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CANTONESorridono gli appassionati dell'alambicco: «Una tradizione secolare da preservare»

27.02.24 - 22:21
Grappa, kirsh, williamino e altri distillati casalinghi incassano una seconda vittoria a Berna: «La nuova legge pone limiti impensabili»
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L'inaugurazione della nuova sede dell'alambicco di Gudo. Settembre 2011
L'inaugurazione della nuova sede dell'alambicco di Gudo. Settembre 2011
Sorridono gli appassionati dell'alambicco: «Una tradizione secolare da preservare»
Grappa, kirsh, williamino e altri distillati casalinghi incassano una seconda vittoria a Berna: «La nuova legge pone limiti impensabili»

BERNA/BELLINZONA - In Ticino, la distillazione di uva o di altra frutta è una tradizione tramandata da generazioni, non solo tra i produttori professionisti, ma anche tra la gente comune.

Ovvero tra chi lo fa per hobby. Ogni anno, infatti, sono diversi i ticinesi che distillano le vinacce - ossia le bucce degli acini d’uva scartate durante il processo di vinificazione - nel proprio alambicco o in quello comunale, ottenendo così grappa, kirsch oppure un buon williamino.

Il “giogo” della nuova Legge - Un'usanza che, tuttavia, è stata messa alle strette dalla nuova Legge federale sulle bevande distillate (LAlc), entrata in vigore nel gennaio del 2022, che ha di fatto abrogato la possibilità per i produttori hobbisti, inclusi quelli che possiedono già una concessione privata valida, di far capo alle distillerie domestiche.

Proprio per far fronte a questa piccola grande emergenza, il parlamentare ticinese Fabio Regazzi (il Centro) ha portato in quel di Berna una mozione che, proprio questo lunedì 26 febbraio, ha incassato l'ok del Consiglio di Stato rimandando - di fatto - la questione davanti al Consiglio Federale.

Insomma, per gli appassionati ticinesi (e svizzeri) dei distillati è senz'altro una buona notizia.

Una tradizione che vale la pena preservare - Ne sa qualcosa Roberto Pronini che a Giubiasco, grazie all’alambicco di famiglia, produce grappa di uva americana. Anche a lui, come ad altri produttori hobbisti, la passione è stata trasmessa da suo padre che a sua volta l’ha ereditata da suo nonno, e così via.

«Ricordo - racconta - che il nostro alambicco era un punto di incontro per chi viveva in paese. Era bello passare tra le vie e sentire il caratteristico odore delle vinacce in fermentazione, o in distillazione».

Fino al 2017, gli alambicchi familiari - di cui in Svizzera se ne contano circa duemila tra Ticino, Vallese, Alto Vallese, Berna, Basilea Campagna, Lucerna e Zugo - sottostavano alla Regia federale degli alcool.

All’epoca i piccoli viticoltori facevano tutti capo agli alambicchi (a fuoco diretto o a bagnomaria) del proprio paese. Messi a disposizione della popolazione, venivano usati soprattutto tra novembre e marzo per produrre grappa e distillati di frutta.

Troppi paletti per chi lo fa per hobby - Con la gestione è passata all’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini e sono state previste nuove regole. «I piccoli produttori sono dunque spinti a rivolgersi a consorzi o grandi distillatori professionisti», spiega Pronini.

E continua: «Se prima bastavano cinquecento ceppi di vite per mantenere in funzione un alambicco, oggi ne sono richiesti diecimila metri di superficie agricola utile, ovvero l’equivalente di oltre quattromila ceppi. Chi coltiva uva per hobby, si sa, lo fa dopo il lavoro e può permettersi di curare tra i 300 e i 500 ceppi di vite; sarebbe impensabile per loro estendere la superficie vitata di dieci volte. Si tratta quindi di regole che mettono a rischio una tradizione secolare, di contatto tra le persone e con il territorio. Per questo per noi lo status quo è fondamentale».

L'idea di un'associazione ad hoc - Pronini parla del giorno della distillazione come di un momento di condivisione che si trasformava in una vera e propria festa a conclusione della stagione vinicola: «C’era chi cucinava le caldarroste, chi le luganighe».

Per questo ora «vorremmo creare un’associazione a tutela delle tradizioni del nostro territorio. Ci piacerebbe indire anche una giornata dedicata agli alambicchi, per mantenere viva questa usanza, sul modello di quanto già si fa per i mulini».

La posizione del consiglio federale
A distanza di qualche mese, per l'esattezza il 18 agosto 2021, il Consiglio federale aveva fatto sapere la sua opinione sulla mozione, proponendo di respingerla.
Per comprenderla, occorre fare delle premesse. L'articolo 3 della LAlc consente alla Confederazione di concedere l'esercizio di fabbricare e rettificare bevande spiritose a società cooperative o ad altre imprese private.

Nel 2015 è stato deciso di abbandonare la revisione totale della LAlc; le Camere federali hanno rifiutato di liberalizzare il mercato dell'alcol, mantenendo così l'obbligo tale per cui per poter distillare è necessario disporre di una concessione che viene accordata dall'Amministrazione federale delle dogane per un periodo limitato in base a dei criteri (tra cui disporre di numero di superficie agricola) che sono stati rivisti nel 2020. In modo particolare riguardo a quelli di attribuzione dello statuto di agricoltore con concessione.

«Per quel che riguarda in particolare il Ticino - scrive Berna - da tale controllo è emerso che tra le 121 persone classificate come agricoltori ai sensi dell'articolo 1 lettera e OAlc, ma non registrate come tali presso l'Ufficio federale dell'agricoltura, la metà non dispone più del minimo di superficie agricola utile necessaria al mantenimento dello statuto in questione. Le persone interessate sono state informate della situazione e tutte hanno accettato di essere classificate come piccoli produttori».

Insomma, agli hobbisti non viene concesso di distillare a casa. Per farlo «ora devono recarsi presso uno dei tre distillatori per conto di terzi o presso uno dei 63 consorzi del Canton Ticino, così come già fanno 3354 altri piccoli produttori e agricoltori ticinesi che non dispongono di una concessione». Un sistema che secondo l'Esecutivo funziona: «Ne è prova il fatto che l'anno scorso (2020, ndr) soltanto 20 dei summenzionati 121 agricoltori hanno utilizzato il proprio alambicco. In litri - conclude - ciò corrisponde appena all'uno per cento della produzione non professionale totale del Ticino».

Durante la discussione agli Stati di lunedì, Karin Keller-Sutter ha voluto proprio prendere in causa il Ticino sostenendo che la situazione al momento «sia comunque funzionale e corrispondente alle necessità». Secondo lei, inoltre, l'attuale sistema dei consorzi sembra funzionare bene: «Il vero pericolo per questa tradizione, ci sembra non essere le nuove disposizione quanto il fatto che le nuove generazioni ci sembrino meno interessate a questo tipo di attività».

Regazzi: «Allo Stato non costa nulla» - «Non si capisce perché l’amministrazione federale abbia voluto inasprire le condizioni per l’ottenimento della concessione, escludendo di fatto buona parte di questi produttori privati - ha dichiarato Regazzi a tio/20 Minuti - e mettendo a rischio una bella tradizione. Intanto non c’è nessun costo per lo Stato, che semmai incassa questi importi dalle concessioni, ma soprattutto questa attività non ha mai creato problemi. Con la mozione - continua - si chiede di mantenere quella che era la situazione precedente, cioè di permettere a questi piccoli produttori, previa richiesta della concessione, di continuare a esercitare questa attività prevalentemente hobbistica anche in futuro».

Secondo l’Ordinanza sull’alcol (OAlc), infatti, le concessioni per la distillazione sono autorizzate solo a distillerie professionali, per conto terzi o agricole, escludendo dunque quelle dei produttori domestici che non sono stati nemmeno classificati nell’Ordinanza sulla terminologia agricola (OTerm).

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COMMENTI
 

Perilgiusto 1 mese fa su tio
Mario Bianchi al giorno d’oggi tutto fa male anche andare a lavorare per vivere perché c’è troppo stress. Sono pienamente d’accordo che bisogna mantenere la tradizione (che al giorno d’oggi stanno scomparendo) meglio vivere da sani e morire ammalati che vivere da ammalati e morire da sani

vulpus 1 mese fa su tio
Risposta a Perilgiusto
Siaomo sempre più nel mondo del proibizionismo. I buonisti continuano sempre a segnalare che tutto fa male. Ma pensate veramente che con le proibizioni convincete la gente? Sono tutti adulti e vaccinati si dice. Ognuno è responsabile in primis per se stesso.

Mario Bianchi 1 mese fa su tio
Fabio Regazzi: «Allo Stato non costa nulla». Fabio Regazzi dimostra un'altra volta di non essere informato a sufficienza sulla tematica. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fa presente dal secolo scorso che la situazione ideale per la salute è NON consumare alcol. Purtroppo è così. Bere alcol fa parte di quelle tradizioni che fanno male alla salute e causano costi alla sanità pubblica in svariati modi (quindi allo Stato costa qualcosa, nemmeno poco in realtà). Eh, ma bere è convivialità, dicono alcuni. La verità è che più della metà della popolazione adulta nel mondo non beve alcolici (ed è conviviale). Questioni di stili di vita. Non dire in alcun modo che l'alcol fa male (anche a piccole dosi), lo reputo un comportamento non adeguato per chi riveste certi ruoli pubblici che richiedono responsabilità di un certo tipo.

F/A-19 1 mese fa su tio
Risposta a Mario Bianchi
Giusto, sempre detto che l’alcool fa male, poi costa e se parliamo di vino c’è chi guadagna mischiando le uve buone con parecchio scarto, li si fanno gli utili e si inganna la gente. Che poi i politici ci raccontano le storielle che più a loro fanno comodo non è una novità, viviamo in un mondo falso ed ipocrita.

CJ 1 mese fa su tio
Risposta a Mario Bianchi
A parte che l’OMS ha detto tante di quelle boiate assurde sul covid che mi chiedo come si possa solo dare un minimo di credibilità …. Due non c’entra nulla su chi distilla in casa qualche litro di grappa … io mi chiedo Mario Bianchi perché tirare in ballo l’’alcolismo e i danni dovuti al abuso di alcool con l’articolo qui sopra …. Se vengono tolti gli alambicchi famigliari non si smetterà di distillare … e dico per fortuna ( anche se personalmente non bevo grappa )

Voilà 1 mese fa su tio
Risposta a Mario Bianchi
Pienamente d'accordo con te, in Svizzera l'alcol provoca 5 decessi al giorno, senza contare gli incidenti della circolazione e sul lavoro, è anche responsabile di violenza e problemi familiari. Le dogane non sono però interessate alla salute delle persone ma ad eventuali quantità di superalcolici che sfuggono alla tassazione. Considerando che è comunque possibile acquistare qualsiasi quantità di superalcolici, anche in grandi magazzini, una restrizione dell'istillazione casalinga non ha senso. Inoltre il discorso sull'abuso di alcol vale anche per il vino.

Voilà 1 mese fa su tio
Risposta a Voilà
Della distillazione. Il solito correttore automatico...
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