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CANTONEOdiatori sul web, gli «analfabeti del mondo digitale»

26.02.24 - 06:30
Social, blog, la rete in generale. Spazi aperti in cui spesso la gente riversa le proprie frustrazioni. L'esperto: «La censura non funziona»
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Odiatori sul web, gli «analfabeti del mondo digitale»
Social, blog, la rete in generale. Spazi aperti in cui spesso la gente riversa le proprie frustrazioni. L'esperto: «La censura non funziona»

LUGANO - Social network e blog nascono come uno spazio virtuale in cui condividere esperienze e opinioni, sono luoghi che dovrebbero essere utilizzati per ampliare orizzonti, conoscenze e la propria rete sociale. La deriva però è sotto gli occhi di tutti. Ad oggi queste bacheche virtuali sono diventate convogliatori d'odio.

Si potrebbe definire addirittura un fenomeno, che probabilmente ha anche delle spiegazioni. Cos'è questa voglia di inveire contro tutto e tutti? Lo abbiamo chiesto a Gabriele Balbi, professore associato in Media studies presso l'USI.
«Ci sono varie ragioni per cui i social sono diventati luoghi ad alto tasso di conflittualità e di odio, ma ne vorrei ricordare due. La prima è come sono strutturati e disegnati. Molto spesso sia le azioni che possiamo fare sui social, sia il fatto che gli algoritmi premino le discussioni urlate e le posizioni estreme, favoriscono e premiano la conflittualità rispetto alle posizioni più neutrali. Si sente spesso dire che c’è una forte polarizzazione sui social, questa è una delle ragioni. In secondo luogo, i social non sono stati costruiti per una pacata discussione politica, ma fin dal principio sono luoghi di auto-rappresentazione, di svago e di intrattenimento senza molte altre pretese. Li abbiamo interpretati noi come nuove agorà digitali, ma non lo sono. Per molte ragioni, e nonostante si utilizzi spesso la scrittura, i social mantengono una dimensione orale forte, preponderante. Scriviamo come se parlassimo, insomma, e come direbbe Walter Ong, l’oralità è aggressiva».

Facebook probabilmente è il luogo virtuale più tossico. Chi sono oggi gli utenti di questo social?
«Sono persone che stanno invecchiando. Nonostante la lenta contrazione degli ultimi anni, Facebook resta in Svizzera il social network di gran lungo più usato e che genera i maggiori introiti pubblicitari. La fascia di popolazione maggioritaria di utenti va da 25 a 34 anni. Definire però quale sia il luogo più tossico è complesso. Certamente, in un documento interno del 2021, si evidenziava la difficoltà dell’azienda nel rimuovere questi discorsi d’odio (il 95% dell’hate speech su Facebook rimaneva su Facebook, https://www.wired.com/story/facebooks-deceptive-math-when-it-comes-to-hate-speech/). Ma anche le altre piattaforme non scherzano e, alla fine del 2023, un report della "European Union&'s Agency for Fundamental Rights" ha evidenziato la crescita dei discorsi d’odio in particolare contro donne, le persone di origine africana, gli ebrei e i rom. Questo studio è stato effettuato su X, Telegram, YouTube e Reddit, perché Meta non ha concesso i dati. Quindi anche altri social non sono messi bene».

Negli Stati Uniti è stata intentata una causa contro i social network per danni alla salute mentale dei giovani. Cosa ne pensa?
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Penso che si debba avere equilibrio. Da un lato è chiaro un vero e proprio disagio dovuto ai social media e che riguarda soprattutto le persone giovani. Questo problema va affrontato seriamente e le stesse aziende stanno cercando rimedi. Dall’altro, dietro al disagio giovanile possono esserci altre variabili: la famiglia, la scuola, il rapporto con amiche e amici, la stessa psiche. Insomma, non vorrei si rischiasse di ripetere le crociate già fatte in passato contro la radio, la televisione, il computer, i videogiochi e molti altri mezzi di comunicazione: tutti spesso definiti come dannosi, ma poi col tempo ritenuti addirittura “buoni”».

Ogni tanto viene evocata l'ipotesi di permettere l'accesso ai social o ai blog solo tramite registrazione con documento d'identità e foto. Insomma, non ci si potrebbe più nascondere dietro a un avatar e un nickname. C'è però chi trova pericolosa questa deriva, in quanto limiterebbe la libertà di espressione di chi, ad esempio per motivi politici, la faccia non ce la può mettere.
«Trovo sia un falso problema. È vero che esistono vari profili fake o di troll, ma la forza dei social media è quella di rappresentare se stessi e non qualcun altro. Alcuni social come Tik Tok hanno anche alzato il limite d'età, ma questo ha avuto uno scarso effetto perché si trovano escamotage vari per entrare. La censura, in generale, non fa altro che stimolare la curiosità e il desiderio di accedere a quella risorsa proibita. E poi, per restare all’hate speech, non mi pare che l’uso che gli adulti facciano dei social sia più saggio, anzi. Abbiamo visto prima che la maggior parte degli utenti di Facebook in Svizzera sono persone tra i 25 e i 34 anni. Anche queste, molto spesso, dimostrano un analfabetismo digitale e una scarsissima conoscenza del galateo digitale».

Qualche problemino lo abbiamo anche noi con i blogger. Lasciare aperta la possibilità di esprimersi su tutto è pericoloso, i commenti agli articoli (specie su temi sensibili) spesso prendono una deriva che ci pone in una posizione scomoda, spesso perseguibile penalmente. Moderarli non è semplice, ci vorrebbe una persona che fa solo quello e, glielo assicuro, è un lavoro psicologicamente molto impattante. Intanto l'editore è responsabile di ciò che viene pubblicato sul suo sito, anche se arriva dall'esterno. Giocoforza, si arriva a limitare i commenti solo a pochi articoli. Risultato? Veniamo tacciati di censura.
«
Non ci sono molte soluzioni. I social o i blog sono mezzi che spesso generano interazione, o meglio la richiedono. Ma questa è una grande risorsa per una testata informativa, perché permette di dialogare e comprendere meglio il proprio pubblico. Credo quindi che occorra investire su questo rapporto con l’audience, rapporto che può essere anche stressante e difficile (del resto, ormai c’è molta letteratura anche accademica sul ruolo dei moderatori)».

Il contenuto dei commenti spesso dimostra che chi scrive non ha letto ciò che commenta. Se va bene di una notizia ha letto titolo e sottotitolo.
«Questo è un fenomeno generalizzato, che deriva dalla quantità di informazione che ci circonda e dalla scarsità d’attenzione che possiamo dedicarvi. Con Peppino Ortoleva, abbiamo scritto un libro sul tema: La comunicazione imperfetta. Ostacoli, equivoci, adattamenti (Einaudi 2023), dove abbiamo dedicato un capitolo proprio all’asimmetria tra attenzione scarsa e informazione sovrabbondante. Non credo ci si debba aspettare un futuro diverso e quindi chi fa informazione dovrebbe tenere conto della scarsità d’attenzione dell’utente».

Se si prendono quegli stessi "odiatori virtuali" dal vivo, sembrano essere persone normali. È come se la rete fungesse da amplificatore delle paure, delle frustrazioni, della rabbia... Una sorta di effetto branco, un po' come accade in curva allo stadio.
«Il punto principale qui è il credersi “protetti” dal Web. Si pensa di poter scrivere quel che si vuole senza avere conseguenze, mentre le conseguenze ci sono, anche quelle penali come abbiamo imparato. Ma questa logica deve ancora essere introiettata e si tratta, torno a usare questo termine, di analfabetismo digitale. Sull’effetto branco, non tornerei alle teorie di fine Ottocento della paura delle folle o delle folle delinquenti, anche perché molto spesso l’utente della rete sta insieme ad altri, ma è di fatto solo come sostiene l’antropologa digitale Sherry Turkle».

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COMMENTI
 

F/A-19 1 mese fa su tio
Quanti problemi per commentare in questi giorni.....

Onorina 1 mese fa su tio
Risposta a F/A-19
Vero, troppi problemi in un mondo cosi complesso. Forse per uscire dal solco di questo nuovo pensiero unico, che nella realtà ‘’è impossibile in quanto proprio perché siamo tutti diversi’’ questo ci rende più aggressivi e meno tolleranti, perché sentiamo di perdere la nostra identità e terreno sotto i nostri piedi. Un modo ci sarebbe per uscire di questo circolo vizioso, quello di disconnettersi dalla cacofonia esterna per riconnetterci meglio con la nostra musica interiore.

Voilà 1 mese fa su tio
Anche alcuni partiti fanno la loro parte, fomentando attriti tra categorie: giovani contro anziani, occupati contro disoccupati, tutti contro chi riceve sussidi, assistenza, prestazioni complementari, tutti responsabili delle presunte gravi difficoltà finanziarie dello Stato.

Emib5 1 mese fa su tio
Hanno fatto bene, è l'unica soluzione se Tio non si può permettere un moderatore che controlli ogni commento, si è visto infatti che i sistemi computerizzati di controllo non sono in grado di eliminare i troppi commenti razzisti o che incitano all'odio verso singole persone o gruppi di persone. Però peccato che si possano commentare quasi solo notizie sportive...

Panoramix il Druido 1 mese fa su tio
Risposta a Emib5
Esatto, e se dovesse avanzare qualcosa, meglio ripristinare la striscia di Frassetto!

littli 1 mese fa su tio
Quante cavolate. Sono vent'anni che ho Facebook e non ho mai avuto problemi di nessun genere. A parte il fatto che ci entro solo per giocare e condividere gli annunci degli animali smarriti.

Romano 1 mese fa su tio
Parlo da italiano, l'odio viene usato anche dai partiti per pilotare i voti. Esempio piu' becero è stato l'aizzare il popolo con argomenti falsi e fuorvianti durante le ultime elezioni nel bel paese. Infatti adesso in Italia si è ormai sddoganato il fascismo piu' puro, con saluti romani ovunque, e si sa, quella fazione di certo non inneggia ne alla pace e nenche alla solidarieta'. Poi ovviamente ci si potrebbe anche dilungare molto sulle influenze dei Troll russi, che da un utende medio non viene riconosciuto, e prima o poi questo utente, andra' a votare....tutto complesso....ma anche semplice allo stesso momento.

Elisa_S 1 mese fa su tio
Ma dai. ..ma perché pubblicare assieme all articolo una foto di una donna ...e un po discriminatorio 😄🙊🙉

buonumore 1 mese fa su tio
Risposta a Elisa_S
Assolutamente d'accordo, spiacevole.

Panoramix il Druido 1 mese fa su tio
Risposta a Elisa_S
Però la foto è divertente! Alcune/i utenti me le/li immagino proprio così! 🤣

Onorina 1 mese fa su tio
Risposta a Elisa_S
Ho pensato la stessa cosa, mancanza di sensibilità da parte di Tio e poi fanno la morale a noi😃

Autore 1 mese fa su tio
Risposta a Onorina
Salve, è una foto stock scelta senza troppe pretese, anzi, con l'intento di alleggerire un po'. Se ha offeso qualcuno, senz'altro non può che dispiacerci ma l'intento era assolutamente benevolo. Saluti e grazie per leggerci, la redazione.

Onorina 1 mese fa su tio
Risposta a Autore
Buona sera redazione. No, non credo che qualcuno si sia offeso. Era solo una battuta, la storia di rimanere in tema visto che Fundamental Rights" ha evidenziato la crescita dei discorsi d’odio in particolare contro donne. Meglio sarebbe stato mettere una foto con un viso senza volto, la storia appunto di evitare battute ironiche. No problem quindi grz. E' sempre un piacere leggervi👍 Buona serata

Panoramix il Druido 1 mese fa su tio
Umberto Eco lo diceva già quasi 10 anni fa: "I social media danno diritto di parola a legioni di i.mbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli i.mbecilli".

Porzarama 1 mese fa su tio
Risposta a Panoramix il Druido
Bravo Panoramix il Druido: quest’asserzione è proprio Vera e centrata.

IvanZ 1 mese fa su tio
Bisogna dire che anche certi titoli dati agli articoli non aiutano. Durante la pandemia per esempio era palese che il titolo divisivo era un modo per aumentare i click e creare scontro a furor di commenti. E questo vale anche per altri temi. C'è anche una responsabilità giornalistica sul come le notizie vengono date.

Signore 1 mese fa su tio
Risposta a IvanZ
IvanZ, assolutamente d'accordo e qui in modo particolarmente sistematico e mirato. Forse molti cliccano di più.. io invece, da tempo, mi tengo abbastanza lontano da questo sito e quando ci vengo, non apro più articoli con certi titoli.
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