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10.05.2022 - 15:430
Aggiornamento : 17:42

Coronavirus: c'è scetticismo sulla proroga delle disposizioni

Si è conclusa la procedura di consultazione lanciata a fine aprile dal Consiglio federale.

Ai Cantoni non va giù l'idea di accollarsi i costi dei test a partire dal prossimo mese di gennaio. Divergenze di vedute anche sul certificato Covid e sull'App SwissCovid.

BERNA - La proposta del Consiglio federale di prorogare fino all'estate del 2024 alcune disposizioni della Legge COVID-19 deve fare i conti con grosse perplessità da più fronti. Ai Cantoni proprio non va giù l'idea di doversi accollare i costi dei test a partire dal 2023. È quanto emerge, in estrema sintesi, dalle risposte alla procedura di consultazione sul tema.

L'estensione della validità della Legge federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio federale volte a far fronte all'epidemia di COVID-19 (Legge COVID-19) va considerata con scetticismo, scrive in una presa di posizione l'Unione svizzera delle arti e mestieri (usam). Il Canton Berna ha una posizione analoga, mentre il Canton Zurigo è fondamentalmente d'accordo con la proroga.

I Cantoni si sono opposti in particolare al fatto di dover sostenere i costi dei test per il Covid-19 a partire dal gennaio dell'anno prossimo. Secondo la proposta del governo, i Cantoni possono decidere autonomamente quali test vogliono rimborsare. Tuttavia, l'esecutivo federale vuole obbligare i Cantoni a garantire un'ampia offerta.

Attualmente, una vasta campagna di test non ha più grande senso, ha scritto il Consiglio di Stato bernese. Se la situazione epidemiologica dovesse richiedere più analisi, il finanziamento dovrebbe essere a carico della Confederazione.

Rischio di diversità nell'offerta di test - Il governo di Nidvaldo ha indicato che se le modalità di presa a carico dei costi fossero cambiate in inverno, la strategia di test elvetica risulterebbe «fortemente» in pericolo. L'esecutivo nidvaldese teme che in futuro i privati dovranno pagare i test, dato che gli assicuratori copriranno i costi solo se l'analisi viene ordinata nell'ambito di cure. Per il governo di Stans c'è anche il rischio di veder apparire differenze regionali e cantonali nell'offerta e nei costi.

Anche il Consiglio di Stato zurighese è di questo parere. Nella sua presa di posizione parla di un possibile «turismo dei test». Inoltre fa notare che le Camere federali si erano espresse a favore dell'assunzione dei costi da parte della Confederazione. Il passaggio delle spese a carico dei Cantoni violerebbe inoltre il principio dell'equivalenza fiscale.

Anche la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS) teme che potrebbero apparire diverse offerte. Se è vero che la CDS potrebbe fare raccomandazioni sulla strategia di test, questa non sarebbe vincolante per i Cantoni. Il risultato sono diverse centinaia di milioni di franchi di costi aggiuntivi per i Cantoni, deplora la Conferenza, sottolineando che «i Cantoni stanno già sostenendo un considerevole onere logistico, finanziario e nel personale per assicurare l'infrastruttura dei test».

La maggioranza dei partiti condivide l'opinione dei Cantoni. I Verdi liberali (PVL), i Verdi e il PS all'unisono chiedono che i costi per i test siano a carico della Confederazione. L'UDC vorrebbe invece che i test fossero pagati dai privati e solo in casi eccezionali dai Cantoni.

App SwissCovid - Il Consiglio federale vorrebbe anche prorogare, nella Legge sulle epidemie, la base legale dell'app SwissCovid, che emette avvisi dopo il contatto con persone infette. Il Canton Zurigo se ne rallegra: l'app - come il certificato COVID - è uno strumento adeguato per prevenire misure drastiche come le chiusure. Anche il PVL e i Verdi vogliono mantenere lo status quo.

Al contrario, il Consiglio di Stato bernese ritiene che l'utilità dell'app sia stata molto modesta e chiede che sia abbandonata. Dello stesso parere è anche l'UDC. Se l'applicazione mobile dovesse essere rimessa in funzione, andrebbe migliorata, afferma invece il PLR.

Certificati COVID - Le opinioni dei partiti divergono sull'estensione dei certificati COVID. Secondo i democentristi, questi documenti dovrebbero continuare ad essere usati esclusivamente per i viaggi internazionali e mai in Svizzera. Il PVL invece ritiene che i certificati dovrebbero continuare a essere rilasciati, oltre che per i viaggi internazionali, per monitorare la situazione sanitaria.

Oltre all'estensione dei certificati COVID e dell'app SwissCovid, il Consiglio federale vuole prorogare anche le sue competenze in materia di promozione dello sviluppo di farmaci anti-Covid-19. I Verdi liberali sono assolutamente d'accordo, mentre i loro "cugini" di sinistra insistono sulla responsabilità della Svizzera nel garantire, a livello planetario, un accesso equo ai vaccini e ai farmaci.

La procedura di consultazione, che originariamente scadeva ieri, è stata estesa fino a dopodomani, ha indicato a Keystone-ATS il Dipartimento federale dell'interno (DFI). Il Consiglio federale intende presentare il messaggio per le Camere prima della prossima sessione estiva.

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Ultimo aggiornamento: 2022-05-20 16:20:57 | 91.208.130.89