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GUERRA IN UCRAINAQuei russi che imbracciano i fucili contro Putin

24.05.23 - 10:50
«Sabotatori»? Terroristi? Chi sono i gruppi paramilitari che combattono contro la Russia a Belgorod? Facciamo il punto
Reuters
Quei russi che imbracciano i fucili contro Putin
«Sabotatori»? Terroristi? Chi sono i gruppi paramilitari che combattono contro la Russia a Belgorod? Facciamo il punto

BELGOROD - «Sabotatori». Così Mosca ha definito i responsabili degli attacchi che in questi giorni hanno incendiato la regione russa di Belgorod. Un manipolo di militari ucraini a cui il Cremlino ha risposto con un'operazione di «contro-terrorismo», confermando 70 (almeno) uccisioni. Kiev ne dà una lettura diversa. A partire dalla premessa: non si tratta di soldati ucraini ma di gruppi paramilitari russi, "di stanza" nell'ex repubblica sovietica.

Gruppi che, citando Andriy Yusov, il portavoce dell'intelligence ucraina, «operano in totale autonomia» sul territorio russo, con il fine di creare una zona cuscinetto «di sicurezza» a tutela della popolazione ucraina. Ma perché lo fanno? E, prima ancora, chi sono?

Quei Russi contro Vladimir Putin
Andiamo con ordine. I «sabotatori» in questione sono infatti esponenti di due entità distinte: la "Legione per la libertà della Russia" e il "Corpo dei Volontari Russi" (RDK); si tratta a tutti gli effetti di cittadini russi che, per usare un eufemismo, non nutrono grande simpatia per l'attuale inquilino del Gran Palazzo del Cremlino. Ed entrambe rientrerebbero in quella che viene chiamata la "Legione Internazionale per la Difesa territoriale dell'Ucraina".

Si tratta di due teste che hanno un'origine molto recente. La prima è nata nel marzo del 2022, pochi giorni dopo l'inizio dell'invasione russa in Ucraina. Si presume che si tratti di un'unità dell'esercito russo che ha disertato, schierandosi sotto la bandiera giallo-azzurra ma senza una chiara matrice politica.

La seconda invece è stata fondata lo scorso mese di agosto da Denis Kapustin (ora Nikitin), nazionalista russo con un curriculum piuttosto variopinto: un passato da hooligan, la militanza in gruppi di estrema destra - esperienze da cui ne deriva l'etichetta di neo-nazisti affibbiata all'RDK, che però Kapustin ha respinto - e anche la creazione di un marchio di abbigliamento.

Di propaganda, «terroristi» e zone grigie
Il nome delle due unità, come detto, ha guadagnato una certa visibilità mediatica in queste ultime settimane, scaturita dai blitz negli oblast russi di Bryansk ad aprile e, ancor di più, di Belgorod, situati a ridosso della frontiera. Operazioni che possiamo definire di certo "non regolari" e condotte in una di quelle zone grigie da cui si può però influenzare la direzione del vento sul campo di battaglia. La direttrice sembra tracciata, in parallelo alla controffensiva "ufficiale" di Kiev.

Il segretario del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa ucraino Oleksiy Danilov ha dichiarato, proprio in queste ore, che «Bryansk, Kursk, Voronezh e altre regioni non possono essere sicure, considerando il numero di cittadini russi che sono contro il regime» di Putin. Questo significa che «ci saranno passi avanti» anche in altri oblast russi confinanti con l'ex repubblica sovietica. «I russi non si sentiranno al sicuro in nessun angolo della Federazione Russa». E la notte, stando alle dichiarazioni che il governatore dell'oblast di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, ha rilasciato stamane, non è stata delle più tranquille.

A Mosca tuttavia prevale al momento un approccio pragmatico. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha fatto sapere che non ci sarà alcun vertice urgente e che la "questione Belgorod" sarà trattata in occasione del prossimo incontro del Consiglio di Sicurezza russo, già in agenda per il 26 maggio. Per l'Institute for the study of War (ISW) si tratta di una scelta operata per «trasmettere fiducia in merito alla gestione della situazione da parte della Russia». Come a voler dire che "tutto è sotto controllo". Ma anche a Mosca c'è chi soffia sul fuoco. E si tratta del leader del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, che "spara" liberamente un giorno sì e l'altro pure in direzione dello Zar. E su Belgorod è stato lapidario: «Il Corpo dei Volontari Russi sta entrando nella regione» e le forze russe «non sono assolutamente pronte a resistere».

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