Pensione, incassare tutto oggi può costare caro domani

Sempre più svizzeri scelgono il capitale subito: «Ma il rischio è di restare domani senza nulla»
ZURIGO - Sempre più svizzeri scelgono il capitale invece della rendita, al momento del pensionamento: ma chi incassa tutto oggi rischia di ritrovarsi senza nulla domani, scaricando il conto sulla collettività attraverso le prestazioni complementari all'AVS, mette in guardia Erwin Heri, professore di finanza all'università di Basilea.
«Questa tendenza mi fa riflettere molto», afferma l'esperto di gestione patrimoniale in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). «Ci troviamo in una situazione in cui, per la prima volta, una quota maggiore del capitale di vecchiaia viene prelevata direttamente dalle casse pensioni anziché essere percepita sotto forma di rendita. Le persone si ritrovano improvvisamente con 500'000 franchi o fino a 1 milione a disposizione, una somma che non hanno mai visto prima. Ma sottovalutano enormemente quanto poco sia in realtà, se ripartita su un'aspettativa di vita residua di forse 20 o 25 anni, che per le donne è addirittura ancora più alta».
A suo avviso il problema di fondo è la scarsa educazione finanziaria. «Recentemente una troupe televisiva ha chiesto ai passanti alla stazione di Berna cosa fosse l'aliquota di conversione. Quasi nessuno ha saputo rispondere. Ha posto la stessa domanda nel Palazzo federale e anche alcuni parlamentari interpellati non hanno saputo rispondere: non conoscono evidentemente i concetti di base della previdenza per la vecchiaia».
«Se nemmeno i politici comprendono le basi, come possono farlo i cittadini, messi di fronte a scelte come quella tra rendita o capitale?», si chiede l'esperto. «La mia previsione critica su questo tema: tra dieci o vent'anni avremo enormi problemi con le prestazioni complementari» - cioè l'integrazione dell'AVS - «perché molti avranno semplicemente consumato il loro capitale. E alla fine sarà ancora una volta la collettività a pagare. Questo è ingiusto nei confronti di chi ha scelto una pensione più sicura o ha gestito con prudenza il proprio capitale».
Spesso però - osserva il giornalista della NZZ - sono proprio i consulenti a consigliare agli assicurati di richiedere il riscatto del capitale, anche a causa della tendenza alla riduzione delle prestazioni pensionistiche. «Un consulente non guadagna nulla da una rendita vitalizia erogata dalla cassa pensioni», risponde l'intervistato. «Ma se il cliente preleva il capitale e lo affida a lui, il consulente può gestirlo e guadagnare per molti anni grazie alle commissioni. Spesso le persone si rendono conto solo molti anni dopo di essersi caricate di rischi che non comprendono a fondo, ad esempio proprio i rischi legati ai mercati finanziari».
«Molte delle nostre casse pensioni sono eccellenti gestori patrimoniali», prosegue l'accademico autore di diversi libri. «Nonostante la fase di tassi bassi, negli ultimi anni il rendimento si è attestato in media intorno al 3,5%. Vorrei vedere un privato che riesca a ottenere una performance del genere nel lungo periodo con il proprio patrimonio complessivo, a parità di rischio. Il nostro sistema previdenziale è molto migliore della sua reputazione».
Per chi vuole iniziare a risparmiare oggi, il consiglio è chiaro. «Iniziate stilando il vostro bilancio personale. Chiedetevi: a cosa mi servono i soldi e quando? Suddividete il vostro patrimonio in diverse parti, a seconda delle diverse esigenze: per obiettivi di risparmio a breve o medio termine optate per un approccio piuttosto conservativo (obbligazioni con scadenze diverse), mentre per esigenze future, come la previdenza per la vecchiaia, scegliete un approccio più aggressivo (azioni). All'inizio, la soluzione migliore è il pilastro 3a con un'elevata quota azionaria».
Il tempo passa e sono arrivate le reti sociali, ma le cose fondamentali non cambiano. «A dirla tutta: mi frustra un po'», afferma il professore. «Discutiamo da molti anni degli stessi errori». A suo avviso l'illusione di un rendimento semplice e senza fatica è più viva che mai, grazie alla bolla dei social, dove pullulano i finfluencer, gli influencer finanziari. «Quello che stiamo vivendo oggi è una massiccia banalizzazione dell'investimento», osserva. «I finfluencer raccontano alla gente cose superficiali, senza segnalare i presupposti psicologici e analitici necessari affinché le strategie funzionino».
Sul fronte opposto è sbagliato pure non fare nulla: in tal caso, con un tasso annuo d'inflazione pur moderato del 2%, in 36 anni si perde la metà del capitale. «Si tratta di una scomparsa silenziosa del potere d'acquisto. Chi, per paura delle fluttuazioni del mercato, lascia semplicemente il proprio capitale su un conto apparentemente privo di rischi, non subisce una perdita fittizia, bensì una perdita reale garantita», conclude lo specialista.
Metadati



