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Notti da incubo, ma tocca aspettare: «La situazione è grave»

Il Servizio di Medicina del sonno non riesce a far fronte alle richieste, e la lista d'attesa s'impenna
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Notti da incubo, ma tocca aspettare: «La situazione è grave»
Il Servizio di Medicina del sonno non riesce a far fronte alle richieste, e la lista d'attesa s'impenna
LUGANO - Dormire è un bisogno fondamentale dell’essere umano, sia per avere una buona qualità della vita sia per prevenire malattie come infarti, ictus, depressione e altre conseguenze negative, ad esempio l’assenteismo sul ...

LUGANO - Dormire è un bisogno fondamentale dell’essere umano, sia per avere una buona qualità della vita sia per prevenire malattie come infarti, ictus, depressione e altre conseguenze negative, ad esempio l’assenteismo sul lavoro e un maggior rischio di incidenti.

Tra la popolazione, la prevalenza di disturbi del sonno è però molto alta: «Tra il 10 e il 20% della popolazione generale adulta soffre di disturbi del sonno, e almeno la metà di questi sono significativi e vanno curati» spiega a Tio/20 Minuti il dottore e responsabile del Servizio di Medicina del sonno dell’Eoc Mauro Manconi, che elenca l’esistenza di «più di ottanta disturbi conosciuti, si pensi ad esempio a russamento, apnee del sonno, insonnia, sindrome delle gambe senza riposo, sonnolenza diurna… sono tanti temi che adesso sappiamo esistere e che vanno indagati».

Recentemente, oltre Gottardo si è discusso del fatto che i posti di terapia e gli specialisti siano troppo pochi. Com’è la situazione in Ticino? «È identica, forse più grave ancora» afferma Manconi. La lista d’attesa per un consulto è infatti di tre mesi, per una polisonnografia - l’esame principale, quello che consente la diagnosi - di 4 mesi. «Effettuandone cinque per notte, incluso il sabato, siamo al 2° posto in Svizzera come quantità di polisonnografie. Di questi esami, come dei consulti, i numeri sono letteralmente raddoppiati negli ultimi cinque anni». Malgrado questo «abbiamo una richiesta sempre maggiore a cui purtroppo fatichiamo a far fronte».

Più richieste equivale a più disturbi? «Questa situazione non è dovuta al fatto che ci siano più disturbi di una volta, ma al fatto che ora sono riconosciuti e trattati in maniera specifica. In passato venivano sottovalutati: una persona che aveva un’insonnia riceveva dal medico un sonnifero e dopo 3-4 mesi era dipendente dal farmaco e non aveva risolto il problema. Ora il paziente insonne viene indaghiamo e trattato con una terapia giusta, ma per farlo è necessaria una struttura solida e una sufficiente forza lavoro».

Una situazione seria e preoccupante, ma che non deve provocare il panico. «Non deve allarmare, nel senso che se ci sono casi urgenti riusciamo ancora a inserirli. Però è una situazione seria che non è difforme dal resto della Svizzera, anzi».

Mancano spazi e personale
Di soluzioni, a livello locale, di Eoc, ne sono già state attuate: il Centro del sonno è stato reso una struttura indipendente (dalla neurologia), è stato aumentato il personale e sono stati potenziati gli esami. «Registriamo anche il sabato e abbiamo aperto un secondo centro a Bellinzona. Inoltre, ora siamo 7 medici (qualche anno fa eravamo 3) che a percentuali diverse ci occupiamo di disturbi del sonno. Malgrado questa reazione rapida e adeguata e purtroppo non riusciamo ugualmente a far fronte alla richiesta».
 
Il tutto è limitato dagli spazi. «Nonostante una situazione solida a livello finanziario, qui in Ticino abbiamo il problema prioritario della mancanza di spazi per poterci ampliare». Il secondo problema è relativo ai collaboratori: «Non riusciamo a trovare personale qualificato. La medicina del sonno è cresciuta in fretta, ma le Università non hanno previsto un piano di studi adeguato». Quindi l’appello alla politica è chiaro: «Vanno previsti dei corsi specifici all’interno delle facoltà o addirittura una specializzazione post laurea in medicina del sonno. Serve una formazione adeguata a questa disciplina, come è successo in passato in altre branche (gastroenterologia, immunologia…). Se la politica in termini formativi non prevede un corso, una specializzazione, e se dall’altro non si concedono spazi e investimenti non riusciremo a far fronte a questa ondata, che tra l'altro è ancora in crescita».

Quindi, ci si cura da soli
Questa situazione, in cui la domanda supera di molto l’offerta, porta con sé dei rischi. In primis non poter dedicarsi a chi ne ha bisogno. «Un paziente che soffre d’insonnia dovrebbe rivolgersi a un centro del sonno. Non avendo una risposta adeguata in termini di attesa o qualità del servizio indicato c'è però chi si lancia nell'automedicazione o chi si dedica a terapie alternative non basate sull’evidenza». Quindi, «succede che 8 pazienti su 10 che vengono da noi hanno già un trattamento, e per noi il lavoro è duplice perché dobbiamo togliere farmaci - un lavoro spesso difficile, perché danno dipendenza - e impostare un aspetto diagnostico e terapeutico adeguato».
 
I risvolti sociali sono tantissimi: «Il dormire poco ha delle ripercussioni multisistemiche, che hanno un forte impatto sulla società. La nostra disciplina non si occupa di un organo o di un apparato, ma di un periodo che è un terzo della nostra vita, e che necessita un approccio che dovrebbe essere minimo il doppio di quello attuale, in termini di offerta».

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