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Logopedia, non si ferma la battaglia: lettera a Gendotti e parte una petizione

Non sono bastate le cinque interrogazioni parlamentari, le decine di ricorsi ed una sentenza del Tribunale Federale che sconfessa l’operato dell’amministrazione cantonale. La logopedista di Gravesano Alexandra Tizzano lancia ora una petizione contro le "discriminazioni" tra il settore pubblico e quello privato della logopedia.
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Logopedia, non si ferma la battaglia: lettera a Gendotti e parte una petizione
Non sono bastate le cinque interrogazioni parlamentari, le decine di ricorsi ed una sentenza del Tribunale Federale che sconfessa l’operato dell’amministrazione cantonale. La logopedista di Gravesano Alexandra Tizzano lancia ora una petizione contro le "discriminazioni" tra il settore pubblico e quello privato della logopedia.
BELLINZONA  - Non si arresta la battaglia  di Alexandra Tizzano, la logopedista di Gravesano, che da diverso tempo  sta portando avanti la crociata per porre fine a quelle che lei considera "discriminazioni" tra il settore pubblic...

BELLINZONA  - Non si arresta la battaglia  di Alexandra Tizzano, la logopedista di Gravesano, che da diverso tempo  sta portando avanti la crociata per porre fine a quelle che lei considera "discriminazioni" tra il settore pubblico e quello privato della logopedia.

Ha infatti mandato al direttore del DECS, Gabriele Gendotti, una lettera con la quale  chiede di annullare  il provvedimento del 25 gennaio 2006 del capo dell’Ufficio delle Scuole Comunali Mirko Guzzi, mediante il quale è stata introdotta una prassi ritenuta "discriminatoria ed ingiustificata che penalizza i bambini che, per scelta delle loro famiglie o a causa della carenza di disponibilità di posti nel servizio pubblico, si rivolgono ad operatori privati per la terapia logopedica".

"Ho inoltrato questa richiesta - ci spiega la logopedista - perché a tutt’oggi, nonostante cinque interrogazioni parlamentari, decine di ricorsi ed una sentenza del Tribunale Federale che sconfessa l’operato dell’amministrazione cantonale, tale decisione è ancora in vigore".

Nella lettera inviata  a Gabriele Gendotti, la logopedista ripercorre le tappe dell'intera vicenda, da quando cioè  l'Ufficio delle Scuole comunali  decise  che per le logopediste che operavano nel privato venivano riconosciuti tempi di terapia limitati ad un massimo di 45 minuti per seduta. "Nel servizio pubblico una simile limitazione non esiste  - scrive  Alexandra Tizzano - e questa decisione è percio all'origine di un'evidente disparità di trattamento e di una palese discriminazione a danno dei bambini seguiti da operatori privati rispetto  a quelli seguiti dal servizio pubblico".

Un provvedimento questo che per la logopedista è  del tutto primo di motivazioni. "Nemmeno l'argomento finanziario può essere portato a sostegno visto che l'Ufficio Federali delle Assicurazioni Sociali,  versa già al Cantone più di quanto venga speso da quest'ultimo a tale scopo".

Secondo  una recente sentenza del Tribunale federale, il quale è stato chiamato  a decidere in merito ad una simile riduzione dei tempi di terapia per un bambino, le argomentazioni portate dall'Amministrazione cantonale a sostegno della loro decisione sono state definite "scarne e vacillanti".

Alexandra Tizzano ha deciso per tanto di lanciare una petizione e raccogliere firme.

 

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