Il "regalo" della Meloni, anche ai ticinesi

È corsa al risparmio, tanto che nel comasco - questo weekend - le pompe di benzina sono rimaste a secco. Diverse le targhe ticinesi avvistate in Italia per usufruire dei vantaggi del decreto Carburanti (finché dura).
È corsa al risparmio, tanto che nel comasco - questo weekend - le pompe di benzina sono rimaste a secco. Diverse le targhe ticinesi avvistate in Italia per usufruire dei vantaggi del decreto Carburanti (finché dura).
LUGANO - Il caro carburante ha spinto molti a guardare alle pompe oltre confine come a una possibile soluzione per risparmiare. Tanto che, nel fine settimana, numerosi distributori del Comasco sono rimasti... a secco.
Ancora ieri molte stazioni di servizio segnalavano di essere sprovviste di carburante, un po’ come accadde negli anni ’70 durante la crisi petrolifera.
Le scorte, ci è stato spiegato, sono terminate a causa della corsa al risparmio: in tanti si sono precipitati a fare il pieno presso i benzinai con prezzi ancora accessibili, dopo che il Governo italiano ha eliminato le accise. Una boccata d’ossigeno, destinata però a durare solo tre settimane.
Questa mattina le cisterne sono tornate a rifornire i distributori del Comasco, che si sono nuovamente riempiti. Il vantaggio economico, per ora, resta evidente. Lo sanno bene anche i molti ticinesi che, come confermano gli stessi gestori, stanno tornando ad attraversare i valichi per fare rifornimento. Non una novità assoluta, d'altra parte. Era accaduto già in passato, così come pochi mesi fa. Lo scorso novembre erano bastati pochi centesimi di differenza per vedere targhe ticinesi ferme ai distributori lariani. Questa volta i centesimi sono diversi, circa 20 al litro che, su un pieno, fanno la differenza.
Nel giro di pochi minuti, questa mattina a Tavernola (quartiere di Como), di targhe "TI" ne abbiamo incrociate alcune. Alcuni erano di passaggio, altri lì di proposito. Il risparmio c'è, ammettono. Almeno per ora. Perché l’8 aprile è dietro l'angolo, e quando il decreto Carburanti avrà terminato i suoi effetti, in mancanza di nuovi interventi i prezzi torneranno inevitabilmente a salire.
Intanto le pompe svizzere sulla fascia di confine tornano a soffrire. Martinoni, CEO di ECSA e portavoce delle stazioni di servizio dalle pagine del Cdt negli scorsi giorni aveva lanciato un appello a Berna: «La Confederazione questa volta deve intervenire». Anche la politica si sta muovendo nel tentativo di andare incontro alle esigenze dei distributori di benzina. Lorenzo Quadri (Lega), Piero Marchesi e Marco Chiesa (UDC), negli scorsi giorni hanno infatti presentato degli atti parlamentari chiedendo di intervenire alleggerendo il peso fiscale sui carburanti.





