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Non sappiamo più dormire

Esausti dagli schermi e dallo stress quotidiano (soprattutto i giovani) la notte non chiudiamo occhio. E a farne le spese non è solo la salute, ma anche le relazioni sociali.
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Non sappiamo più dormire
Esausti dagli schermi e dallo stress quotidiano (soprattutto i giovani) la notte non chiudiamo occhio. E a farne le spese non è solo la salute, ma anche le relazioni sociali.

LUGANO - Siamo sempre più stressati e raramente ci sentiamo davvero in forma. La colpa? Del trantran della vita (digitale) moderna ma anche al fatto che non abbiamo mai dormito peggio.

A svelarlo è l'ultimo Studio Css sulla salute da cui emerge che, fra piumini e cuscini, ce la passiamo male e – soprattutto – se la passano male i giovani adulti. Circa uno su due (49%) dei 18-35enni interpellati conferma di essersi regolarmente alzato la mattina senza sentirsi risposato.

I disturbi del sonno, invece, interessano l'80% degli intervistati. Il tutto, a cascata, si traduce in un malessere generalizzato con ripercussioni anche importanti, sul fisico ma non solo: «lo scorso anno quasi il 70% delle persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni si è sentito spesso esausto a causa di una cattiva qualità del sonno, quasi la metà afferma di aver sofferto di difficoltà di concentrazione (47%) e più di un terzo di avere avuto minore motivazione a svolgere attività (41%) o a curare le relazioni sociali (39%)».

Quali sono le cause? L'onnipresenza degli schermi ma anche la tensione e le sollecitazioni psichiche: «Il 42% dei giovani adulti valuta il proprio stato psicologico come mediocre o cattivo: una percentuale più alta che in qualsiasi altra fascia d’età».

Diffusa fra i giovani anche la solitudine (ne soffre quasi una persona su tre) e la pressione percepita «di dover essere sempre sani ed efficienti» (80%). In quest'ottica l'ausilio fornito da app e tecnologia non è per forza di cose virtuoso: «Aumentano i mezzi per il benessere e per uno stile di vita sano e consapevole ma, allo stesso tempo, sale anche lo stress legato alla costante auto-ottimizzazione».

Il “dottor” ChatGPT, di cui tutti... diffidano
Quando non sta bene un giovane adulto ogni tre utilizza le AI per scopi di autodiagnosi (la media nazionale è del 20%). Malgrado l’uso diffuso «solo pochi si fidano delle diagnosi», con una percentuale che si attesta attorno al 18%, «e in generale permane un certo scetticismo». Parlando di altre tendenze della medicina moderna, le iniezioni dimagranti interessano al 15% degli interpellati, per quanto riguarda invece la ricerca sulla longevità – invece – i favorevoli salgono al 43%.


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