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FOCUSSchiavi di un algoritmo. Pressati e sfruttati dai pacchi

13.12.22 - 06:31
Dipendenti sotto pressione. Restano svegli la notte pur di spedire tutti i pacchi. Costretti a lavorare a ritmo. Benvenuti ad Amazon.
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Schiavi di un algoritmo. Pressati e sfruttati dai pacchi
Dipendenti sotto pressione. Restano svegli la notte pur di spedire tutti i pacchi. Costretti a lavorare a ritmo. Benvenuti ad Amazon.

SEATTLE (WASHINGTON) - Le ultime settimane che precedono il Natale sono quelle dello shopping folle. In queste ore la parte del leone la fanno i siti di e-commerce, che vengono letteralmente presi di mira da una raffica di click sulla tastiera. Si vende, si compra, si fanno affari. Sembrerebbe che tutti siano soddisfatti da tale vortice di affari, eppure la felicità di chi riceve un pacco a casa è inversamente proporzionata a quella di chi quel pacco lo ha confezionato e spedito. Si spiegano così, le innumerevoli manifestazioni di protesta, a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi da parte dei lavoratori di Amazon, la più grande internet company al mondo. La campagna lanciata in occasione dell'ultimo Black Friday, 'Make Amazon Pay', letteralmente fai pagare Amazon, è stata coordinata da una coalizione internazionale formata da oltre 80 sindacati sotto la sigla Uni global Unione e Progressive International, con il sostegno della società civile e da organizzazioni ambientaliste, ed è stata lanciata in oltre 30 Paesi, dal Giappone al Sudafrica, oltre che in tutta Europa, per denunciare le precarie condizioni di lavoro dei dipendenti dell'azienda.

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Pratiche abusive e poco sicure -  Secondo quanto dichiarato da Christy Hoffman, segretaria generale della Uni Gobal Union, «è giunto il momento che il gigante tecnologico cessi immediatamente le sue pratiche abusive e poco sicure, rispetti la legge e negozi con i lavoratori che vogliono migliorare il proprio posto di lavoro». Dello stesso avviso è Daniel Kopp di Progressive International, secondo il quale «mentre i lavoratori di tutto il mondo lottano contro lo scandalo del costo della vita, Amazon, nonostante i suoi enormi profitti, sta imponendo ai suoi lavoratori tagli alle retribuzioni in termini reali. Si sottrae alle tasse e le sue emissioni di Co2 stanno aumentando vertiginosamente». In Francia e Germania sono stati convocati scioperi coordinati in 18 grandi magazzini, di modo da bloccare le spedizioni nei principali mercati europei. La richiesta è sempre quella di migliorare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti «sotto pressione per il numero di pacchi che devono gestire all'ora. Restano svegli la notte pensando solo alle loro statistiche di produttività».

AFPProteste a New York contro le condizioni di lavoro di Amazon

Le proteste - In Gran Bretagna, il sindacato Gmb ha programmato una serie di proteste davanti a numerosi magazzini per chiedere un aumento salariale da 10,50 sterline l'ora a 15 sterline. I lavoratori si scagliano anche contro l'incentivo di 500 sterline che Amazon ha annunciato per i lavoratori del Regno Unito, a patto che il personale «non faccia assenze non autorizzate tra il 22 novembre e il 24 dicembre». Secondo il sindacato, infatti, vincolare l'incentivo alla presenza in azienda del dipendente può essere interpretato come un incentivo illegale a non scioperare. Negli Stati Uniti si sono tenute manifestazioni di protesta per tutto il weekend del Black Friday e a Manhattan un gruppo di attivisti ha marciato fuori dalla casa in cui vive il fondatore di Amazon, Jeff Bezos. Particolarmente sentita è anche la questione ambientale e i lavoratori di Amazon si sono fatti portavoce di giuste rimostranze in tal senso. Nazma Akhter, presidente della Sommilito Garments Sramik Federation ha affermato che «in Bangladesh siamo in prima linea nella lotta contro il clima, quindi sappiamo che la giustizia climatica e quella ambientale non possono essere separate», mentre in Sudafrica i manifestanti hanno protestato vicino agli uffici di Amazon a Città del Capo che sarebbero sorti su terreni considerati sacri dalle popolazioni indigene.

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Neanche il tempo per andare in bagno - Sono decenni che si discute sulla scarsa qualità delle condizioni lavorative dei dipendenti di Amazon eppure, le proteste di questi giorni, dimostrano come la problematica sia ben lontana dall'essere risolta. Di recente, gli stessi azionisti del colosso di Seattle hanno rifiutato 15 risoluzioni, proposte dagli investitori, per migliorare l'impatto ambientale della compagnia e le condizioni dei lavoratori. Alcune di queste riguardavano la necessità di produrre report sulla salute e sicurezza del personale e una revisione dell'uso della plastica da parte dell'azienda. Gli azionisti hanno rifiutato anche di accettare proposte a tutela dei diritti dei lavoratori e su altri temi sociali spinti sia dal Consiglio di amministrazione che dallo stesso Jeff Bezos che controlla direttamente il 12,7% dei voti. Alcune inchieste giornalistiche della rivista economica statunitense Forbes avevano da tempo messo in luce la violazione degli standard di sicurezza sul lavoro e un controllo maniacale del tempo speso dal lavoratore, anche solo per recarsi in bagno, che influisce negativamente sulla sua valutazione, con eventuale decurtazione dello stipendio. Il 24 maggio scorso, la Cbc ha riportato la notizia che una persona su cinque che compie consegne per Amazon ha sofferto di diversi multipli infortuni oltre allo scandalo, già più volte sollevato, della necessità di urinare in bottiglie di plastiche pur di rispettare le tempistiche di consegna stabilite dagli algoritmi che regolano il settore.

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Umani costretti a lavorare "a ritmo" - La gestione basata su algoritmi è una delle principali cause della violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori di Amazon. Ognuno di loro, infatti, è valutato sulla base del sistema 'rate', ritmo, e 'make a beat', fai un suono, che presuppone che ogni volta che il lavoratore non rispetta il ritmo assegnatogli per lo svolgimento delle proprie mansioni, l'algoritmo attiva un alert destinato sia al lavoratore che ai suoi responsabili. Più cresce il numero delle segnalazioni, più aumenta la possibilità di essere ammoniti e, nel caso di lavoratori precari, di non vedersi rinnovato il contratto di lavoro. Il ritmo di svolgimento di ciascuna mansione all'interno delle strutture di Amazon viene, quindi, costantemente monitorato attraverso una serie di dispositivi atti a rilevare i dati in tempo reale che fungono da strumento di sorveglianza a danno dei lavoratori stessi che si trovano a svolgere un lavoro usurante ed alienante con la paura costante di poterlo perdere per motivi pretestuosi. E se da una parte Jeff Bezos si è detto “orgoglioso della cultura del lavoro presente nella sua azienda” puntando a diventare «il miglior datore di lavoro della Terra e il posto di lavoro più sicuro della Terra», un inchiesta del Times ha rivelato come il tasso di abbandono dei magazzinieri sia così alto da influenzare il tasso di turnover del settore.

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Imbottiti di bevande energetiche -  È noto, poi, che per non perdere il ritmo durante il proprio turno di lavoro, i lavoratori di Amazon facciano uso, se non abuso, di bevande energetiche, caffè ed aspirina, messe a loro disposizione dai distributori gratuiti dislocati in vari punti del magazzino in cui lavorano. Ad accendere ancora di più gli animi dei manifestanti vi è l'utilizzo, a loro modo di intendere molto pericoloso e pervasivo, della robotica all'interno della struttura dell'azienda, in cui già operano diffusamente i robot Kiva, realizzati da una startup del Massachusetts. Tali robot, che si muovono in una parte del magazzino dove i lavoratori non possono accedere, hanno la funzione di trasportare sugli scaffali dei carichi pesanti, fino a 450 chilogrammi, seguendo una griglia invisibile identificata da una sequenza di codici a barre stampati sul pavimento. Nel novembre di quest'anno, Amazon ha presentato, all'evento Delivering the Future a Boston, un nuovo robot denominato Sparrow che, grazie all'intelligenza artificiale di cui è equipaggiato, riesce ad identificare e maneggiare una gran varietà di oggetti di dimensione diversa senza alcun aiuto da parte dell'uomo. Nonostante l'azienda abbia garantito che “Sparrow si occuperà dei compiti ripetitivi, consentendo ai dipendenti di concentrare il loro tempo e le loro energia su altre cose”, in molti vedono in questa acquisizione una strategia per sostituire la manovalanza umana con la robotica. Anche se appare difficile che ciò possa accadere nell'immediato, i lavoratori Amazon continuano a chiedere a gran voce che il dipendente, nella sua persona di uomo e lavoratore, venga messo in primo piano garantendo la tutela della propria salute e dignità. Di certo, nell'ambito del problematico rapporto tra lavoratore e robot, non si può non citare Warren Bennis, consulente organizzativo e precursore degli studi sulla leadership, il quale disse che “la fabbrica del futuro avrà solo due dipendenti: un uomo e un cane. L'uomo sarà là per dare da mangiare al cane, e il cane per impedire all'uomo di avvicinarsi alle apparecchiature”.

COMMENTI
 

Mattiatr 1 anno fa su tio
Bé se ci sono le prove di violazioni varie di più leggi oppure di evasione fiscale perché non denunciano al posto di protestare? Così, lo chiedo per un amico.

Capra 1 anno fa su tio
Società molto pericolosa!

Kelt 1 anno fa su tio
La nostra parte la possiamo fare. Non comprare nulla su Amazon. Non l'ho mai fatto e non mi manca di sicuro. Ormai quasi qualunque negozio è in grado di spedire la merce a casa. Come al solito la soluzione è nelle nostre decisioni.

S.S.88 1 anno fa su tio
La gente che si candida per lavorare per Amazon sa già dove va a finire… sicuramente devono rivedere il modo di lavorare e la qualità per i dipendenti ma purtroppo si sa che entra a far parte di quel gruppo sa già che dovrà fare salti mortali finché non cambierà qualcosa al vertice.

Johnnybravo 1 anno fa su tio
Risposta a S.S.88
Molta gente che si candida per lavorare in Amazon, si candida perché non ha scelta, è alla canna del gas... se non trovi altro lavoro e magari in più hai famiglia o accetti o accetti...

Luisssss 1 anno fa su tio
Scelte di vita, nessuno obbliga nessuno a lavorare, ed è bello che hanno un lavoro, eppure continuano a lamentarsi, che pensino a chi non ha un lavoro !!!!

Geni986 1 anno fa su tio
Risposta a Luisssss
Spesso si lavora per la propria famiglia! Lei non vuole il meglio per i suoi figli? Ma mi sa che non ne ha...

Johnnybravo 1 anno fa su tio
Risposta a Luisssss
La sua affermazione è proprio vergognosa, allora secondo il suo ragionamento nessuno dovrebbe piu avere diritti, basta che abbiano un iavoro, torniamo allla schiavitù... basta lsmentarsi, al lavoro schiavi... pensate a chi non ha il lavoro, schiavi... Mamma mia che discorsi. Le ricordo che delle volte la vita non lascia delle scelte, non sono tutti fortunati come lei, che ha addirittura tempo per scrivere c@zz@te (mi scuso, ma quando ci vuole ci vuole) impunemente. Saluti

Traspa 1 anno fa su tio
La tecnologia deve essere al nostro servizio, e non il contrario, e cioè diventare schiavi. In certi settori hanno dimenticato che hanno a che fare con degli esseri umani, e non delle macchine. E lo dico da amante della tecnologia.
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