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CANTONE / ITALIA

Il Tullio e lo stranissimo eolao conquistano Perugia

Il romanzo dello scrittore ticinesi Davide Rigiani ha vinto il primo premio letterario Severino Cesari.
Minimum Fax
L'autore e la copertina del suo romanzo.
Fonte ats ans
Il Tullio e lo stranissimo eolao conquistano Perugia
Il romanzo dello scrittore ticinesi Davide Rigiani ha vinto il primo premio letterario Severino Cesari.
PERUGIA - Il libro "Il Tullio e l'eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino" del ticinese Davide Rigiani (Minimum Fax) si è aggiudicato il primo Premio letterario nazionale opera prima Severino Cesari, edizione 2023. Oggi a palazz...

PERUGIA - Il libro "Il Tullio e l'eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino" del ticinese Davide Rigiani (Minimum Fax) si è aggiudicato il primo Premio letterario nazionale opera prima Severino Cesari, edizione 2023. Oggi a palazzo Graziani a Perugia, in Italia, si è svolta la cerimonia di premiazione organizzata nell'ambito delle iniziative di "UmbriaLibri 365".

Tre i finalisti di questa sesta edizione: oltre al vincitore, "Tempesta" di Camilla Ghiotto (Salani) e "Azzardo" di Alessandra Mureddu (Einaudi), secondo ex aequo, scelti dalla giuria.

«"Il Tullio e l'eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino" è la dimostrazione - è detto nella motivazione del riconoscimento - di come la lingua abbia davvero a che fare con la creazione e di come a volte le parole abbiamo il potere di far nascere mondi che prima non c'erano e che, al solo ascoltarli, ti viene da ridere. Non possiamo dire di più, per non fare spoiler. Solo che a volte la lingua, come un'allegra coltura di batteri, è così viva che fa germinare storie dappertutto. Perfino nella Svizzera italiana».

«Un romanzo - si legge invece, fra l'altro, nella motivazione del premio a Tempesta - è prima di tutto la lingua in cui è scritto, e Tempesta è scritto bene. A tratti molto, molto bene», «Tempesta è un buon romanzo, e mentre il mondo brucia ci aiuta a immaginare un mondo che smetterà di bruciare».

Azzardo, secondo premio ex aequo, è, per la giuria, «un'opera così riuscita e matura sia nella lingua che nella struttura che ci auguriamo di leggere presto nuovi lavori della sua autrice».
 
 

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