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STATI UNITI
17.11.2020 - 07:010
Aggiornamento : 08:07

Donne condannate a morte. Lisa che sta aspettando il boia

Sarà la prima donna, condannata dalla giustizia federale, a ricevere un'iniezione letale in quasi settant'anni.

La sua esecuzione avverrà il prossimo 8 dicembre

di Redazione

INDIANA (STATI UNITI) - Sarà uno degli ultimi atti della presidenza Trump. Non succede da oltre 60 anni che una donna venga uccisa per decisione della Corte Federale negli Stati Uniti. Succederà, salvo difficili, quasi impossibili, dietrofront, il prossimo 8 dicembre. Quando Lisa Montgomery, la prima donna a passare per le mani del boia dal 1953, sarà giustiziata da una iniezione letale nella camera della morte del penitenziario federale di Terre Haute, in Indiana.

Un assassinio perverso - La Montgomery è stata condannata nel 2004 per aver strangolato un'altra donna incinta e dopo averle tagliato il ventre, ha rapito la bambina di otto mesi non ancora nata. Un omicidio che il ministro Barr ha definito "particolarmente efferato" nella sua dinamica perversa. Lisa, all’epoca dei fatti 36enne, con la scusa di voler comprare un cucciolo di cane, si era recata nella casa di Bobbie Jo Stinnett, in Missouri. Una volta entrata aveva strangolato la donna 29enne, incinta, e con un coltello le aveva aperto l’addome e tirato fuori la bambina, con cui poi scappò via. Quella bimba, poi salvata, oggi ha 16 anni.

Una vita di violenze e abusi - Come sempre avviene intorno alle condanne a morte, anche in questo caso, diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani e che lottano contro la pena capitale promettono di dare battaglia fino all'ultimo istante. Così come i legali della donna che spingono sui gravi disturbi mentali patiti da Lisa, avendo vissuto un'infanzia e un'adolescenza piena di violenze e di abusi, più volte stuprata dal compagno della madre e poi abusata anche dai due mariti. Una condizione di disagio psichico aggravata inoltre dalla dipendenza dall'alcol. Sul The New York Times si parla anche di traffico sessuale e di uno stupro di gruppo ai danni di una giovanissima Lisa.

Un’azione fortemente voluta dall’amministrazione d Donald Trump che ha visto la contrarietà di numerosi cittadini. “La sua condanna ha esaurito gli appelli e le sue richieste sono state rigettate da tutte le corti che l’hanno prese in considerazione”, si legge nella dichiarazione del dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump.

Quindicimila condanne a morte - Secondo i dati di Death Penalty Info, delle oltre 15 mila condanne a morte eseguite negli Stati Uniti a partire dal 1632, sono 500 quelle che riguardano una donna. Per trovare una donna vittima del boia federale negli Usa invece bisogna risalire al 1953, quando furono in due a essere giustiziate: Ethel Rosenberg, quando, in piena guerra fredda, col marito Julius fu condannata alla sedia elettrica con l'accusa di spionaggio, e Bonny Heady, morta in una camera a gas nel Missouri: insieme al fidanzato alcolista e tossicodipendente, aveva rapito e ucciso Bobbie Greenlease, il figlio di appena 6 anni avuto in tarda età da un ricco magnate automobilistico di Kansas City. Si trattò di un altro delitto che lasciò sotto shock l'America. L'unica altra donna della storia americana mandata a morte per ordine del governo federale è stata nel 1865 Mary Suratt, proprietaria di una pensione, impiccata con l'accusa di aver preso parte a una congiura per assassinare il presidente Abraham Lincoln. Mentre dal 1976, anno in cui la Corte suprema definì la pena di morte costituzionale e la ripristinò, sono 16 le donne che sono state condannate a morte da tribunali statali.

Pena di morte: Iran al primo posto. Tabù in Cina
Un trend negativo che si spera possa essere confermato in questo 2020. I numeri sulla pena di morte nel mondo sono in costante calo secondo Amnesty International. Dalle almeno 690 del 2018 alle almeno 657 dell’anno scorso. I quattro paesi con il maggior numero di esecuzioni nel 2019 sono Iran (almeno 251), Arabia Saudita (184), Iraq (almeno 100) ed Egitto (almeno 32). Discorso a parte merita la Cina dove il regime non consente di avere dei dati certi, secondo l’associazione per la difesa dei diritti dell’uomo, lì i casi sarebbero ancora a migliaia. In tutto sono ormai 142 i paesi che hanno abolito nella legge o nella prassi la pena di morte e, di questi, 106 l’hanno abolita dal loro ordinamento per qualunque reato. Negli Usa, il governatore della California ha istituito una moratoria ufficiale sulle esecuzioni nello stato americano e il New Hampshire è divenuto il 21° stato americano ad abolire la pena di morte per tutti i reati.

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