarre moltissimi soldi a coloro che vi si affidano. La Bbc ha raccontato, in un suo recente articolo, le storie di chi, pieno di speranze, si è recato a Seoul per inseguire il proprio sogno per poi ritrovarsi ingannato, sia sul piano economico che professionale.

Anche la molestia sessuale - La giovanissima Miyu, nome di fantasia, è arrivata in Corea del Sud nel 2024, pagando la somma di 3 milioni di yen, circa 19.800 dollari, per partecipare ad un programma di sei mesi in una accademia nella quale avrebbe dovuto prendere lezioni di canto e danza ed avere l'opportunità di partecipare alle audizioni delle principali agenzie musicali del Paese. “Dovevano esserci audizioni settimanali, ma ciò non è mai successo. Le lezioni erano poche e distanziate tra loro”, ha raccontato la ragazza, aggiungendo di essere stata molestata da un membro senior del personale. La ragazza ha raccontato che lo standard delle lezioni di canto e ballo erano scadenti e che l'uomo aveva iniziato a monitorare costantemente dove si trovasse per poi metterle le mani addosso dicendole “bel corpo”. Un giorno l'ha convocata nel suo ufficio dicendole che dovevano discutere di un abito da indossare per un servizio fotografico ma, una volta lì, “mi ha detto di sedermi sulle sue ginocchia per discutere dell'outfit ma io mi sono accomodata sul bracciolo della poltrona. Da quel giorno in poi mi spaventavo anche solo sentendo la voce di un uomo”.

ImagoIl gruppo LoveOne

Truffe e situazioni borderline - La Bbc ha intervistato altre due persone iscritte alla medesima accademia, e mentre una è stata molestata sessualmente dallo stesso membro dello staff, la seconda ha raccontato di essere stata testimone di comportamenti inappropriati rivolti nei confronti di altri tirocinanti. Elin, anch'esso nome di fantasia, una ex tirocinante straniera ha raccontato che lo stesso molestatore di Miyu l'aveva convocata in sala riunioni e le aveva toccato la vita con la scusa di insegnarle il coreano. “A volte veniva in dormitorio alle due o tre del mattino dicendo che stava sistemando le luci. È entrato nella mia stanza mentre dormivo e mi ha solo guardato”. Il medesimo episodio è capitato anche a Miyu, e le due ragazze hanno avuto, per molto tempo, difficoltà a dormire a causa dello spavento. Le telecamere a circuito chiuso dell'accademia erano inoltre accese ventiquattro ore al giorno, e riprendevano i tirocinanti anche nei dormitori, monitorando e sentendo tutto ciò che i giovani partecipanti dicevano tra loro senza aver raccolto alcun consenso per poter operare in tal modo. Tutti hanno comunque confermato il fatto che l'accademia non avesse provveduto ad organizzare nessuna delle audizioni promesse. “Sognavo di diventare un idol, ma quello che ho vissuto sembra più una truffa” ha detto Miyu, che è solo una adolescente che sognava di poter replicare il successo avuto da Lisa che, come detto, è thailandese ed è diventata una star mondiale dopo essere arrivata in Corea del Sud da giovanissima.

ImagoBallerine di K-Pop

Zone d'ombra - La difficoltà nel vigilare e contrastare tale tipo di fenomeno deriva dal fatto che tali istituti di formazione sono solitamente classificati o come Hagwon, ossia accademia private regolate dal Dipartimento dell'Istruzione, o come agenzie di intrattenimento. L'accademia chiamata in causa da Miyu appartiene a quest'ultima categoria la cui supervisione è affidata al Ministero della Cultura che però ha poteri di controllo molto più limitati sui programmi di formazione delle stesse. Un funzionario del Ministero dell'Istruzione intervistato dalla Bbc ha dichiarato che “le normative vigenti in Corea del Sud non prevedono dei controlli stringenti su tali agenzie di tipo accademico”. Alla luce di questo, sono state aperte un numero impressionante di scuole di formazione che operano, in molti casi, con modalità poco chiare. Non è dato da conoscere neanche quanti siano i giovani che le frequentano: nel 2024 si parlava di 963 tirocinanti, circa la metà dei 1.895 del 2020, mentre il numero di stranieri è aumentato esponenzialmente nel giro di pochi anni. La cifra esatta non è comunque conosciuta, dato che questi giovani possono entrare in Corea del Sud con un semplice visto turistico della durata di tre mesi, rinnovabile di volta in volta.

ImagoLe star del K-pop della della Universal Music

Un mondo spietato - La voglia di farcela è sicuramente tanta ma capita spesso che i tirocinanti stranieri debbano scontrarsi con delle difficoltà ulteriori rispetto a quelli coreani come la conoscenza della lingua, lo stile di vita e la conoscenza del mondo musicale che dovrebbe aprire loro le porte del successo. La formazione di un idol dura in media due anni e solo una percentuale ridotta di coloro che seguono questi corsi di formazione riescono a trovare una collocazione nel mondo dello spettacolo. È noto, ormai, come il mondo del K-pop non sia quell'oasi di divertimento e buonumore che gli idol propongono al pubblico, ma un ambiente duro, se non spietato, dove a fronte dei pochi che riescono ad ottenere l'agognato successo a prezzo di grossi sacrifici, vi sono tantissimi ragazzi che vedono le proprie speranze infrante dopo anni in accademia che sono “un cocktail tossico di body shaming, sforzo fisico e problemi mentali” come scritto sul Mirror tempo fa.

La corsa dei bambini coreani verso la fama - Migliaia di bambini di appena dodici anni vengono mandati dai genitori in delle scuole specifiche dove, al costo anche di mille sterline a semestre, vengono preparati per sostenere delle audizioni e diventare “tirocinanti” messi sotto contratto da qualche casa discografica: si stima che a fronte di oltre cinquecento audizioni all'anno meno di dieci persone vengono scelte per diventarlo. Si tratta di un modo di vivere che i coreani apprendono fin da giovanissimi perché, come raccontato sul Guardian dal fotografo di moda Justin Shin, “per andare avanti in Corea devi calpestare qualcun altro. E' così dall'asilo, devi saltare davanti a tutti gli altri bambini. Per tutta la vita i coreani sono esposti alla concorrenza, essendo costantemente testati e valutati per le loro azioni e risultati accademici. E' super competitivo”. Le rigide regole della società coreana valgono anche per le star del K-pop il cui successo è determinato da quanto riescono a conformarsi ad esse. Un atteggiamento sbagliato, una parola fuori luogo, l'ombra di un vizio può determinare la caduta negli inferi della gogna mediatica se non della morte, come testimoniato dai numerosi suicidi accaduti nel mondo dello showbiz coreano. Un sistema duro e senza sconti a cui si somma il problema dell'esistenza di scuole non qualificate per preparare artisticamente questi giovani talenti. “Il K-pop ha guadagnato una fama mondiale e con questa arriva la responsabilità-ha detto Miyu alla Bbc-per lo meno spero che i bambini che inseguono questo sogno possano farlo in un ambiente sicuro”.

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