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CANTONE
06.09.2016 - 08:450

«Troppi parti cesarei», scatta la mozione

Gina La Mantia, deputata PS, chiede al Gran Consiglio la creazione all'interno dell'EOC di strutture gestite da levatrici e il ripristino della figura della levatrice aggiunta

BELLINZONA - La crescente sovramedicalizzazione nell'ambito dell'ostetricia in Ticino è un fattore che cozza contro le raccomandazioni in materia proposte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, generando inoltre costi maggiori non giustificabili da una necessità sanitaria.

Cifre alla mano il costo medio di un parto normale si attesta circa su 6200 franchi (che scendono a 2500 in caso di parto a domicilio, visite pre e post parto comprese) contro i 9900 franchi per una degenza da parto cesareo. Una pratica quest'ultima della quale "abusano" in particolare le cliniche private, con percentuali che superano il 40% dei casi e che, secondo l'OMS, non sono associate a una riduzione del tasso di mortalità di madri e neonati.

A favore del parto naturale - Considerate queste premesse, e la volontà del popolo ticinese che lo scorso 5 giugno si è espresso a favore di una sanità di qualità e accessibile a tutta la popolazione, la deputata PS Gina La Mantia, assieme a diversi cofirmatari, ha presentato una mozione «Per un'ostetricia sicura e di qualità» ai Servizi del Gran Consiglio chiedendo di creare all’interno dell’Ente Ospedaliero Cantonale strutture regionali per le partorienti, gestite da levatrici, conformemente al modello proposto dalla Federazione Svizzera delle Levatrici.

I deputati chiedono inoltre il rapido ripristino della figura della levatrice aggiunta, per permettere alle donne seguite da una levatrice indipendente di poter partorire in ospedale con la propria levatrice di fiducia, e la concentrazione dei casi a rischio e con complicazioni in pochi reparti di maternità specializzati.

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