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ONSERNONE

Questo incredibile strumento ha ritrovato la sua voce

Realizzato a inizio '900 a Berzona (e poi dimenticato), l'organo di Carlo Bianchini è stato restaurato e sarà inaugurato domenica 8 ottobre.
Questo incredibile strumento ha ritrovato la sua voce
Davide Giordano Tio/20min
Questo incredibile strumento ha ritrovato la sua voce
Realizzato a inizio '900 a Berzona (e poi dimenticato), l'organo di Carlo Bianchini è stato restaurato e sarà inaugurato domenica 8 ottobre.
BERZONA - Berzona è una piccola gemma incastonata nella Valle Onsernone. Tra le vie che si inerpicano verso il centro e i suoi vigneti, il villaggio - che in passato accolse (tra gli altri) gli scrittori tedeschi Alfred Andersch e Golo Mann e ...

BERZONA - Berzona è una piccola gemma incastonata nella Valle Onsernone. Tra le vie che si inerpicano verso il centro e i suoi vigneti, il villaggio - che in passato accolse (tra gli altri) gli scrittori tedeschi Alfred Andersch e Golo Mann e lo scrittore e architetto svizzero Max Frisch - nasconde un piccolo (e sconosciuto ai più) capolavoro che da oltre un secolo è custodito nella chiesa dedicata ai santi Rocco e Defendente. Un'eredità lasciata ai posteri da un geniale autodidatta e che è un unicum a livello ticinese (e non solo).

Migrante a Livorno - È la storia di Carlo Bianchini e del suo organo che il prossimo 8 ottobre - terminato il restauro al quale lo strumento è stato sottoposto per recuperare una voce persa nel corso dei (troppi) decenni trascorsi in stato d'abbandono, dopo la morte del suo creatore - tornerà a suonare come un tempo. Una storia, quella dell'unico organo costruito da mani ticinesi e del suo costruttore, che sembra provenire direttamente da un romanzo. Con la trama che però resta tuttora (in gran parte) avvolta dal mistero. «In effetti - ci confida il responsabile del progetto Charles Suter - della vita di Carlo Bianchini non si conosce tantissimo. Sappiamo che è nato il 3 settembre 1874 e che i suoi genitori erano maestri». Poi le tracce dell'onsernonese si perdono un po' nei meandri del passato. «A un certo punto è registrato come migrante a Livorno. Ed è lì che ha imparato un po' il mestiere dell'organaro». 

La latta e le ossa - L'organo, inaugurato nel 1906 dopo alcuni anni di lavorazione, fu realizzato in modo inedito e con materiali del tutto inusuali. Tanto che testimonianze dell'epoca ricordano Carlo Bianchini al macello di Loco, intento a cercare ossa. Oppure a tagliare e saldare barattoli d'olio d'oliva. «Le canne di metallo dello strumento - sottolinea Suter - sono realizzate con la latta. E in molte di esse è ancora visibile il marchio del contenitore (Olio Sasso) che è poi stato reimpiegato nell'organo. Ci sono poi delle canne che sono state costruite con il legname del posto, mentre la tastiera è realizzata con le ossa provenienti dal macello». 

«Un suono poetico» - Benché creato con materie riciclate e non proprio convenzionali, lo strumento è perfetto sia nella tecnica che nella meccanica. «Il suono di quest'organo, che non è la copia di nessun altro, ma che scaturisce da un ingegno e una sensibilità fuori dal comune, è poetico, espressivo e commovente», precisa Ilic Colzani, uno degli organari più conosciuti d'Italia che si è occupato del restauro dello strumento. Anche la musicista Esther Rieschin - dopo aver eseguito un brano davanti alle nostre telecamere - tesse le lodi dell'organo del Bianchini. «Non ne suonavo più uno da cinquant'anni», ci confessa. «Ma quando ho sentito i suoni e le tonalità uscite da questo strumento ho capito che sarebbe stata una bella occasione per riprovare. Questo è un organo piccolo, ha solo tre ottave, e quindi non è possibile effettuare tutto il repertorio. Anche il suono, soprattutto oggi che siamo abituati a un suono digitale perfetto e pulito, è molto particolare provenendo da un organo storico. Non tutti i tasti danno la nota corrispondente. Ad esempio quando premo il "do" esce un "fa". Sicuramente questo non è un difetto - conclude la musicista - ma una scelta obbligata dovuta al poco spazio per le canne visto che l'organo è stato costruito appena sotto il tetto».

L'appuntamento - L'organo del Bianchini, restaurato grazie all’impegno dell’Associazione Amici di Berzona, dell’Associazione ticinese degli organisti e della locale Parrocchia, tornerà a parlare «con la sua vecchia voce» domenica 8 ottobre. Alle 13.30 è infatti prevista la cerimonia ufficiale d'inaugurazione alla quale interverranno i rappresentanti dei tre enti promotori e delle autorità. Quindi - dopo un accenno alla vita di Carlo Bianchini e alla storia dell’organo da parte di Ilario Garbani e Charles Suter - Ilic Colzani, l’organista Andrea Pedrazzini e il trio Vent Negru, composto da Mauro Garbani, Esther Rietschin e Mattia Mirenda, presenteranno le caratteristiche dell’organo e metteranno in evidenza – anche con esempi sonori - le caratteristiche e le potenzialità dello strumento negli ambiti della musica liturgica, classica e popolare.

 

 

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