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SVIZZERA
10.05.2021 - 07:340

Il pass Covid suscita qualche dubbio

Il certificato proposto dalla Confederazione dovrebbe entrare in vigore a fine giugno in Svizzera

Il Plr a favore, il Ps frena gli entusiasmi. E l'Udc batte i pugni sul tavolo. Alla fine, cosa succederà?

Fonte 20 Minuten/Daniel Krähenbühl/Dominique Zeier
elaborata da Davide Illarietti
Giornalista

ZURIGO - Vaccinati, convalescenti, negativi. Entro la fine di giugno il certificato Covid dovrebbe essere disponibile per tutte queste categorie. L'Ufficio federale dell'informatica e delle telecomunicazioni (UFITT) ha ricevuto mandato dall'Ufsp per realizzarlo. Il pass, disponibile in formato sia cartaceo che digitale, dovrà essere «facile da usare, sicuro e compatibile con i parametri Ue» ha dichiarato l'Ufsp. La Svizzera è al lavoro, inoltre, per l'approvazione di un certificato internazionale riconosciuto dall'Oms.

Niente di fantascientifico. In Danimarca e in Israele qualcosa del genere esiste già, e anche negli Stati Uniti (stato di New York): chi è in possesso del pass può mangiare all'interno dei ristoranti, andare in piscina, e anche partecipare a concerti o eventi sportivi. Come pure viaggiare all'estero senza l'obbligo di quarantena al rientro. 

È chiaro che in Svizzera le persone vaccinate, convalescenti e con test negativo potrebbero beneficiare di ulteriori misure di allentamento a partire da luglio, come il resto della popolazione, afferma il presidente del gruppo parlamentare PLR e consigliere nazionale Beat Walti. «Dopo tutto, non c'è più alcuna ragione plausibile per limitare ulteriormente le libertà delle persone». Disporre fin d'ora di un certificato, però, permetterebbe di pianificare ad esempio le vacanze con un certo anticipo.

Un beneficio per turisti e imprese ricettive, ma anche un'arma a doppio taglio secondo la sinistra. Il certificato «non deve far pensare che le misure restrittive siano meno necessarie» afferma la co-presidente del Ps Mattea Meyer. «Se la situazione epidemiologica dovesse sfuggire di mano, anche le libertà per chi è vaccinato o è guarito verrebbero per forza di cose revocate». L'accesso ai servizi statali o ai servizi di base - supermercati, mezzi pubblici - secondo il Ps non dovrebbe comunque mai essere vincolato a un certificato.   

Ma le resistenze più forti al "Covid pass" vengono dall'ala destra del Parlamento. L'Udc è favorevole all'utilizzo di un certificato per voli e grandi eventi, ma «applicarlo ad ogni pasto al ristorante o agli ingressi al cinema è fuori discussione» afferma il presidente del gruppo parlamentare democentrista Thomas Aeschi. «Sarebbe un'invasione della privacy enorme, e per altro immotivata, perché già ora non sussistono motivi per mantenere le restrizioni, visto che le persone a rishio sono state vaccinate».  

Anche il linguista informatico e attivista della rete Hernâni Marques esprime riserve sull'introduzione del certificato Covid: «Siamo molto scettici sull'efficacia di una simile misura nel rallentare la diffusione del virus» spiega. «Non ci metterebbe al riparo dalle mutazioni del virus, inoltre rischia di crearsi un vasto mercato nero di certificati falsi». Secondo Marques il governo federale deve ancora chiarire «quali saranno i dettagli tecnici e se il certificato sarà a prova di falsario». Ma soprattutto, quale sarà il suo destino. «C'è il rischio che una simile infrastruttura continui ad esistere anche dopo la pandemia» conclude l'esperto. «Abituarsi all'idea che si debbano mostrare ovunque i propri dati è pericoloso».

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