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08.07.2021 - 21:100
Aggiornamento : 23:46

Certificato Covid al ristorante: «Più che un'ipotesi, è una certezza»

Per Massimo Suter la misura dovrebbe concretizzarsi già a partire dall'autunno.

Oltre a creare costi supplementari per i ristoratori, secondo il presidente di GastroTicino, si tratterebbe di una misura discriminatoria: «Si creerà una società a due velocità».

LUGANO - La necessità di presentare un certificato Covid per andare al ristorante «non è un'ipotesi remota. È piuttosto una certezza», secondo Massimo Suter. Il presidente di GastroTicino, a Radio Ticino, ha confermato quanto paventato dall'epidemiologo Christian Althaus. La misura non verrà introdotta immediatamente, ma con ogni probabilità a partire dall'autunno.

Costi supplementari - Se l'emergenza di nuove varianti del coronavirus non lascia tranquilla la popolazione e gli ambienti sanitari, lo stesso si può infatti dire per quelli economici e dell'imprenditoria. Anche perché l'eventuale necessità del certificato Covid per accedere agli esercizi pubblici comporterà costi supplementari, in un periodo già di per sé tutt'altro che semplice. Inoltre, secondo Suter, la misura potrebbe creare una «società a due velocità», con chi avrà il certificato e chi no. «Non saremmo più in un Paese democratico, ma totalitario. In cui lo Stato ti obbliga a fare qualcosa che non è previsto nemmeno dalla Costituzione», lamenta.

Misura discriminatoria - Una misura discriminatoria, quindi. Per le persone, ma anche per i ristoranti. «Noi non siamo organizzati come le discoteche, che prevedono già personale all'entrata che effettua dei controlli. Onestamente non so come faremo a organizzarci, specialmente per quei ristoranti che hanno più di un accesso», aggiunge Suter, che auspica una soluzione più pragmatica e meno obbligata. In modo da non discriminare chi non vuole, o non può, vaccinarsi.

Un'estate più complicata - Infine, uno sguardo all'estate 2021, che per i ristoratori è certamente diversa da quella dello scorso anno. «La scorsa estate la gente era praticamente costretta a rimanere in Svizzera. Quest'anno non è più così. Dovremo quindi ovviare a questa situazione cercando di essere maggiormente attraenti», conclude Suter. 

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