CANTONEPubblicità 3D, la prima della Svizzera è in Ticino

11.05.17 - 14:07
Un manifesto in via Castagnola, il prossimo in stazione: ideati per sponsorizzare HyperBox, start-up di "scatole d'artista" con cui organizzare in modo nuovo il trasloco
TiPress
Pubblicità 3D, la prima della Svizzera è in Ticino
Un manifesto in via Castagnola, il prossimo in stazione: ideati per sponsorizzare HyperBox, start-up di "scatole d'artista" con cui organizzare in modo nuovo il trasloco

LUGANO - Una cosa simile, da queste parti almeno, non s'era vista mai. Che succede in viale Castagnola? Cosa sono quei vestiti, quei giocattoli, stivali, scopa e aspirapolvere, attrezzi e utensili, da quest'oggi appesi sopra a un manifesto che vuol far pubblicità?

Sono, per cominciare, il primo esperimento di marketing 3D che il Ticino finora abbia conosciuto; e, si narra, Svizzera pure. Qualche anno fa, ricorda invero Renato Belotti, direttore di Sga Lugano che si è fatta carico dell'installazione, «là dove oggi sorge il Lac e all'epoca c'era l'hotel Palace comparve una Fiat 500, fatta di polistirolo. Ma è solo oggi che si porta il 3D sulla cartellonistica tradizionale». Il primo esempio fa mostra di sé da questa mattina; un secondo arriverà, analogo, nel mese di giugno, nei pressi della stazione. Vi resterà per 14 giorni.

Poi basta. Pubblicità "pop-up", ma anzitutto tridimensionale: che sorprende, affascina, poi scompare, quando la curiosità è esaurita. Si gioca con lo spazio, per promuovere una start-up che lo spazio, per dirla con Pasquale Diaferia, «lo vende». Quale occasione migliore di questa, per un creativo già premiato, e ne diciamo solamente una, al festival di Cannes: ma stavolta, dietro alla realizzazione di un'idea, c'è una donna. Si chiama Patrizia Pfenninger; ha preso il progetto di un'azienda di e-commerce e ha provato a farlo diventare arte.

Prima lavorando sulle scatole per il trasloco: il sito (www.hyperbox.shop), attivo da quest'oggi, propone infatti imballaggi originali per organizzare il trasferimento di una famiglia dalla casa vecchia a quella nuova, o di una compagnia da una sede all'altra. Nove formati, graficamente eloquenti, anzi allettanti, decorati con motivi geometrici a effetto ottico; S, M, L, XL, XXL, dalle taglie della moda, più kit speciali per le scarpe, per esempio, o i bicchieri, con i quali impacchettare tutta la propria roba.

«Una volta c'erano gli scatoloni di banane della Migros. Oggi non si sa dove trovarne di adatti allo scopo». Giuseppe Casalotto, che con gli imballaggi ha confidenza da ormai 14 anni, ceo di Finser Packaging di Bioggio prima di lanciarsi sul mercato con quest'iniziativa, li propone in vendita su internet a un prezzo «diciamo da 3 a 15 franchi», e con un algoritmo che calcola con minimo margine d'errore  quanti ne servono e per che cosa esattamente. «Per me è una missione, il fenomeno è più sociale che logistico. Parliamo di un salto nel buio: si lascia un posto carico di storia e si va verso il nuovo. Ogni anno lo fa oltre un milione di svizzeri, almeno 200mila aziende. Noi abbiamo cercato di rendere l'evento meno traumatico, più elegante e magari divertente». 

«Ma qualcosa mancava ancora», ammette Patrizia. Superata l'ansia di dover dedicare la collezione alla figlia non ancora nata del suo committente, resi «stilosi, passatemi il termine, oggetti di norma un po' problematici», ha cominciato a giocare anche con la pubblicità. Perché l'e-commerce, per avere speranza, dev'essere anche comunicazione, insegna Diaferia.

Ecco dunque «i primi poster 3D d'artista mai prodotti in Svizzera». Metà in testa metà in calce, uno slogan: «Ogni scatola ha la sua storia. Ogni trasloco ha la sua HperBox». Era ora, ragiona dal Ticino Valentina, donna giovane e mamma di due bimbi. In dieci anni ha organizzato cinque traslochi, uno dei quali addirittura in Australia; l'altro incinta. In vista dell'undicesimo, «io quella scatola lì mica la butto - anticipa di già - La metto in macchina per fare la spesa. In fondo è un trasloco anche quello». 

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