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MONDOQuali sono i sintomi? Uno sguardo alla"quinta" Omicron

22.06.22 - 16:00
La sottovariante BA5, sempre più dominante, sta determinando un nuovo aumento dei casi Covid. Facciamo il punto
AFP
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22.06.22 - 16:00
Quali sono i sintomi? Uno sguardo alla"quinta" Omicron
La sottovariante BA5, sempre più dominante, sta determinando un nuovo aumento dei casi Covid. Facciamo il punto

LUGANO - Il Covid-19 non è scomparso. Un'ovvietà, dirà qualcuno, ma il ritorno alla normalità degli ultimi mesi ha rapidamente allontanato tutte quelle abitudini, le immagini e le parole - test, certificati con un numero di G variabile, mascherine e quarantene; per nominarne alcune - che per due lunghi anni sono state le protagoniste della nostra quotidianità. E la pandemia, sebbene ancora in corso, è uscita così, in silenzio, dai nostri radar. Ma il coronavirus in questi giorni ci sta ricordando di essere ancora tra di noi.

Le ultime cifre, anche in Ticino, ci consegnano infatti l'istantanea di un momento in cui i contagi sono tornati a crescere, facendo squillare un primo e cauto campanello di allarme. Nessun allarmismo, quanto piuttosto l'invito - come quello sottinteso un paio di giorni fa anche dal Medico cantonale Giorgio Merlani - a prestare attenzione e ricordare che il virus, anche nelle sue forme più"mansuete" come lo sono le due sottovarianti Omicron attualmente dominanti, può costituire un rischio serio per le persone più fragili.

Un virus sempre più"scivoloso" e"appiccicoso"
Di «famoso campanello di allarme», con lo sguardo già rivolto ai possibili scenari del prossimo autunno, parla anche un vademecum informativo pubblicato di recente dal Gruppo San Donato e curato dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, in cui vengono tratteggiati i contorni di quella sottovariante Omicron BA5 che sta alimentando l'ultimo sprint dei casi, forte di una contagiosità ben «superiore a quella del morbillo e della varicella». Se si ragiona in termini di valore R0 e si mettono in fila, come nel più classico confronto all'americana, alcune delle varianti che hanno firmato le precedenti ondate, si può osservare l'evoluzione crescente di questo parametro.

Il 2.5 del virus originale di Wuhan, aumentato fino a 7 per la variante Delta, ora, nel caso della quinta"incarnazione" di Omicron, oscilla tra 15 e 17. Che si traduce - per chi avesse nel frattempo"disinstallato" dalla memoria anche il concetto di R0 - con il fatto che una persona infetta può arrivare a contagiarne altre 15-17. E a questo si aggiungono le capacità di"bucare" la risposta immunitaria conferita dai vaccini di cui disponiamo attualmente - che, lo ricordiamo, restano però efficaci nel mitigare gli effetti della malattia - e di reinfettare chi ha già contratto in precedenza il virus.

Omicron 5, quali sono i sintomi?
L'evoluzione subita dal virus nel corso di questi due anni e mezzo ha alterato anche la tipologia di sintomi innescati dal contagio. Durante le prime ondate, oltre ai più classici stati febbrili e influenzali, uno dei sintomi più caratteristici era quello della perdita temporanea dell'olfatto e del gusto. Nel caso di Omicron 5 questo stato di disturbo si manifesta con un'incidenza assai minore. Al contrario sono invece quasi sempre presenti un forte raffreddore e un mal di gola pungente - il virus infatti si replica prevalentemente nelle alte vie aeree, senza scendere nei polmoni.

Altri sintomi frequenti sono inoltre la cefalea e uno stato di spossatezza generale, in genere accompagnato a qualche linea di febbre e da inappetenza, che può protrarsi per 4-5 giorni.

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