Per Fathima e i suoi cari si riaccende la speranza

Ben 1'907 firme raccolte a mano per fare in modo che la famiglia srilankese di Chiasso possa restare in Svizzera. E ora cosa accadrà?
CHIASSO - L'appello era stato lanciato per la prima volta dal sindaco Bruno Arrigoni in occasione dell'accensione dell'albero di Natale a inizio dicembre. A Chiasso c'era grande apprensione per la famiglia di Fathima, 14 anni, fuggita dallo Sri Lanka nel 2020 a causa di persecuzioni di tipo religioso e politico. Un nucleo di cinque persone a cui le autorità non hanno intenzione di concedere un permesso B per potere continuare a rimanere in Svizzera. E che quindi dovrebbe presto lasciare la Confederazione.
Il video – «Noi vogliamo restare qui. Se tornassimo in Sri Lanka per la mia famiglia sarebbe un incubo. Abbiamo paura che vengano a prenderci da un momento all'altro», aveva dichiarato la stessa Fathima in un video pubblicato lo scorso 25 dicembre su tio.ch. Accanto a lei c'erano i due fratellini di sette anni e di un anno e mezzo.
Firme consegnate alla cancelleria del Cantone – Dopo le frasi del sindaco la popolazione si è mobilitata. Col coinvolgimento in prima linea della scuola media frequentata da Fathima. Negli scorsi giorni presso la cancelleria del Consiglio di Stato a Bellinzona sono state depositate ben 1'907 firme.
«Una vera mobilitazione» – «Un numero impressionante – ammette Francesco Bernasconi, docente di classe di Fathima –. Soprattutto se si pensa che le firme non sono state raccolte online, bensì solo in formato cartaceo, a mano dunque. In tantissimi si sono dati da fare. C'è stata una vera mobilitazione. E ora si chiede al Consiglio di Stato di intercedere presso l'apposito tribunale affinché questa famiglia possa restare in Svizzera dove si è davvero integrata».
Gratitudine – Non si sa come andrà a finire la vicenda naturalmente. Quello che è certo è che l'affetto mostrato verso questa famiglia è enorme. «Si tratta di una famiglia molto pacata. Vive in maniera riservata questa emozione. Sappiamo che da parte di Fathima e dei suoi famigliari c'è parecchia gratitudine verso tutti coloro che hanno firmato».
Il senso civico dei giovani – Allo stesso tempo un applauso lo meritano anche i ragazzi della scuola media. «Per i nostri allievi – conclude Bernasconi – questo è stato davvero un esercizio civico. Un'applicazione pratica di cosa significhi educazione alla cittadinanza. Sono stati encomiabili nel sostenere questa causa».



