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CANTONE
27.02.2019 - 15:420
Aggiornamento : 17:01

Neo mamme e lavoro, un’iniziativa cantonale per proteggerle

Fiorenzo Dadò e Giorgio Fonio chiedono di adeguare l’attuale periodo di protezione tenendo in considerazione la nuova ordinanza sull’allattamento

LUGANO - Giorgio Fonio e Fiorenzo Dadò hanno presentato oggi un’iniziativa cantonale per il prolungamento della protezione della disdetta del contratto di lavoro al termine del congedo maternità, tenendo conto della nuova ordinanza sull’allattamento.

L’attuale regolamentazione a tutela delle neo mamme stabilisce che il datore di lavoro non possa disdire il rapporto di lavoro «durante la gravidanza e nelle 16 settimane dopo il parto della lavoratrice». In Svizzera però, cifre alla mano, «per oltre il 10 per cento delle donne la comunicazione della gravidanza ha come conseguenza la disdetta del contratto di lavoro d’intesa con il datore di lavoro oppure il preannuncio di quest’ultimo della disdetta al rientro dal congedo».

«Un cambiamento di mentalità» - A questi casi si aggiunge un ulteriore 3% di disdette comunicate dal datore di lavoro dopo il parto. Numeri precisi a livello ticinese al momento non ce ne sono, ma il fenomeno secondo i sindacati è in crescita. «Ogni giorno, nei segretariati del nostro sindacato, registriamo licenziamenti ingiusti di mamme al termine dell’attuale periodo di protezione di 16 settimane (tra i più brevi in Europa). Purtroppo è possibile agire, pretendendo un equo indennizzo, solo nel caso in cui sia dimostrabile la discriminazione subita», scrive in un comunicato OCST donna-lavoro, sottolineando come l’iniziativa Dadò-Fonio favorisca inoltre un «cambiamento di mentalità».

«Al momento dell’entrata in vigore, le aziende dovranno necessariamente farsi carico del reinserimento in azienda al termine del congedo maternità e potranno quindi constatare, se non fosse già ovvio, che la qualità del lavoro e la dedizione delle neomamme non sono certo inferiori a prima del parto», conclude il sindacato.

PPD
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Commenti
 
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il saggiatore 2 anni fa su tio
Non ho niente contro le neo-mamme e il periodo di allattamento del neonato, ed è vero che 16 settimane dopo il parto sono probabilmente un periodo di protezione un po' ridicolo, ma non posso non notare che per l'impresa dover assumere un lavoratore a tempo determinato (per 16 settimane, cioè poco meno di 4 mesi; ma sarebbe lo stesso anche se il periodo di protezione fosse - per dire - di 32 settimane), in sostituzione/a complemento del lavoro della puerpera, magari dovendolo formare, e poi dirgli addio al rientro della neo-mamma, non è una situazione piacevole. Non è quindi sorprendente se alla donna incinta/puerpera viene data la disdetta dal contratto di lavoro (con effetto a partire dalla 16a settimana dopo il parto). Piuttosto che allungare il periodo di protezione, forse bisognerebbe puntare sul lavoro a tempo parziale, in modo che la donna possa conciliare occupazione e maternità senza uscire dal mercato del lavoro, e senza obbligare il datore di lavoro ad una sostituzione (che alla fine è comunque dannosa per l'impresa).
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