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11.03.2021 - 08:120
Aggiornamento : 12:04

«Non toccate i molinari. Rischiate il boomerang»

Giorgio Giudici mette in guardia dallo sfratto forzato: «È come un formicaio. Vi accorgerete di quanti sono»

L'ex sindaco parla di una polemica non essenziale per la città: «Una volta si decideva e si faceva. Oggi - è la stoccata ai suoi successori - sembra essere diventato prioritario il fare. Io aggiungerei, il fare niente»

LUGANO - «Non stuzzicateli. Altrimenti dopo vi accorgerete di quanti sono veramente». L’avvertimento arriva dall’ex sindaco Giorgio Giudici che osserva con l’occhio distaccato dell’entomologo il nervosismo crescente attorno all’ex Macello. I temi da risolvere, da quando guidava lui la città, sembrano in effetti essersi miniaturizzati. Ieri l’università e il Lac, oggi il centro sociale degli autogestiti che parte del Municipio vorrebbe sgomberare, forte anche del recente scontro tra manifestanti e polizia in stazione.

Il formicaio prima deserto e poi... - Per indicare le possibili conseguenze di uno sfratto muscolare, l’architetto fa un esempio curioso: «A chi cammina nei boschi sarà successo di sfiorare inavvertitamente un nido di formiche e di colpo vederne migliaia dove prima non c’era anima viva. La stessa cosa sono i molinari con la loro capacità di mobilitazione».

Le alternative e la porta aperta - La "pax giudiciana" in viale Cassarate dura da vent’anni: «La nostra soluzione era di compromesso, fintanto che si fosse trovata un’alternativa. Allora il territorio cittadino era ridotto, oggi dopo le aggregazioni il Municipio dovrebbe disporre di un inventario completo di teoriche aree per insediare questa attività. Un’attività che - lascia uno spiraglio aperto Giudici - potrebbe essere congeniale anche nel contesto di uno sviluppo del Macello futuro. Non dico per gratificare, ma per riconoscere una realtà che volenti o nolenti esiste. Entrare invece in conflitto mi pare un’operazione che presenta tantissime incognite. Un boomerang».

Il dialogo nonostante tutto - L’ex sindaco ha una discreta esperienza di cosa significhi dialogare con gli autogestiti: «Ho discusso per quasi vent’anni con loro, da quando volevano occupare la “Termica” dove poi mettemmo poi le sale cinematografiche. Agli autogestiti ho sempre riconosciuto una tenacia nel continuare un esperimento che non può essere mortificato senza offrire loro un’alternativa. Alla fine chi esce perdente da questo scontro è la città». Un dialogo che lo stesso ex sindaco riconosce non essere facile: «Purtroppo uno dei problemi dell’autogestione è che non si capisce mai chi siano gli interlocutori. Anche loro dovrebbero riuscire a maturare e capire che se vogliono diventare seri devono essere credibili di fronte alla controparte. Vabbè l’autogestione, ma anche l’autorità deve avere un soggetto rappresentativo con cui dialogare».

Le vere priorità di Lugano - L’invito che Giudici rivolge all’attuale Municipio è di concentrare altrove le migliori energie: «Oggi invece viene alimentata una polemica quando in realtà i problemi, abbiamo visto con il Polo sportivo, sono altri. Il Macello non è un argomento prioritario per lo sviluppo della città». Vero è, gli facciamo notare, che anche il suo partito, il PLR, non sa indicare una rotta univoca... «Manca - conclude l'ex sindaco - una guida. Onestamente quando c’ero io, si decideva e si faceva. Oggi sembra essere diventato prioritario dimostrare il fare. Io aggiungerei, il fare niente». 

 

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