CASLANO
10.07.2018 - 18:130
Aggiornamento : 11.07.2018 - 08:31

N.A. dall'Otaf agli stupefacenti: «A gestirlo era rimasta solo lei»

Omicidio Lischetti: no comment dalla Fondazione dove il giovane reo confesso ha lavorato. E il Municipio ammette: «Non ci siamo occupati di lui»

CASLANO - Alla Fondazione Otaf tutti ricordano N.A., il ragazzo «altissimo e silenzioso» che fino a un anno fa frequentava il laboratorio di gastronomia. Ma la direzione non vuole commentare l'omicidio efferato per cui il 23enne è ora agli arresti alla Farera. «Obblighi di riservatezza» spiega il direttore Roberto Roncoroni. 

Da Baden al Ticino - Eppure le ultime notizie – lunedì il giovane ha ammesso i fatti – si sono già sparse tra utenti e operatori del centro per disabili di Sorengo. Qualcuno ricorda di quando, due anni fa, il giovane si presentò in cerca di un posto, accompagnato proprio dalla nonna, e «non parlava una parola di italiano». Era giunto in Ticino da Baden (AG), dopo un apprendistato da giardiniere in una struttura svizzero-tedesca per disabili psichici. Beneficiava di una rendita d'invalidità, come già riferito da tio.ch/20minuti. 

«Non frequentava con regolarità» - Ma perché il trasferimento in Ticino, lontano dai genitori e dalla sua rete sociale? Il 23enne «era venuto a sud delle Alpi proprio per stare vicino alla nonna, da poco rimasta vedova» racconta Don Gianpaolo Patelli, ex parroco di Caslano che all'epoca seguì il collocamento di N.A. a Sorengo. «Tuttavia il ragazzo era incostante e infantile e non frequentava con regolarità». Dopo un anno circa avrebbe smesso del tutto di recarsi alla struttura: questo avrebbe deteriorato i rapporti con l'anziana parente. «A gestirlo era rimasta solo lei, era sempre a spasso a far niente» raccontano i vicini di casa. «Non rispettava orari né regole». E nell'ultimo periodo avrebbe fatto cattive conoscenze.

Il Municipio: «Non ce ne siamo occupati» - In tutto ciò l'anziana 81enne si era ritrovata a gestire da sola il giovane, nonostante gli «evidenti problemi mentali» che tutti in paese gli attribuivano. «Non mi risulta che il ragazzo fosse seguito dai nostri operatori, no» ammette il sindaco Emilio Taiana da noi contattato. 

La pista degli stupefacenti - Ad aggravare la situazione il fatto che, di recente, N.A. avrebbe iniziato a fare uso di stupefacenti. Una pista che gli inquirenti stanno battendo, dopo avere perquisito l'abitazione in cui il 23enne si era da poco trasferito, in cerca di riscontri. La posizione di terze persone – i fornitori della sostanza – verrà valutata a suo tempo, come il possibile ruolo della droga nel tragico gesto. Il ruolo di chi avrebbe dovuto o potuto seguire il caso invece, prima del peggio, è già argomento di discussione a Caslano.  

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