Tio/ 20Minuti
Negozietto improvvisato sul piano di Magadino.
CANTONE
17.04.2020 - 08:020

Orticoltori alla canna del gas: e l’insalata viene svenduta per strada

Andrea Zanini, presidente della OrTI: «Ristoranti chiusi? Un peso enorme. E tanta gente si è fatta l’orto a casa».

«La grande distribuzione – dice Marco Bassi, direttore della Federazione Orto-Frutticola Ticinese (FOFT) – ci è venuta incontro e ce ne rallegriamo. Ma finché esercenti e albergatori non riaprono...»

Insalata svenduta per strada sul Piano di Magadino. Pur di non essere gettata al macero. L'effetto Covid-19 colpisce diversi orticoltori ticinesi. Sempre più confrontati, settimana dopo settimana, con l'impossibilità di vendere i propri prodotti. «I ristoranti e gli alberghi ancora chiusi – ammette Andrea Zanini, presidente dell'Associazione Orticoltori Ticinesi (OrTI) – rappresentano un grosso peso per molte imprese del settore. Un vero macigno».  

Sostegno da parte della grande distribuzione – Considerando che anche Tavolino Magico ha sospeso le attività, l'unico canale aperto al momento è quello della grande distribuzione, che ha comunque lanciato iniziative mirate. «Siamo contenti del sostegno da parte della grande distribuzione – dice Marco Bassi, direttore della Federazione Orto-Frutticola Ticinese (FOFT) –. Ci è venuta incontro e ce ne rallegriamo. Ad esempio c'è chi ha deciso d'inserire nuovi prodotti locali nell'assortimento». 

Le importazioni non si fermano – «Allo stesso tempo – sostiene Zanini – non è che dall'estero sia stata bloccata la libera circolazione delle merci. Nonostante qualche problema logistico, le importazioni continuano. E questo non favorisce l'orticoltura locale. È una questione politica purtroppo».

Quante domande senza risposta – Zanini si pone diversi interrogativi in vista dei mesi che verranno. «Ci sarà un ribasso dei prezzi? Aumenterà ulteriormente la pressione sul nostro settore? Non tutte le circa 40 imprese di orticoltura ticinesi si trovano in grave difficoltà. Ad alcuni le cose vanno un po' meglio. Altre, però, sono davvero nei guai».

Una mole di merce sempre più grande viene buttata – Nel frattempo, il popolo dei braccianti si è fatto più variegato. Da studenti a persone rimaste momentaneamente senza impiego. Il lavoro nei campi aumenta. «Ma il problema – riprende Bassi – è che col passare delle settimane aumenta anche la mole di merce che viene buttata. Stiamo tutti tenendo duro. Ma è chiaro che il nostro destino è legato a una riapertura della ristorazione e dell'industria alberghiera. Capiamo benissimo, tuttavia, che anche per le autorità non è per nulla facile prendere delle decisioni in merito».  

Qualcuno si è fatto l'orto a casa – «Questa clausura forzata – conclude Zanini – ha costretto tanta gente a reinventarsi a domicilio. Soprattutto agli inizi sono stati in tanti a crearsi il proprio orto nel giardino o sul balcone. Va anche considerato che, in circostanze del genere, come quelle in cui la società odierna si ritrova, quando un consumatore va al supermercato, forse, predilige l'acquisto di beni a lunga scadenza, come pasta o riso. Comprensibile che sia così. Ma ciò contribuisce a penalizzarci».

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