Omicidio Tamagni, Tomic e Jurkic sono e restano svizzeri

Con una mozione parlamentare Quadri e Poggi chiedevano la revoca della cittadinanza elvetica e l'espulsione dalla Svizzera ai condannati per l'omicidio di Damiano Tamagni. Grgic potrebbe essere espulso
LOCARNO - Con una mozione parlamentare del 16 febbraio scorso i granconsiglieri della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri e Donatello Poggi chiedevano al Consiglio di Stato di "attivarsi presso l'Autorità federale presentando formale istanza affinché le naturalizzazioni concesse ai colpevoli dell'omicidio Tamagni vengano revocate o annullate".
In data 1° settembre 2009 il Governo risponde alla richiesta dei due deputati con un respingimento. Marko Tomic e Ivan Jurkic, sono cittadini svizzeri e quindi, come si legge nel documento "è opportuno ricordare che i due autori dei gravi fatti hanno precedentemente ottenuto la cittadinanza svizzera. Nei loro confronti non è quindi possibile adottare i provvedimenti amministrativi quali l'allontanamento o il respingimento previsti dalla Legge federale sugli stranieri".
Nessuna revoca di cittadinanza, in quanto "contraria al principio di uguaglianza di trattamento garantito dalla Costituzione federale". Anche per quanto riguarda l'iter di naturalizzazione "nulla traspare di negativo a loro carico, in particolari dai moduli comunali per l'accertamento dell'idoneità, dai rapporti d'indagine della Polizia cantonale, dagli estratti del casellario giudiziale e dall'ulteriore documentazione annessa alle pratiche". Tomic e Jurkic sono cittadini svizzeri dal 2005.
Il terzo autore, Ivica Grgic condannato a 10 anni di carcere, è un cittadino straniero con un permesso di soggiorno C. Permesso che "può essere revocato se lo straniero è stato condannato a una pena detentiva (cresicuta in giudicato) di lunga durata." Grgic rischia l'espulsione: "il governo conferma la volontà di esaminare la possibilità di procedere all'espulsione per il cittadino straniero in possesso del permesso C, cresciuta in giudicato la sentenza penale".
La mozione verrà discussa in sede di Parlamento cantonale.




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