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La peste suina africana alle nostre porte: «È irrefrenabile»

Colpisce i cinghiali selvatici, è quasi sempre letale e può infettare anche i maiali da allevamento. Ne abbiamo parlato con degli esperti.
Ti-Press
La peste suina africana alle nostre porte: «È irrefrenabile»
Colpisce i cinghiali selvatici, è quasi sempre letale e può infettare anche i maiali da allevamento. Ne abbiamo parlato con degli esperti.
BELLINZONA - La peste suina africana (PSA) è ormai giunta alle porte del nostro Cantone. E la situazione (complicata) nella vicina Italia unito al fatto che il virus si sta diffondendo sempre di più in tutta Europa non lasciano presagire nulla di b...

BELLINZONA - La peste suina africana (PSA) è ormai giunta alle porte del nostro Cantone. E la situazione (complicata) nella vicina Italia unito al fatto che il virus si sta diffondendo sempre di più in tutta Europa non lasciano presagire nulla di buono all'orizzonte. Insomma non è più questione di "se" la malattia farà capolino sul nostro territorio, ma di "quando" lo farà. E quel giorno sarà meglio farsi trovare preparati.

Quasi sempre letale - Sì perché la PSA - se n'è parlato anche ieri sera in un evento organizzato dal DSS a Bellinzona - può vantare (quasi) un 100% di letalità trai i cinghiali (selvatici) e i maiali (d'allevamento) infettati, con gli animali che muoiono solitamente tra i tre i dieci giorni dopo la comparsa dei sintomi. Insomma non proprio un bel cliente per cinghiali e maiali "nostrani". Ma nemmeno per chi con questi animali (per un motivo o per l'altro) ci ha a che fare. Veterinari, allevatori, cacciatori e forestali - benché la malattia non sia pericolosa per gli esseri umani e per altre specie animali - sono infatti tutti sul chi vive. Ma come reagire a un virus che molti definiscono «inarrestabile»? Ne abbiamo parlato con Vittorio Guberti, veterinario epidemiologo che da anni ne affronta la diffusione e con il veterinario cantonale Luca Bacciarini.

Una sentenza - «La malattia - esordisce Guberti - non è curabile. Non esiste un vaccino. E non riusciamo a fermarla, questo è il problema». Un problema soprattutto per maiali e cinghiali visto che per loro la peste suina africana rappresenta una sentenza. «Il virus - precisa Guberti - uccide il 90% / 95% degli animali infetti. Li uccide tutti in un periodo che va dai tre ai dieci giorni. Quando arriva in un allevamento, questo non è salvabile. E se pensiamo ai grossi allevamenti si può ben capire la misura del disastro. Un maiale infetto qui in Europa non lo mangia nessuno».

Nessun pericolo per l'uomo - Ci sono virus che benché siano tipici del mondo animale possono "migrare" anche nell'umano. Un esempio è quello dell'influenza aviaria. Ma con la PSA questa possibilità non esiste. «Per essere espliciti - rassicura Guberti - il virus non è in grado di entrare nelle cellule dell'uomo. Non ha proprio le chiavi per farlo».

Malattia centenaria - Nomen Omen, la PSA è stata scoperta per la prima volta in Africa dove vive nei suini selvatici senza dare nessun problema. «Quando però i coloni europei hanno portato i maiali in questo Continente hanno scoperto il virus, perché i loro animali morivano. La malattia è stata ben segregata per anni, a parte qualche episodio registrato nella Penisola iberica e in Sardegna».

Dalla Georgia a tutta l'Europa - Poi, però, la malattia è arrivata con le navi nel Caucaso, in Georgia. E da lì si è propagata in tutto il Vecchio Continente. Italia compresa. Nella vicina Penisola ci sono infatti attualmente tre grossi focolai due a Sud (uno a Reggio Calabria, l'altro in provincia di Salerno) e il terzo che è nato tra le montagne della Liguria e del Piemonte e che è poi si è espanso anche in Emilia Romagna e Lombardia. Nel parco regionale del Ticino. «Ci sta dando tantissimi problemi», ammette l'esperto. «È una malattia che crea una moltitudine di problemi ed è molto impegnativa, tanto che non riusciamo a eradicarla».

«Inarrestabile» - Visto l"'accerchiamento" della Peste suina africana, la sua vicinanza e le difficoltà a fermarne la diffusione, il Ticino (così come la Svizzera) è chiamato a premunirsi. «I cinghiali - ci spiega il veterinario cantonale - possono spostarsi fino a cinque chilometri al mese. E visto che gli animali infetti si trovano ora a più o meno 65 km dal confine ticinese, nella peggiore delle ipotesi la malattia potrebbe essere qui tra tredici mesi. Sempre che non si riesca a fermarla o rallentarla».

Misure di contenimento - A ogni modo l'esodo dei cinghiali non è l'unico modo con cui il virus si propaga. «Abbiamo una malattia - sottolinea Bacciarini - che "fa i salti" ed è molto resistente. Quindi lo possiamo portare dietro da un viaggio all'estero ad esempio sui vestiti, sulle scarpe e pure nei prodotti che provengono da animali infetti. Per questo è sempre consigliabile pulire tutto appena rientrati. Per gli abiti basta un lavaggio a sessanta gradi, mentre le calzature e altri oggetti vanno puliti e poi disinfettati».

Boschi off-limits - La prevenzione è quindi un punto fondamentale. Anche perché quando la malattia arriverà in Ticino provocherà tutta una serie di effetti collaterali molto sgraditi. E che andranno a intaccare la vita di tutta la popolazione. «Nelle regioni colpite ci sarà l'immediato stop alla caccia e il divieto di entrata nei boschi sia per una passeggiata sia ad esempio per cercare funghi. L'arrivo della malattia - conclude il veterinario cantonale - potrebbe quindi impattare molto anche sulle nostre abitudini».

Obbligo di notifica - L'Ufficio del veterinario cantonale (UVC) ricorda che sussiste l'obbligo di segnalare il rinvenimento di carcasse di cinghiali, i cinghiali "incidentati" o quelli che tengono un comportamento sospetto. Per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina relativa alla peste suina africana sul sito dell'UVC.

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