Quella voglia di Groenlandia: Trump manda il suo inviato

Jeff Landry è arrivato sull'isola nel fine settimana. Il motivo ufficiale è la presenza a un forum economico
NUUK - Tra il Canada, il Venezuela e, più di recente, Cuba come possibili futuri Stati americani Donald Trump non dimentica la sua prima ossessione: la Groenlandia.
L'inviato del presidente, il governatore della Louisana Jeff Landry, è infatti sbarcato nel fine settimana a Nuuk, la capitale dell'isola più grande del mondo. Il motivo ufficiale della visita è la partecipazione ad un forum economico che riunisce politici, imprenditori e investitori, ma la delegazione di Washington vuole anche tastare il terreno e capire come procedere per raggiungere l'ambizioso obiettivo del tycoon che vuole, a tutti i costi, controllare la strategica isola dell'Artico per sottrarla alla sfera di influenza di Cina e Russia.
Dopo un incontro con Landry, il primo ministro del territorio autonomo danese, Jens-Frederik Nielsen, ha sottolineato che la posizione degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia non è cambiata. «È stato un incontro costruttivo, nel corso del quale abbiamo potuto dialogare con spirito positivo e con grande rispetto reciproco», ha affermato il premier groenlandese ribadendo che il suo popolo «non è in vendita e che l'autodeterminazione non è oggetto di negoziazione».
La visita giunge in un momento in cui le tensioni scaturite dalle ripetute rivendicazioni di Trump sul territorio, si sono in parte attenuate, pur non essendo del tutto svanite. E in un periodo delicato per la Danimarca, rimasta senza governo dalle elezioni del 24 marzo. Anche il ministro degli Esteri dell'isola, Mute Egede, ha riferito che gli Stati Uniti non hanno rinunciato al loro obiettivo. «Noi abbiamo la nostra linea rossa. E nemmeno il punto di partenza degli americani è cambiato», ha detto.
A gennaio, il tycoon aveva fatto marcia indietro rispetto alle prime minacce, inclusa quella di usare eventualmente la forza militare, dopo che Copenaghen e altri alleati della Nato avevano opposto una ferma resistenza. Poi funzionari danesi e groenlandesi hanno tenuto un incontro a Washington, in seguito al quale è stato creato un gruppo di lavoro incaricato di discutere la posizione degli Usa.
Tra le varie ipotesi sul tavolo dei consiglieri di Trump, la più accreditata è il 'modello Porto Rico'. L'isola diventerebbe Territorio d'oltremare degli Stati Uniti e beneficerebbe della piena protezione militare americana. Ma manterrebbe il proprio parlamento e la facoltà di eleggere i propri leader locali, esattamente come avviene oggi a Porto Rico. I groenlandesi avrebbero la doppia cittadinanza e sarebbero liberi di vivere negli Usa.



