MALCANTONE
04.04.2012 - 08:200
Aggiornamento : 25.11.2014 - 09:13

Montagne d'oro che non vuole nessuno

Come nei Grigioni, anche in Ticino l'oro c'è. Ma l'opposizione alla sua estrazione è forte, soprattutto per motivi ecologici

TICINO – Ha fatto il giro del mondo la decisione degli abitanti del villaggio grigionese di Medel di non prolungare la concessione alla Swiss Gold exploration, che giunge a scadenza in giugno. L’azienda, filiale della società canadese NV Gold, aveva ottenuto risultati incoraggianti dai primi scavi – con oltre 10 grammi di oro per ogni tonnellata di roccia – ma gli abitanti hanno deciso di stroncare sul nascere un’eventuale corsa all’oro nel timore di vedere rovinata l’armoniosa natura che circonda il villaggio.

"Hanno l'oro e non lo vogliono?" - “Il piccolo comune svizzero che ha detto no a una montagna d’oro” ha titolato ieri il Corriere della Sera, che reagisce con un certo stupore al rifiuto grigionese all’estrazione del prezioso metallo. “Forse la Svizzera ha già abbastanza oro nei forzieri delle sue banche” ipotizza il quotidiano, contestualizzando la decisione nel quadro di una corsa mondiale all’oro in qualità di bene rifugio.  E la Surselva è effettivamente un nuovo potenziale Klondike, se si pensa che in zona sono già stati effettuati i più importanti ritrovamenti di oro in Svizzera, una pepita di 123 grammi nel 1997 e una placca di quarzo ricoperta con ben 400 grammi d’oro nel 2000.

Il precedente malcantonese - Ma l’opposizione al prezioso metallo non è una novità nel nostro Paese. Anche in Ticino, a Sessa, alla fine degli anni Ottanta la popolazione si oppose a un nuovo sfruttamento dei giacimenti auriferi da parte di un gruppo canadese, malgrado la regione fosse già stata in passato terra di miniere d’oro. “Nel XIX secolo molte nostre famiglie emigrarono in Sudamerica alla ricerca dell’oro, quando l’oro ce l’avevano tra i piedi” racconta Beppe Zanetti, già sindaco di Sessa, oggi curatore del “Museo della miniera d’oro”.

Un secolo di estrazione - “Le miniere di Sessa e Astano restarono in attività per un secolo circa, fino al 1961, creando all’incirca 300 posti di lavoro. Se si entra nella galleria si possono ancora oggi vedere i binari e i tubi. Ma quando arrivarono i canadesi, alla fine degli anni ’80, ci fu una reazione della popolazione, nel senso che qualcuno temeva che le trivellazioni avrebbero rovinato la falda freatica” spiega Zanetti. “Non si volle perdere l'acqua buona, il verde e la tranquillità che contraddistinguevano la zona e che erano, e sono, importanti."

Tentare non nuoce - Zanetti che però, alla pari del sindaco di Medel, ai tempi avrebbe visto di buon occhio ulteriori sondaggi, almeno per verificare la redditività di un’eventuale estrazione. "Io sinceramente ero d'accordo di fare perlomeno dei sondaggi” racconta. “La gente ebbe paura perché pensava alle vecchie gallerie, ma io credo con le tecniche moderne di trivellazione sarebbe stato diverso. Al giorno d'oggi non occorre più scendere fin giù nel pozzo per tornare su col materiale. Con dei nastri trasportatori, tipo AlpTransit, il materiale esce con più facilità verso l'esterno.”

E in futuro? - È ipotizzabile che un giorno qualcuno torni a cercare l’oro nel Malcantone? “Sicuramente di oro ce n’è ancora ma, soprattutto per motivi ecologici, non credo che verranno mai fatte altre trivellazioni. Il problema nella nostra regione è che non si trovano le pepite d’oro, ma un amalgama di una trentina di minerali, tra cui l’oro, tenuti assieme dall’arsenico. Che in effetti può contaminare l'ambiente circostante.”

Ticino ricco, ma solo in Italia - “Qualche piccola pepita la si può però trovare nel fiumiciattolo Lisora, il cui nome stesso richiama il nobile metallo, alla pari di Aurigeno o Auressio. Nel fiume Ticino, sotto il lago Maggiore, ci sono ancora oggi dei cercatori che con la padella setacciano la sabbia del fiume, ma qui da noi le quantità sono davvero minime”.

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