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«Freni manomessi» sulla funivia del Mottarone: tre fermati
keystone-sda.ch (Piero Cruciatti)
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ITALIA
26.05.2021 - 07:250
Aggiornamento : 10:34

«Freni manomessi» sulla funivia del Mottarone: tre fermati

Si tratta dei gestori dell'impianto. Volevano «rimediare» così a un problema tecnico non risolto.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania: «Hanno ammesso».

VERBANIA - La svolta è arrivata quasi all'alba, dopo una notte di interrogatori serrati e, a tratti, anche tesi e drammatici. A tre giorni dalla tragedia del Mottarone, il crollo della cabina della funivia in cui sono morte quattordici persone, tra cui due bambini, ci sono tre fermati. Si tratta di Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l'impianto, la Ferrovie Mottarone srl, il direttore e il capo operativo del servizio.

A disporre il fermo è stata la procuratrice della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, che con la pm Laura Carrera coordinano le indagini dei carabinieri, in seguito all'analisi della cabina precipitata e agli interrogatori. Un confronto di oltre dodici ore con dipendenti e tecnici dell'impianto convocati nella caserma dell'Arma, a Stresa, dal pomeriggio di ieri. Persone informate sui fatti, in un primo momento, ma già ieri sera, con l'arrivo dei primi avvocati, è stato chiaro che la posizione di alcuni di loro era cambiata. Dopo mezzanotte è arrivato anche Nerini, raggiunto in seguito anche dal suo difensore, l'avvocato Pasquale Pantano.

Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che la procuratrice Olimpia Bossi definisce «un quadro fortemente indiziario». L'analisi dei reperti ha infatti permesso di accertare che «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso». Per gli inquirenti, il "forchettone", ossia il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso. Un «gesto materialmente consapevole», per «evitare disservizi e blocchi della funivia», che da quando aveva ripreso servizio, presentava «anomalie».

Entrata in funzione da circa un mese, dopo lo stop a causa della pandemia, la funivia del Mottarone «era da più giorni che viaggiava in quel modo e aveva fatto diversi viaggi», precisa la procuratrice. Interventi tecnici per rimediare ai disservizi erano stati "«richiesti ed effettuati». Uno il 3 maggio, ma «non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare». Così, «nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l'esito fatale», sottolinea la magistrata, che parla di «uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti svolti».

Le indagini non sono finite. E non solo perché, con l'intervento dei tecnici, sarà necessario confermare quanto emerso dai primi accertamenti. La procura di Verbania intende infatti «valutare eventuali posizioni di altre persone». «Si è tutto accelerato nel corso del pomeriggio e di questa notte - conclude Bossi lasciando la caserma -. Nelle prossime ore cercheremo di verificare, con riscontri di carattere più specifico, quello che ci è stato riferito», conclude parlando di «un quadro fortemente indiziario» nei confronti dei fermati. Persone che avevano, «dal punto di vista giuridico ed economico, la possibilità di intervenire. Coloro che prendevano le decisioni». E che, secondo gli sviluppi dell'inchiesta, hanno preso le decisioni sbagliate.

I tre fermati «hanno ammesso» - Il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani, ha intanto fatto sapere che le tre persone fermate nella notte per l'incidente alla funivia del Mottarone avrebbero ammesso le loro responsabilità. «Il freno non è stato attivato volontariamente? Sì, sì, lo hanno ammesso», ha dichiarato l'ufficiale dell'Arma ai microfoni di Buongiorno Regione, su Rai Tre. «C'erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema, o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la "forchetta", che impedisce al freno d'emergenza di entrare in funzione».


 
 

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