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Boschi roventi: ecco cosa potrebbe succedere

Caldo da paura, la vegetazione sta lentamente cambiando colore e il terreno è sempre più secco e impermeabile. L'analisi di Andrea Pedrazzini, caposezione forestale. 
Boschi roventi: ecco cosa potrebbe succedere
Depositphotos (immagine simbolica)
Boschi roventi: ecco cosa potrebbe succedere
Caldo da paura, la vegetazione sta lentamente cambiando colore e il terreno è sempre più secco e impermeabile. L'analisi di Andrea Pedrazzini, caposezione forestale. 

BELLINZONA - Il caldo torrido non cessa. Ormai da settimane. Intanto il bosco soffre lo stress idrico perché non piove più, o quasi. Fino a qualche settimana fa il caldo era umido. Ora è diventato anche secco. «La vegetazione comincia a mostrare i primi segni di una colorazione precoce», precisa Andrea Pedrazzini, capo della Sezione forestale cantonale riferendosi al colore insolitamente giallognolo del fogliame di alcuni alberi.

Eccezion fatta per qualche temporale, non ci sono precipitazioni considerevoli in vista. Quali sono i pericoli allo stato attuale?
«I boschi sono sottoposti a un grande stress. Le piante perdono vitalità e rischiano un deperimento che potrà manifestarsi nei prossimi mesi o anni. E sappiamo benissimo che se cade una pianta si riduce la funzione protettiva del bosco comportando caduta di massi e terra...»

Subentra dunque un problema di sicurezza un po' per tutti...
«Esatto. Bisogna calcolare che questa non è la prima estate caldissima. Ce ne sono già state altre nel recente passato. Il caldo torrido va ad aggiungersi ad altre sfide con cui il bosco è confrontato. Le piante locali dei nostri boschi sono già sottoposte alla concorrenza delle specie invasive, sempre più soffocanti, e al brucamento da parte degli animali selvatici. Tutto sta cambiando in modo troppo rapido».

Si rischia un cortocircuito?
«Il bosco di protezione si chiama così perché di fatto protegge le zone in cui opera e si muove l'essere umano. Stiamo parlando in particolare delle fasce castanili collinari o pedemontane, a quote relativamente basse, spesso in prossimità di abitazioni. È chiaro che se c'è una riduzione dell’effetto protettivo, si creano pericoli anche per le attività umane. Diventa tutto potenzialmente pericoloso».

Viste le premesse c'è chi ha paura anche di eventuali temporali intensi e improvvisi, delle cosiddette bombe d'acqua.
«Quando si verificano le acque non seguono il loro ciclo normale, non fanno in tempo a penetrare in un terreno fortemente arido, ma scorrono sul suolo andando a creare allagamenti, ostruzioni e anche smottamenti superficiali. È una preoccupazione legittima».

Quale sarebbe la soluzione ideale?
«Si spera che al più presto arrivino precipitazioni leggere, delicate, che permettano all'acqua di penetrare nel sottosuolo in maniera progressiva, senza stravolgere l'ecosistema. Una serie di giorni così rappresenterebbe un toccasana per i boschi».

Per quanto i boschi della Svizzera italiana possono ancora resistere senza precipitazioni?
«L’evoluzione climatica delle prossime settimane sarà cruciale. Ma gli effetti concreti sul bosco saranno visibili e misurabili solo a medio termine».

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